Perle e Porci, grufolando nel trogolo cinematografico

Perle e Porci, di Massimo Zammataro

Perle e Porci, la nuova rubrica cinematografica firmata da Massimo Zammataro. Perché rimestare nel fango è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve fare.

Comincia oggi la mia rubrica il cui titolo, Perle & Porci, evoca immediatamente il noto motto popolare che mette in correlazione negativa il prezioso prodotto dell’ostrica e l’animale che, più di altri (ma erroneamente), l’opinione comune vuole particolarmente rivoltante quanto a pulizia e famelicità.

Al contrario, personalmente trovo più sozzi e ributtanti altri animali (il colombo, per esempio, lo ritengo una bestia immonda) e, senza fermarmi ad un giudizio superficiale dettato dalle sue apparenti abitudini igienico-alimentari, apprezzo il suino per l’onestà con cui si presenta: salve, sono un porco, vivo nel fango e nella merda, mangio qualsiasi cosa mi gettiate e vi ripago in succulenti prodotti del mio corpo. Fatto questo preambolo, dovrei spiegarvi cosa c’entrino le perle ed i porci con il cinema. Ciò che mi propongo con questa rubrichetta sporca e puzzolente, è parlarvi (oddìo, parlarvi: meglio dire segnalarvi) di quel cinema che, come il maiale, viene aprioristicamente bollato di infamia, ma che di tanto in tanto (nelle dovute proporzioni, si intende) restituisce anche qualcosa che magari i più blasonati film mainstream non regalano.

È un po’ come mangiare un salame di porco ruspante ed uno di maiale allevato in batteria. Il primo ha un sapore un po’ diverso, più genuino e più grasso, che il secondo, invece, ha perso nell’anomima serialità dell’allevamento intensivo: insomma, tutti i salami industriali hanno, grosso modo, lo stesso sapore. Come gli hamburger di McDonald’s. Di porci e di film ce ne sono tanti, ma non tutti sono uguali. E la differenza non la fa solo il mangime od il budget stanziato. Ad esempio, prendiamo Machete. Il primo sfrutta l’onda del fake-trailer e della moda grindhouse, è un film che diverte e che mantiene la promessa.

Machete Kills, invece, tenta di mungere una mucca che sta finendo il latte: il grindhouse che ha partorito innumerevoli epigoni (pochi buoni, per altro) sta già passando di moda e Rodriguez mette in scena un baraccone senza capo né coda, gioca all’accumulo di cazzate e guest-stars (Lady Gaga fa gagare), si auto-cita, ci mette zero tette e sforna una pellicoletta un po’ noiosa, del tutto depotenziata rispetto alla precedente. E ne promette una terza… ecco, per dire: Machete Kills l’avrebbe potuto produrre l’Asylum, se solo quei tizi investissero più soldi nei loro progetti, e non vi sarebbe stata sostanziale differenza.

Cos’è l’Asylum?! Blasfemi peccatori, rimarrete col dubbio fino ad una delle prossime puntate! In questa rubrica, quindi, i blockbusters non troveranno posto, li lascio ai più competenti recensori di SugarMovies, ma darò spazio a quelle pellicole che, a volte a torto e più spesso a ragione, vengono considerate alla stessa stregua dei maiali: inguardabili. Ma siccome del porco non si butta niente, chissà che, grufolando nel trogolo e negli escrementi, non salti fuori qualche perla.

Infine, tutti vi starete chiedendo il perché di una tale rubrica. Che necessità c’era? Ebbene: – me lo ha chiesto il nostro Presidente (non il Partenopeo) dopo avermi comprato con una birretta da 33 cl. (vengo via con poco, sapete); – questi film, sotto sotto, esercitano su tutti noi degeneri amanti del genere, un perverso fascino: la stessa morbosa e masochistica attrattiva che ti fa guardare Uomini e Donne della De Filippi sapendo che, nonostante sia una merda e che ti si bloccherà la digestione, tuttavia resisterai per vedere quanto in basso ti puoi spingere; – anche i porci hanno una loro dignità che merita il giusto tributo; – rimestare nel fango è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve fare.

Alla prossima!

P.S.

Chissà dove ho messo i ciccioli…

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