Punto tutto sulla cultura (e dopo passo ad incassare)

Punto tutto sulla cultura (e dopo passo ad incassare)

Punto tutto sulla cultura (e dopo passo ad incassare). Dedicato a tutti quelli che credono ancora alla bufala che “con la cultura non si mangia”.

Oggi il Sole 24 ore ha pubblicato due articoli molto interessanti: “Creatività in attesa di rilancio” e “Quando la cultura è motore di sviluppo”. La cultura viene presentata come un punto fondamentale per la crescita del nostro Paese, cosa di cui sono profondamente convinto.

Ma, attenzione, qui non si parla di una mia convinzione personale, si parla di numeri (ecco un post molto interessante a proposito). Per quale motivo 60 milioni di turisti all’anno scelgono il Veneto? Molto probabilmente anche perché si tratta di una regione con una strepitosa proposta culturale. E la cosa assurda è che i margini di miglioramento sono enormi…

Credo che con la cultura  si possa mangiare molto bene, però perché ciò sia possibile è indispensabile che l’Italia cambi in maniera radicale il suo approccio alla cultura. Siamo un Paese con un patrimonio culturale e artistico senza pari ma, forse proprio per questo, restiamo ingabbiati dentro a schemi mentali che uccidono la cultura trasformandola in qualcosa di scollegato dalla realtà, in un totem da adorare mantenendosi sempre a debita distanza.

C’è una frase in uno di questi due articoli che spiega in maniera perfetta quello che sto cercando di dire: “[la cultura è] un bene prezioso che negli ultimi dieci anni (2001–2011) gli italiani hanno ripreso a consumare: sono andati di più a teatro (+17,7%), hanno ascoltato concerti di musica classica (+11%), sono entrati nei musei (+6%) […]”.

Quindi, se ho capito bene: la musica viene considerata un qualcosa di culturale soltanto quando è musica classica. Gli altri tipi di musica, evidentemente, per chi ha stilato questa ricerca, non appartengono alla sfera della cultura.

È lo stesso assurdo motivo per cui in Francia (non sto parlando del Giappone, parlo della Francia), quando si fanno le indagini sui libri letti dai francesi, i fumetti sono equiparati ai libri, cosa che non succede in Italia. Ecco come funziona: per l’Istat francese se io in un anno leggo 1 libro e 1 fumetto vuol dire che ho letto 2 libri, per l’Istat italiano invece ho letto 1 libro. Evidentemente c’è qualcosa che non va.

Questo è esattamente il motivo per cui dobbiamo andare già con il brentone e scardinare questo modo folle, elitario e segaiolo di concepire la cultura, perché se continuiamo così la cultura, l’arte, la musica e la letteratura (disegnata e non) si allontaneranno sempre più dal mondo reale e resteranno qualcosa di morto ed imbalsamato mentre la cultura è qualcosa di vivo, dinamico, appassionante ed emozionante.

Spettacolarizziamo la cultura, rendiamola accessibile a tutti, divulghiamo il più possibile non tanto la cultura in sé ma l’amore, la passione e l’emozione che la cultura scatena nelle persone.

Lasciamo gli zombie che si riempiono la bocca della parola “cultura” a pontificare da soli nei loro cimiteri vuoti e solitari. Ripartiamo dalle persone, perché sono le persone a fare la cultura, non gli oggetti, né tanto meno le ideologie.

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