Perché in Italia si legge sempre di meno? Ve lo spiego subito.

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Sta rimbalzando un po’ dappertutto online il post di Raffaella Venarucci sul blog di Vanity Fair intitolatoi Perché in Italia si legge sempre di meno? in cui si analizzano i dati relativi alla lettura in Italia. E via con le cifre, le percentuali, le spiegazioni filosofiche, la Cultura, il mondo in mano ai distributori e ai grandi gruppi editoriali, ecc. ecc. Eppure nessuno si rende conto di una cosa che a me sembra ovvia: il punto della questione è sbagliato.

La domanda secondo non è “perché in Italia si legge di meno”, ma “perché in Italia si leggono meno libri”. Lo dico perché di questo si parla nel post e, sopratutto, perché continua a passare l’insopportabile convinzione che in Italia leggere equivalga soltanto a leggere libri. In Italia si leggono meno libri perché al giorno d’oggi la proposta culturale è enorme e il l’industria editoriale non è stata capace di mettere il libro al centro di queste proposta (per lo meno in Italia). Perché molti scrittori preferiscono giocare a fare i maitre a penser (per rispetto e decenza non dico di che cosa) e invece non capiscono che una parte integrante del loro lavoro (sì, lavoro) consiste nel promuovere la lettura (prima ancora della letteratura).

Si leggono meno libri rispetto ad una volta e si comprano meno libri (e lo stesso vale per i giornali): ma si leggono anche tanti fumetti, tanti blog e siti internet (tantissimi oserei dire), tanti libri scaricati free dalla rete (molti di più di quanto crediate). Si passa tanto tempo sui Social Network, ore intere al lavoro davanti a un computer.

Gli editori devono rendersi conto che i concorrenti dei loro prodotti editoriali (e cioè i libri) sono i film, le serie tv, i videogames, i concerti, i blog, i social network. C’è la crisi? Si, c’è la crisi. E quindi i soldi sono sempre di meno ma le attività ricreative (lettura compresa) sono sempre di più. Oggi con 7.50 vado al cinema, con 7.50 in libreria non compro niente, forse qualche vecchio classico fuori catalogo (ma molto forse).

Con 25 euro mi faccio una serata in pizzeria con gli amici (con 15 se vivi a Lecce e con 30 se vivi a Milano, tutto il resto è in mezzo), con 25 euro in libreria non riesco a prendermi 2 libri. Ryanair dice che parti con 13 euro (io non ci credo), mentre in libreria con 13 euro ti porti via giusto un libretto: e via andare… il valore percepito dei libri continuerà ad essere basso finché gli editori non si renderanno conto di cosa sta succedendo intorno a loro.

E poi c’è il tempo. Il tempo che abbiamo a disposizione poi è lo stesso da sempre: 24 ore al giorno. Toglieteci il lavoro (o lo studio), le mogli, i mariti, i figli, il sonno e il tempo dedicato a tutte quelle cose che non si possono non fare e resta poco tempo da dedicare ai libri, ed è su questo “poco” tempo che i libri se la giocano con tutto il resto. Ecco perché, torno a battere su un mio chiodo fissobisogna far passare a tutti i costi l’idea che leggere è divertente, è cool, è un valore aggiunto fondamentale. Basta piangersi addosso, basta litaliadiberlusconizeroculturalatelevisioneitalianipizzaspaghettimandolinomammasolocalciointelevisionegovernoladro: voi che amate la lettura parlate di libri, smettetala di twittare ogni due per tre il vostro commento sul programma televisivo di turno che tanto non gliene frega niente a nessuno, regalate libri, fatevi regalare libri e, soprattutto, comprateli ‘sti benedetti libri.

Perché la maggior parte di quelli che stanno a piangere sui libri che non si vendono è gente che i libri non li compra mai, che se li fa regalare dagli editori, che anzi se non glieli regali si offendono e addirittura sotto Natale scrivono agli uffici stampa di mezzo mondo se gli mandano un po’ di libri da “recensire” (traduzione: “mandami un po’ di libri che devo fare i regali di Natale”. Ah, se gli uffici stampa potessero parlare liberamente…).

Alla fine restiamo sempre la solita italiadiberlusconizeroculturalatelevisioneitalianipizza… ecc. ecc.

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