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Real Humans Äkta människor

Real Humans: una serie di fantascienza svedese su umani e robot? Non storcete il naso: è una delle migliori serie sci-fi del decennio

Real Humans è una serie svedese di genere drammatico-fantascientifico che parla di convivenza fra umani e robot umanoidi.

La prima scelta a mio parere vincente è stata quella di inserire la narrazione in un contesto attuale. Siamo nel 2012, il mondo è come lo conosciamo tutti ma con una differenza sostanziale e non di poco conto: i robot (anzi, nella serie vengono definiti Hubot), sono tra noi.

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Dei robot che sono una via di mezzo fra un elettrodomestico e una real dolls: sono degli umanoidi sviluppati per scopi ben precisi. Ci sono Hubot geriatrici specializzati nell’assistenza degli anziano, Hubot modificati per il sesso, Hubot specializzati nei lavori pesanti, e così via.

La scelta narrativa è di mettere in scena una storia senza derive moralistiche: questo è quello che può essere il futuro, questo è quello che può accadere, questo è un futuro plausibile che ci aspetta. Perché da sempre l’uomo sta cercando di sviluppare delle tecnologie che lo facciano lavorare sempre meno, dalla lavastoviglie fino alle catene di montaggio robotizzate, e gli Hubot ne sono l’evoluzione massima.

Real Humans però fa anche un ulteriore passo avanti, mostrandoci il rapporto affettivo fra proprietari e Hubot. Un uomo si può innamorare di una macchina? È la domanda che viene suggerita, mostrata in un senso e anche nell’altro, quello dell’odio, lasciando la risposta allo spettatore.

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Ma oltre a questo c’è molto di più: la società è ben delineata in ogni suo aspetto, quinti troviamo un movimento per i diritti dei veri uomini, che si oppone all’avvento degli Hubot.

Troviamo un gruppo di Hubot rinnegati, in fuga dalla civiltà, un vecchio che non vuole rottamare il suo Hubot difettoso, un adolescente innamorato di una Hubot coreana, un lavoratore che odia gli Hubot perché gli hanno preso il lavoro e molto altro ancora.

La narrazione è giocata su psicologia e gesti simbolici, ed è molto lontana da una visione basata solo su effetti speciali e azioni spettacolari. Gli attori sono molto bravi, complici anche dei make-up molto forti, e riescono a rendere molto bene l’idea di robot.

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La fotografia poi è spettacolare: vivida, forte, luminosa. Non so se dipenda dal fatto che nel Nord Europa hanno stagioni con molta luce e stagioni con molto buio, ma di sicuro la cura nella scelta dei colori e delle luci, è ricercata e colpisce lo spettatore.

Di questa serie sono già stati acquistati i diritti negli Stati Uniti, quindi prevedo un remake in salsa americana a breve. E la cosa mi fa un po’ paura, non vorrei venisse infarcita di retorica ed effetti speciali. La serie funziona proprio perché è narrata con un taglio intimistico, poetico e anche parecchio inquietante.

Un consiglio: non perdetevela!

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