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Rambo: Last Blood, la recensione

Rambo: Last Blood

Rambo: Last Blood è uno tra i migliori film d’azione del 2019. Un revenge movie angosciante e disperato che pur con qualche difetto non deluderà gli appassionati.

Sylvester Stallone ha passato gli ultimi anni della sua carriera a cercare di dare un finale glorioso alle due icone che lo hanno reso celebre in tutto l’universo, vale a dire il pugile Rocky Balboa e l’ex berretto verde John Rambo.

Un’impresa che nel primo caso è riuscita alla perfezione: con gli spin-off Creed e Creed II l’attore di origini italiane è riuscito a “pensionare” Rocky in maniera più che decorosa, con due pellicole – soprattutto la prima – nelle quali il personaggio è finalmente evoluto lasciando spazio al “figlioccio” Adonis Creed.

Per quanto riguarda Rambo l’operazione era di certo più ardua in quanto la figura stessa dell’ex soldato americano è da sempre molto più complessa e controversa.

Dopo il buon successo di John Rambo del 2008 era difficile pensare ad un ulteriore seguito tanto che lo stesso attore aveva pubblicamente dichiarato:

“Il cuore mi dice di sì, ma il corpo no. Mi vengono in mente i lottatori che ritornano per un ultimo round e vengono messi al tappeto. Non c’è più niente da raccontare; se non possiamo fare niente di meglio dell’ultimo, perché farlo?”.

Parole che sembravano aver messo un pietra tombale sulla saga e che invece sono state puntualmente smentite con la produzione di un nuovo (ultimo?) capitolo del quale soltanto i fan sembravano sentire il bisogno.

Il film ha infatti intrapreso un percorso più che prevedibile: stroncato da buona parte della critica americana ma amato (guarda un po’…) dal pubblico. Sarà un caso? Vista la carriera di Stallone direi proprio di no.

Gli immancabili haters ed i critici che non gli hanno mai perdonato il suo successo di eroe “popolare” erano pronti al varco per massacrare a prescindere una pellicola che contro ogni pronostico non manca di coraggio, idee e passaggi memorabili.

Attenzione, non dico che sia priva di difetti, però, credetemi, considerata la tragicomica saga di Escape Plan ed il recente Backtrace (non a caso uscito in Italia direttamente per l’home video) le cose sarebbero potute andare mooolto peggio…

Il Rambo che non ti aspetti

Anzitutto Last Blood è per molti versi il film di Rambo che non ti aspetti: lo è per l’ambientazione, lontana da giungle o territori di guerriglia e lo è per il look di Rambo che abbandonati fascia rossa ed anfibi è ormai diventato una specie di cowboy.

Ma lo è anche per la storia che più che ai capitoli precedenti sembra guardare a classici revenge movie come John Wick, Taken o Il giustiziere della notte e lo è, infine, per un uso della violenza che non ha precedenti nella filmografia di Stallone, sebbene già in John Rambo fossero presenti scene piuttosto spinte.

Ma passiamo alla trama: Rambo è finalmente tornato a casa. Niente più foreste o campi prigionieri ma un bel ranch in Arizona ereditato dal padre dove John passa le giornate badando ai suoi cavalli e forgiando lame in un rifugio sotterraneo formato da decine di gallerie che lui stesso ha scavato.

Insieme a lui vivono l’ex compagna del padre e la nipote di lei, Gabrielle, che chiama affettuosamente “zio” il nostro John. Sotto un’ apparente calma capiamo però che l’uomo che un tempo avrebbe mangiato “ciò che farebbe ribrezzo ad una capra” (citazione colonnello Trautman) non ha mai superato il suo disturbo da stress post traumatico e che quel popò di fisicata che esibisce nonostante i settant’anni suonati (grazie GH) è pronta ad entrare in azione alla prima occasione utile.

Occasione che arriva puntuale come un orologio quando Gabrielle, disobbedendo alle indicazioni degli “zii” decide di andare in Messico per cercare il padre violento che l’aveva abbandonata anni prima. Ovviamente la riconciliazione col papà andrà in vacca e la nostra sarà rapita da un’organizzazione di spietati trafficanti di essere umani guidata dai temibili fratelli Martinez (impersonati da Sergio Peris-Mencheta e Oscar Jaenada, tra i volti più azzeccati del film) .

È a quel punto la macchina di morte denominata John Rambo potrà finalmente rimettersi in moto scatenando tutta quella rabbia che nonostante la vita bucolica e gli psicofarmaci faticava a tenere a bada.

D’accordo, la sceneggiatura non brilla per originalità ma vi posso assicurare – senza spoilerare nulla – che la storia riserva inaspettatamente qualche buon colpo di scena che non farà altro che alimentare la sete di vendetta del nostro eroe…

Ovviamente Stallone ed il regista Adrian Grunberg (l’ennesimo buon mestierante al servizio di Sly) hanno puntato forte su un finale che in effetti è la parte migliore dell’intero lungometraggio e negli ultimi venti minuti regala un vero e proprio saggio di cinema d’azione accompagnato da speciale colonna sonora dei Doors.

Perché Rambo: Last blood non è altro che questo, uno dei migliori film action del 2019 nel quale Stallone sembra mandare un chiaro messaggio: se Rocky può dopo una lunga carriera e mille peripezie trovare un proprio spazio nel mondo, Rambo proprio non ci riesce, il suo è un destino crudele e completamente diverso.

Last Blood è un film cupo, angosciante e disperato, in cui la tanto criticata violenza splatter – clavicole sfondate, teste mozzate e cuori letteralmente strappati – non fa altro che aumentare la desolazione della quale la pellicola è intrisa.

Le principali critiche mosse al film sono la solita divisione manichea tra buoni cattivi e la mancanza di spessore psicologico dei personaggi. Bene, conoscendo la saga di Rambo, vi aspettavate forse qualcosa di diverso? Stallone non è Eastwood e Rambo: Last Blood non è Gran Torino.

Mettiamoci il cuore in pace e godiamocelo per quello che è, senza farci troppe pippe.

Un’ultima considerazione: se proprio ci dovesse essere un altro capitolo (come si vocifera da qualche settimana, ma dipende dal successo di Last Blood…) consigliamo a Stallone di rivolgersi ad un regista con la R maiuscola o a un buon esordiente che sappia tirare fuori la sua miglior vena drammatica, come ha fatto ad esempio Ryan Coogler in Creed.

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Made with love by Andrea Andreetta

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