Quarry, la recensione

Quarry è una splendida serie a tinte fosche, erede di True Detective e della migliore tradizione noir.

Quarry è una splendida serie a tinte fosche, erede di True Detective e della migliore tradizione noir.

Partiamo dalle brutte notizie: Quarry, la migliore serie crime del 2016, è stata cancellata dopo una sola stagione. Il plauso quasi unanime della critica non è bastato a prolungare la vita di uno show che paga il prezzo di non voler piacere a tutti i costi. Ma si sa, la legge dello share non fa sconti e dopo Vinyl e The Knick ecco un’altra illustre vittima, che gli amanti del noir non potranno che rimpiangere amaramente.

La buona notizia è che questi primi (e ultimi) otto episodi hanno di fatto una loro conclusione e possono essere visti come un film. La serie, prodotta da Cinemax, è un vero gioiellino, capace di raccontare una storia ricca di azione ed adrenalina con un taglio autoriale che rimanda direttamente al poliziesco anni ’70 ed alla New Hollywood.

Quarry rappresenta il perfetto trait d’union tra le produzioni più muscolari e “testosteroniche” di Cinemax, ossia Banshee e Strike Back e l’ambizione di The Knick, e propone tematiche importanti raccontate senza filtri, puntando ad un pubblico adulto in cerca di emozioni forti.

La serie, ispirata ai romanzi pulp di Max Allan Collins, racconta la storia del reduce Mac Conway (Logan Marshall-Green), che dopo la sua seconda missione in Vietnam rientra a Memphis in un clima di forte ostilità.

Conway, accusato dai media di aver commesso atrocità in guerra entra presto in conflitto con la moglie Joni, la famiglia e tutti coloro che lo circondano, ed è costretto suo malgrado a trasformarsi in un killer prezzolato al soldo di un misterioso boss, soprannominato Broker (Peter Mullan).

Se da un lato la figura del ex soldato alle prese con disturbi post traumatici richiama alla memoria capolavori come Taxi Driver, Rambo ed Il cacciatore, gli autori Graham Gordy e Michael D. Fuller sviluppano la storia attraverso una trama noir avvincente e mai banale, ponendo grande attenzione alla ricostruzione della società americana dell’epoca nel pieno della campagna elettorale di Nixon e McGovern.

Storia criminale, dramma, spaccato sociale, Quarry è quanto di più ambizioso visto negli ultimi tempi: una serie che guarda oltre al semplice intrattenimento e che punta in alto sia in termini di scrittura che di regia.

Nelle mani di Gordy e Fuller i personaggi hard boiled di Collins acquistano maggiore profondità e conferiscono spessore ad un intreccio magistralmente costruito. Il protagonista, Conway (o Quarry come soprannominato da Broker), è un uomo che si porta dietro i demoni della guerra, respinto dal paese e dalla gente per la quale ha combattuto, incapace di trovare un proprio ruolo nel mondo se non quello di sicario.

La moglie Joni (Jodi Balfour) condivide il suo dramma ma nonostante i suoi sforzi non riesce mai a scalfire la corazza di Mac , sempre più intrappolato dal suo passato. Non va inoltre dimenticato il contributo di ottimi comprimari, su tutti Peter Mullan, che interpreta il già citato Broker, ed uno strepitoso Damon Herriman nei panni del sicaro omossessuale Buddy, una delle più belle sorprese di questo show.

A marcare un’importante differenza rispetto alla maggior parte dei prodotti seriali è infine la regia, affidata ad un solo showrunner: Greg Yaitanes. Un cineasta di grande personalità, che dopo aver contribuito al successo di Banshee fa un ulteriore salto di qualità confezionando otto puntate ineccepibili che spiccano per la splendida fotografia, una messa in scena perfetta ed un piano sequenza finale che da solo vale il prezzo del biglietto.

Quarry non sarà True detective, ma è quanto di più vicino abbia visto negli ultimi anni. E non è roba da poco.

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