Quel gran figo di Fabio Volo e i mille (falsi) dubbi sui suoi libri

Quel gran figo di Fabio Volo nonostante i rosiconi e i criticoni

Perché Fabio Volo piace e vende tanto in libreria, soprattutto alla donne? Timothy Dissegna lancia una provocazione ai “benpensanti” della letteratura.

Ci sono casi nell’immenso universo della letteratura dove non si ricorda tanto il libro in sé, quanto chi l’ha scritto. Come se il nome dell’autore costituisse da sé trama, sviluppo e conclusione dell’intera opera, e tutte quelle pagine piene di inchiostro dopo la copertina fossero messe lì per far numero, consistenza.

In genere capita con i grandi scrittori morti, vedi personaggi come Hemingway o Calvino ma anche con quelli di cui si parla più di loro stessi che dei libri. Ad esempio quella faccia da schiaffi di Fabio Volo, anche se lui si rifiuta di definirsi scrittore, che ogni volta che lo si vede in libreria le opinioni sono genericamente due: È la morte del romanzo oppure Sì, il suo nuovo libro! Ed è pure scontato d 15%!

Neanche a dirlo, la seconda ipotesi è quella più accreditabile per il pubblico femminile. Sarà la trama densa di passvita; sarà che le storie di Volo sono a metà dai libretti rosa vicini alle casse del supermercato e il grande amore della vita; sarà pure che lui stesso è riconosciuto come sex simbol (noto anche come figodapaura) dalle sue lettrici affezionate, fatto sta che ogni cosa che scrive finisce in cima ai bestseller. Pure la lista della spesa, dicono. Dall’altra parte, i perbenisti del libro che divorano Ammaniti a colazione, pranzano con Baricco e finiscono la giornata con Palhaniuk con Piccolo e De Luca per dessert rifiutano categoricamente la presenza di quel nome a loro così estraneo dallo scaffale dei più venduti, preferendo che marcisca insieme agli albi da colorare di Peppa Pig, nel reparto bambini.

Dimenticandosi peraltro questo disgusto quando vanno al cinema con la morosa per vedere il nuovo film di Volo, ossia la trasposizione dei suoi scritti sullo schermo, o se lo guardano la domenica sera su Rai 3 dopo ore di zapping. Chi ha torto e chi ragione, dunque? E che cosa ci trovano le donne in quei libri? Ad aprirne uno a caso capisci che non è la solita telenovela scritta da una donna per altre donne. Il tratto maschile lo si legge tra le righe, è tutto quello che il mondo femmine vorrebbe sentirsi dire all’orecchio dolcemente in un caos di rumori molesti.

Ma trovano spesso e volentieri un muro freddo di fronte e le parole di Fabio Volo invece fanno sciogliere il cuore come neve. E la carica erotica nascosta, per modo di dire, tra le pagine fa il resto. Alla fine si capisce bene il motivo per cui quei titoli si trovino sempre dietro le vetrine delle librerie, anche perché lo stile e la lingua filano lisci che é un piacere.

Un consiglio per contestatori e offesi per il buon nome della letteratura: leggetene almeno uno, non sarà Dante ma almeno imparerete qualcosa.

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