Pilgrimage, la recensione

Pilgrimage, la recensione

Pilgrimage, la recensione di Matteo Marchisio del film di Brendan Muldowney, un’avventura medievale cupa, violenta e diretta.

Siamo tutti con i pellegrini! Papa Innocenzo III ha parlato, è tempo di muovere la reliquia di San Mattia.
Pilgrimage racconta di un’avventura medievale cupa, violenta e diretta.

Ambientato nel 1209 secolo, a vent’anni dalla sconfitta delle armate cristiane a Gerusalemme, il film segue le peripezie di un gruppo di monaci cistercensi, un bracciante e un confratello maggiore nel tentativo di spostare con successo una preziosa reliquia a dall’Irlanda a Roma.

Il punto di vista è quello del più giovane dei confratelli, un novizio ancora imberbe, amico del tuttofare laico che si coprirà avere un passato misterioso quanto complesso, che osserva per la prima volta il mondo al di fuori del monastero, scoprendolo un insieme quasi intollerabile di violenza, diffidenza e aggressività.

Il titolo del film coglie perfettamente l’essenza di ciò che si avvicenda sullo schermo: il pellegrinaggio inteso come percorso di fede pura. Ogni vallata, ogni radura, ogni corso d’acqua possono essere un pericolo mortale che mette alla prova la spiritualità del gruppo e dei suoi membri.

Un trio nel gruppo di pellegrini si impone per qualità:

  • Tom Holland: anche senza la calzamaglia di Spider Man, è il giovane monaco pieno di fede, spaventato ma coraggioso.
  • Jon Bernthal lo consociamo bene: grosso, duro, con sguardo accigliato e cuore buono. In questo film lo troviamo con tanto di tatuaggio crociato sulla schiena palestrata. Senza dire una parola lascia dietro di sé corpi senza vita, riuscendo in pochi momenti di trance a far intuire quanto il passato di soldato di Cristo in Terrasanta siano stati spiacevoli per il suo personaggio.
  • Stanley Weber: una sorta di inquisitore Eymerich, molto meno aggressivo, ma altrettanto determinato a portare fino in fondo la missione affidatagli di Papa Innocenzo II. La reliquia va portata a Roma, e lui è proto ad assolvere chiunque da qualsiasi peccato purché ciò avvenga.

Un carnet, in realtà già visto, di vassalli doppiogiochisti, predoni locali paganeggianti, leggende anglosassoni e misticismo cristiano fornisce la giusta quantità di avversarti letali per rendere la missione dei protagonisti praticamente impossibile.

Ma l’atmosfera cupa, con un filtro velatamente seppia, il sangue che scorre a fiumi senza celebrazioni danno il quid necessario a Pilgrimage per essere un Rated Movie in costume più che valido, staccandosi dall’epicità a volte forzata di Le Crociate e dalla frettolosità di alcuni passaggi di Black Death.

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