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Pessime scuse per un massacro, la recensione di Fulvio Luna Romero

Pessime scuse per un massacro di Enrico Pandiani è un romanzo ironico ma duro, tagliente ma scorrevole, politicamente scorretto ma profondo.

Pessime scuse per un massacro, la recensioneTitolo: Pessime scuse per un massacro
Autore: Enrico Pandiani
Editore: BUR
PP: 378
Prezzo: cartaceo 16.00 euro, ebook 6.99 euro

Ironico ma duro, tagliente ma scorrevole, politicamente scorretto ma profondo. Con questi sei aggettivi si possono riunire la descrizione del romanzo e del suo protagonista.

Jean Pierre Mordenti è un agente della polizia di Parigi. Viene chiamato nella campagna francese per condurre un’indagine su una serie di omicidi, e fin qui nulla di nuovo sotto il sole.

Ma gli omicidi in questione sono strani: vengono compiuti tutti con armi risalenti alla seconda guerra mondiale e l’assassino lascia del segnali identificativi sul luogo di ogni esecuzione. Ce n’è di che perderci il sonno!

Il romanzo si apre con un’esecuzione violenta, al limite dello splatter. Ma la scena serve a mettere in chiaro da subito cosa accadrà poi. Si spazia dall’indagine scientifica a quella storica, passando per un viaggio attraverso le armi e, soprattutto, giochi politici che servono a tenere dormienti verità scomode.

È il primo romanzo di Pandiani che leggo, state certi che non sarà l’ultimo. Molto bello lo stile di scrittura, strappa parecchie risate sapientemente mescolate ad un velo di tristezza. I personaggi sono umani, con le loro debolezze. La descrizione dei luoghi è approfondita ma leggera al tempo stesso, e il tuffo nella storia non è mai banale.

Ci sono i morti, c’è tanto sangue. Ma ci sono anche bellezza, purezza e passione.

Ok, non mancano i punti deboli: ci sono molti personaggi e la soglia dell’attenzione va tenuta alta. Soprattutto, il fatto che i nomi e cognomi siano francesi non aiuta moltissimo, perché non sono certo memorizzabili come un John Smith, ma è una critica velleitaria.

Meno velleitaria è invece quella che riguarda le coincidenze che portano alla risoluzione del caso… un po’ troppa fortuna per il simpatico Jean Pierre.

Nel complesso, comunque, un ottimo lavoro, gradevole e anche divertente. Senza la pretesa di riscrivere la storia o di dare interpretazioni a messaggi di chissà che tipo, permette di leggere delle vicende di 70 anni fa, senza dare giudizi di sorta, e conoscendo un aspetto della guerra che spesso viene trascurato.

Mi sarei fermato a 3 barbabietole. Ma la dolcezza del finale (considerando che ci si fa lo zucchero… ok, dai posso fare di meglio) ne ha strappata un’altra.

4 barbabietole su 5

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