Pranzo di Natale

Pranzo di Natale, un racconto inedito di Alberto Spinazzi per Sugarpulp

Il radiologo Giorgio Nogaro dell’Ospedale Civile di Venezia stava dormendo di sasso in quella freddissima notte del 23 dicembre quando il Pronto Soccorso lo chiamò.

“Senta dottore, qua c’è un vecchietto in stato confusionale. Il neurologo l’ha già visto e non ci capisce niente. Lo mandiamo da lei, dice di essere caduto, magari ci fa una tac, così capiamo qualcosa, che qua non ne possiamo più. Eh, dottore, deve essere un po’ strambotto, ogni volta che vede una siringa strabuzza gli occhi, deve avere una paura del sangue. Va bene, allora glielo mando? Se non ci vediamo auguri a lei e famiglia”

Dopo cinque minuti il dottore sentì suonare. Il vecchietto era veramente trasandato, infreddolito. Con lo sguardo cercava qualcosa.

“E’ caduto?”
Il vecchietto annuì
“Dove ha sbattuto?
Nessuna risposta.
“Lei mi piace, un uomo di poche parole come quelli di una volta, soffre senza darlo a vedere. Ottimo, adesso le faccio una bella tac al cervello e vediamo intanto se ci sono lesioni cerebrali”.

Il vecchietto sembrava spaventato a entrare nella macchina della tac ma il dottore era più forte e infilò dentro la testa con una certa violenza. Poi si mise alla sua macchina di controllo e… e… con stupore notò che la scatola cranica non si vedeva. Era come se dentro non ci fosse nessuno.

“Meglio ripeterla”.
“Meglio di no, risparmiamo i soldi dei contribuenti”, disse finalmente il vecchietto, avvinghiandosi al collo del dottore e succhiandogli una discreta dose di sangue.

“Non è sto granché, un po’ ferroso. Me l’avevano detto i miei amici di andare subito a Ematologia ma tutte quelle donnacce del Pronto Soccorso mi hanno fatto una tale confusione…”, e passandosi il sangue in bocca, “devi avere anche il colesterolo alto, fatti le analisi prima che puoi, se vuoi t’accompagno io. Per questa volta va bene così perché mi sembri una persona per bene. Quei due segni sul collo coprili con un foulard”.

L’uomo stava andando via quando si voltò verso lo spaventatissimo dottore: “E se non ci vediamo, tanti cari auguri…”

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