A pesca nelle pozze profonde, la recensione

A pesca nelle pozze profonde di Paolo Cognetti è una grande dichiarazione d’amore per uno dei generi letterari meno amati dal pubblico italiano, il racconto

A pesca nelle pozze profonde la recensioneTitolo: A pesca nelle pozze profonde
Autore: Paolo Cognetti
Editore: Minimum Fax
PP: 130
Prezzo: cartaceo 13,00 euro | ebook 7,90 euro

Citando Salinger, Paolo Cognetti è uno di quelli scrittori che appena hai finito di leggere, avresti voglia che fosse un tuo amico per la pelle per chiamarlo tutte le volte che ti gira.

A pesca nelle pozze più profonde, edito dalla Minimum Fax, è il suo ultimo libro, diviso in tre parti e in cui riunisce saggi e racconti inediti, ma in verità è una lunga lettera d’amore verso la nobile arte del racconto.

Per le persone che hanno passato anni a spulciare volumi tra scaffali di biblioteche alla ricerca di raccolte di racconti, oppure che hanno cercato per anni di far capire ad amici e parenti che Salinger non è solo lo scrittore del Giovane Holden ma anche quello dei 9 racconti (una delle antologie più belle della storie della letteratura), leggere questo libro è come trovare un amico.

Una persona con cui non si condivide solo una passione, ma addirittura una religione (una setta, la chiama Cognetti, formata da pochi lettori, perseguitati e costretti alla segretezza), dove la terra sacra è aldilà dell’oceano e il pantheon di maestri è formato da Hemingway, Carver, Salinger, Flannery O’Connor, Grace Paley, D’Ambrosio, Munro.

Leggere le riflessioni dell’autore di Sofia si veste sempre di nero è come parlare di fronte a lui in un bar, bevendo una birra, con in sottofondo le risate, le urla e il chiacchiericcio delle vite degli altri, con i loro problemi e le loro debolezze, che continueranno anche dopo che avremmo pagato e saremmo usciti dal bar.

A volte può essere la voce delle donne newyorchesi di Grace Paley, a volte degli sconfitti di Carver che cercano di rialzarsi, oppure degli uomini che cercano una cura alle proprie malattie invisibili di Hemingway. Sincerità è ciò che emerge dal libro di Cognetti: quella qualità che per Hemingway e Carver era l’essenza della buona scrittura.

Un pesce prezioso e difficile da pescare, se non hai la canna giusta e dei buoni maestri che ti insegnino dove pescare, e ti spingono a cercare pozze sempre più profonde.

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