Pietrafredda

In Pietrafredda assistiamo ad una scrittura brillante, costruita sull’azione, che non abiura in alcun modo l’omogeneità e il virtuosismo letterario

Pietrafredda

Titolo: Pietrafredda
Autore: Stefano Di Marino
PP: 118
Editore: Perdisa Pop
Prezzo: 9.00

Stefano Di Marino è fra i pochi autori italiani, insieme a Sergio aka “Alan D.” Altieri e Valerio Evangelisti, a proporre un’efficace esplorazione del romanzo d’avventura, e poi anche del noir, dell’action thriller, rileggendoli evidentemente in chiave moderna.

C’è nei suoi libri un attento lavoro sul ritmo e l’intreccio, un’attenzione a trama e ordito della storia che marca di pari passo un altrettanto efficace dosaggio di pause e impennate, rallentamenti e accelerazioni narrative che rappresentano un’originale proposta per il lettore.

Il quale beneficia così, nel frullare delle pagine, d’un montaggio di sequenze a dir poco trascinante.

Pietrafredda non fa affatto eccezione a questo stile rapido, compatto, incalzante, anzi ne costituisce piuttosto la summa, ma, sia ben chiaro, senza coincidere per ciò stesso con la semplice esasperazione o amplificazione di un marchio narrativo collaudato.

Una formula che affonda le radici in decine e decine di romanzi scritti a proprio nome o sotto pseudonimo, come quello di Stephen Gunn, con cui Di Marino ha firmato le ipercinetiche avventure del suo personaggio più famoso e che lo ha consacrato al successo editoriale: Chance Renard, il Professionista.

In Pietrafredda assistiamo ad una scrittura brillante, costruita sull’azione, che non abiura in alcun modo l’omogeneità e il virtuosismo letterario.

Insomma, in Pietrafredda assistiamo ad una scrittura brillante, asciutta, costruita sull’azione, che peraltro non rischia in alcun modo di abiurare l’omogeneità e il virtuosismo letterario.

A partire da un’ambientazione suggestiva come le Banlieu parigine, Stefano Di Marino compone un microcosmo criminale che parte sparato e riesce a far germogliare come un fiore velenoso una storia che mantiene un ritmo selvaggio per centoventi pagine. Nessuna pausa, nessun calo. Il che già di per sé ha dello straordinario.

Ma poi ci sono fatti, colpi di scena, vicoli ciechi, inseguimenti, sparatorie a go go e il tutto viene gestito con naturalezza disarmante ancor prima che con maestria, con talento puro e non solo con esperienza.

Una lettura fulminante, senza sbavature, che propone ancora una volta Chance Renard in un’avventura del tutto a sé e che combina atmosfere che paiono vomitate da una sequenza de L’odio di Mathieu Kassovitz e innestate come ali d’angelo sulla schiena di una storia in odore di Peckimpah, roba da rimanere in corsa con Voglio la testa di Garcia o The Getaway.

Prendendo il tema classico della vendetta per amore, Stefano di Marino affresca una progressione rabbiosa che porta Renard a mettersi come un lupo sanguinario sulle tracce del suo nemico e contemporaneamente a guardarsi le spalle da un killer leggendario assoldato per farlo fuori.

Un triangolo mortale che cresce furiosamente, un capitolo dopo l’altro, fino ad esplodere in una bolla di violenza che rischierà di annullare tutti. Da leggere con il fiato mozzato fino alla fine.

Compratelo. Se non lo avete fatto, correte in libreria. Veloce come uno sparo, Pietrafredda vi terrà incollati alla storia, ennesimo caso di un romanzo breve e sfolgorante come nella miglior tradizione per Perdisa Pop, casa editrice che, anche grazie alla collana “Babelesuite”, diretta da Luigi Bernardi, sta diventando una di quelle di riferimento per le letture che interessano qui a Sugarpulp.

Libro per l’estate. Se usassimo le stelle nei giudizi darei cinque su cinque.

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