Finché c’è prosecco c’è speranza, dal libro al film

Finché c’è prosecco c’è speranza, Silvia Gorgi ci racconta il film di Antonio Padovan tratto dal romanzo di Fulvio Ervas.

Alla presentazione padovana di Finché c’è prosecco c’è speranza, ad accompagnare il film di Antonio Padovan, c’è lo scrittore Fulvio Ervas, del resto la pellicola è tratta dal suo libro, e Giuseppe Battiston, l’attore friulano, ne è il protagonista, in scena come l’ispettore Stucky, il personaggio cult dello scrittore trevigiano.

Nei suoi gialli per Marcos y Marcos, Stucky investiga lungo territori, fra omicidi, e colpi di scena, su temi che hanno sempre un’importanza di carattere ambientale.

Ervas della trasposizione cinematografica è molto felice, e l’intero lavoro l’ha seguito, vedendo quanto sia riuscito, il film, a coinvolgere il pubblico, del Veneto, certo, visto che la vicenda è ambientata proprio nelle colline trevigiane, ma non solo anche del Nordest e di tutt’Italia.

Tanto che la pellicola, che nasce come un piccolo progetto della K+, casa di produzione veronese, diretta da Nicola Fedrigoni, un location manager di Verona (sue collaborazioni per Romeo&Juliet, I Borgia-la serie, The Legend of Tarzan (Italy), Solo. A Star Wars Story (Italy), uscita il 13 ottobre, è ancora in sala.

Merito del riscontro avuto con il pubblico, e di una distribuzione che pian piano si è guadagnata spazi su spazi, sull’onda del passaparola, mantenendo il film in visione a dicembre e nel corso dell’intero periodo natalizio.

Dal libro al film

È un film che ha mosso un territorio – racconta Ervas – sta andando benissimo. Per me è stato incredibile vedere dopo dieci anni il protagonista delle mie storie in un film. Io mi ero ispirato a un amico ispettore, mezzo veneziano, mezzo persiano, per cui per certi versi Battiston è tutta un’altra cosa, ma è un effetto incredibile vedere fisicamente prendere forma il tuo personaggio che fisicità non ha.

Vedere che le cose che ho pensato mentre guardavo l’orto – Ervas ha una grande passione per l’orto – diventano quello che si vede sullo schermo, trasformare il linguaggio del libro in film; sono due continenti, due lingue, con ritmi, codici diversi. Un po’ ho dato una mano per la sceneggiatura, ho fatto un po’ l’allevatrice, ho capito le difficoltà che si incontrano in una trasposizione. Ci sono autori che scrivono già immaginando un prodotto filmico, io no, le scene hanno un tempo, un minuto e ventotto secondi.

Nel film faccio anche la comparsa in maniera miserevole – ironizza lo scrittore – non sono io, non fateci caso. Per me è stato magnifico poter confrontarmi con Marco Pettenello, che è uno sceneggiatore vero, e incontrarmi con un altro mondo.

Finché c’è prosecco c’è speranza è il quarto di sette gialli, che sullo schermo è diventato una sorta di puntata unica, sicché il personaggio che lungo la serie, cresce, e man mano si conosce, nel film doveva avere una famiglia, un passato, insomma, si doveva intuire quel che nei libri si sviluppa lungo tutta la serie, e non è stato facile.

Poi per me ancor di più, che quando scrivo non ho scheda narrativa, invento tutto lì per lì, dipende da chi ho visto quella mattina, non scrivo in maniera strutturata. Nella sceneggiatura invece so cosa vedere, il tempo in cui avviene, si vede quello che si fa, e le mie riflessioni filosofiche, quelle che inserisco qua e là nei libri, non trovano senso di rappresentazione. Nel film vedrete anche la figura del matto del paese, che racconta una storia, una storia a sé, lui gratta la ruggine sulle tombe, ha dei monologhi, impersonato benissimo da Teco Celio. Marco Pettenello trasforma i racconti, i personaggi in segmenti, taglia e cuce, io non so davvero come si fa”.

Il titolo del film resta in testa e strappa già da solo un mezzo sorriso: “è un titolo fortunatissimo – ricorda Ervas – nasce come un saggio sul vino, ed è passato da questa versione a libro nel 2008, quando un agronomo che trattava con il ministero per la vite, e seguiva i grandi vivai ed era anche un mio lettore, mi coinvolse in un giro per l’Italia, alla ricerca delle dieci bottiglie che hanno cambiato il mondo attorno al vino.

Per quest’avventura ho scelto il prosecco, la sfida al prosecco, dai vari consorzi peraltro il progetto non ha ricevuto un euro, poiché non è necessariamente a favore del prosecco, è a favore del vino buono e della buona terra.

Se si fa la mono cultura produttiva ci vuole un’intelligenza produttiva, io ho i miei spacciatori di vino industriale, ha effetti collaterali, bisogna essere lungimiranti, ad Asolo ci sono dei vignaioli indipendenti che praticano il minimo degli interventi di pesticidi, è gente bravissima, e poi la zona delle colline è bellissima, le colline trevigiane non sono da meno rispetto a quelle toscane, ma la produzione del vino va gestita con grande intelligenza”.

Un giallo alcolico

Il film di Antonio Padovan è un giallo, alcolico, fra le colline del Prosecco Docg di Conegliano e Valdobbiadene.

Nel cast Liz Solari, Silvia D’Amico, Roberto Citran, Gisella Burinato, Babak Karimi, Mirko Artuso, Diego Pagotto, Vitaliano Trevisan.

L’ispettore Stucky è Giuseppe Battiston, con la sua corporatura e le sue espressioni. Un Battiston, con una splendida interpretazione, non necessariamente di quello simpatico, ma di quello che ti fa sorridere con uno sguardo lanciato, una mezza battuta, alle prese con il suicidio plateale del conte Desiderio Ancillotto, proprietario di un vasto terreno dedicato alle vigne e di una gran bella villa.

Il conte lavora, o meglio lavorava la terra, a modo suo, senza piegarsi agli affari, senza pesticidi e facendo “riposare” parte del terreno, strategia che molti attorno a lui non condividono. Dopo la sua morte, le indagini di Stucky si allargano poiché iniziano a venir uccise persone legate al cementificio che lui riteneva inquinasse la zona.

Con il suo fare placido Stucky cerca di conquistare la fiducia della gente del paese per venirne a capo, mentre a casa ospita lo zio Cyrus, che non perde occasione per ricordargli il lutto della madre e la perdita di suo padre e del suo ingombrante passato.

Anche se in qualche tratto si trasforma in uno sceneggiato dal sapore televisivo più che cinematografico, il film regge e regala a Battiston un personaggio perfetto per lui cui il pubblico si può fortemente affezionare.

E chissà se presto non arriverà per Stucky una seconda missione…

Il regista

Antonio Padovan nasce e cresce a Conegliano, provincia di Treviso. Nel 2007, a vent’anni, si trasferisce a New York, dove vince due borse di studio che gli permettono di frequentare la New York Film Academy e di iniziare la propria carriera nel mondo del cinema e della pubblicità, dividendo il suo tempo tra Stati Uniti, Europa e Asia.

Dirige spot per aziende di tutto il mondo, tra cui eStock Photo, Veneta Cucine, Barilla e Hyundai. Nel 2012, con il video Japan, Beyond, realizzato a un anno dal disastro di Fukushima per il colosso pubblicitario giapponese Asatsu-DK, vince il primo premio agli “Stand for Japan Awards”, e viene invitato a Tokyo.

Nel 2013 scrive e dirige Jack Attack, cortometraggio che viene invitato a più di cento festival di cinema nel mondo, ricevendo decine di premi e riconoscimenti importanti. Tra gli altri, partecipa al Fantafestival di Roma, al Milano Film Festival, al Fantasia Film Festival di Montreal, al Festival di Sitges, e al New York Horror Film Festival. A Los Angeles, il film è proiettato al leggendario Chinese Theatre di Hollywood.

Jack Attack è acquistato daMagnolia, Fearnet, RAI e Mediaset, e viene distribuito nelle sale americane all’interno dei film “Seven Hells” e “All Hallow’s Eve 2”. Nel 2015, con il suo primo cortometraggio di animazione vince il “Premio Speciale Giotto” al Giffoni Film Festival.

Lo stesso anno Eveless, segmento thriller scritto e diretto per il film “Galaxy of Horror”, vince numerosi festival internazionali e viene invitato a Cannes.

Nel 2016 scrive Il Piccolo Girasole che s’innamorò della Luna, una favola per bambini pubblicata da Le Brumaie Editore e presentata al Salone Internazionale del Libro di Torino 2017. Lo stesso anno termina le riprese del suo primo film, tratto dal romanzo Finché c’è Prosecco c’è Speranza di Fulvio Ervas, con protagonista Giuseppe Battiston.

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