Annunci

Per me La Casa di Carta è una cagata pazzesca

La casa di carta, la recensione

Finalmente ho trovato le parole. In tutte queste settimane infatti ho maturato un profondo giudizio estetico: per me La Casa di Carta è una cagata pazzesca.

La casa di carta è una delle serie più discusse degli ultimi tempi. Non mi interessa recensirla o approfondire chissà che cosa (basta leggere la bella recensione di Fabio Chiesa e passa la paura), anzi, vi dico già che se continuate a leggere ci sarà qualche spoiler.

Riassumo la trama in due secondi: un gruppo di cattivi simpatici assalta la zecca spagnola per rubare un miliardo di euro. Ora, lasciamo perdere la stupidità di un personaggio come “Il Professore”, leader carismatico intelligentissimo che sa tutto, che pensa a tutto, che conosce tutti, che ha mezzi infiniti per mettere su un colpo che costa milioni di euro e che è perfino cintura nerissima di karate-judo-jujitzu-okuto, figura che era già un po’ demodé nei romanzi d’appendice di fine 800; lasciamo perdere i personaggi stereotipati e assemblati secondo le regole della buona sceneggiatura anni ’20; lasciamo perdere i tantissimi buchi di una telenovela che è più fantascienza che crime; lasciamo perdere il fatto che gli heist movie (wikipedia: sottogenere cinematografico del film thriller che descrive storie in cui un gruppo di individui – generalmente una banda di criminali – organizza e mette in atto un grande furto in maniera accurata) sono ormai qualcosa di trito e ritrito oltre ogni immaginazione; lasciamo perdere la lunghezza smodata e il plot in cui succede qualsiasi cosa possa succedere (mancano solo gli alieni).

Lasciamo perdere tutto questo, e lasciamo perdere anche due attrici pazzesche come Itziar Ituño Martínez (la Commissaria Mourillo) e Alba Flores (Nairobi), un montaggio perfetto (Netflix ha rimontato la serie che in Spagna è andata in onda in tv), una sigla da brividi, un bel po’ di scelte paracule e un livello di produzione che è comunque altissimo.

Lasciamo perdere tutto perché la domanda vera è una sola: ma a nessuno viene in mente che tutti i soldi stampati hanno un bel numerino identificativo e che, di conseguenza, qualsiasi banconota che i nostri eroici ladri (stendiamo un velo pietoso sul lato becero della “resistenza” al potere e al sistema perché non si può proprio vedere…) spenderanno sarà riconoscibile? Che il denaro che si sono portati via è automaticamente carta straccia in tutto il mondo perché verrebbe identificato facilmente ovunque?

Oltre al dettaglio di non poco conto che basta staccare la spina e togliere la corrente elettrica alla zecca e tutto il piano va a puttane lo stesso. Ma poi, davvero nel 2018 si può pensare di fare un piano in cui mi stampo i soldi e scappo?

Ha più o meno lo stesso senso di quello che ruba i gratta e vinci da tabaccaio pensando poi di poterli incassare. Per non parlare del finale privo di qualsiasi senso con la polizia che invece di fare una serie di posti di blocco concentrici intorno al quartiere si limita a dire: “Sono già andati via dalla loro base, peccato, non possiamo più prenderli”.

Poi, per carità, va benissimo guardarsi tutta la serie per vedere come va a finire, io l’ho fatto tenendo la tv in sottofondo mentre facevo altro perché comunque volevo arrivare in fondo (quindi hanno vinto loro).

Del resto tutti noi abbiamo il nostro inconfessato guilty pleasure televisivo (dall’Eurofestival ad Amici passando per i programmi di liscio o le televendite notturne), ma almeno non menatemela col capolavoro e blablablabla perché davvero sono giudizi estetici che non si possono tollerare.

Con la speranza che la prossima stagione (che naturalmente guarderò) inizi con il nostro amato professore nelle mani di qualche scagnozzo strafatto di crack con un paio di pinze e una buona saldatrice.

Annunci
Tags:

© 2009 - 2018 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

Forgot your details?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: