Regina Nera [ANTEPRIMA]

Un estratto da Regina Nera, il nuovo romanzo di Matteo Strukul, in anteprima su Sugarpulp

 Regina Nera [ANTEPRIMA]

ANCORA PRIMA DELLO “0”

Il cielo sopra di me scintilla come una stecca d’argento appena
lucidata.
Le cime degli abeti, spruzzate di bianco, si piegano nel vento
ghiacciato della sera. I rami dei larici, ricoperti di aghi secchi, scric-
chiolano in maniera sinistra, macchie di giallo nel verde compatto
del bosco.
Respiro lentamente mentre l’aria esce in piccole nuvole chiare, ne
sento il tiepido vapore sulle labbra.
Lascio che la mia mente galleggi almeno un attimo nel mare di
questa semplice azione. Ne assaporo la facilità, la naturalezza, mi
astraggo: una bolla di cristallo ideale. Nell’arco di qualche istante gli
occhi tornano sul paesaggio.
Scopro che nessun trucco mentale potrà mai portarmi via da que-
sto luogo, adesso. Sento qualcosa di maligno scendere in fondo al
cuore, un misto di colpa e paura, qualcosa che mi lecca di nascosto
e trasforma il freddo in un acuto senso di nausea.
Il verde che mi circonda è strano, irreale, tanto più se paragonato
al macabro spettacolo che mi compare davanti agli occhi.
La discarica è un bubbone incrostato dal gelo, conficcato nel
ventre del bosco coperto di neve. Tutto, qui attorno, sembra voler piangere.
L’odore della morte è più forte che mai.
Un corpo giace tra i rifiuti. Il vento fa rotolare carte, bottiglie di
plastica, sacchetti vuoti e mucchi di stracci, ma, nonostante il tur-
binare di pattume e scarti, lo vedo in modo nitido.
Vedo il corpo. Nudo.
Senza occhi.
Rimango in silenzio mentre l’aria sibila, sinistra, fra i rami degli
alberi, sollevando i fiocchi dal suolo e facendoli mulinare nell’aria
come coriandoli.
Scendo: avanzo in mezzo ai rifiuti e ai detriti per vedere più da
vicino. La neve sotto i piedi è solida, dura, una lastra che brontola
mentre cammino.
Era un essere vivente.
Una donna.
Ora è solo un guscio di carne e ossa, svuotato di ogni speranza.
Lacrime salate mi scendono lungo le guance. Non riesco a
fermarle, non ero preparata a uno scempio del genere.
L’hanno scaricata come spazzatura. Il corpo è stato abbandonato
per terra, come se avessero voluto rubarle non solo la vita, ma anche
la dignità.
Mi trovo davanti a una tragedia che racconta una storia vecchia
come il mondo: una donna uccisa, mutilata, tradita da un uomo.
I buchi neri sul viso mi strappano un ringhio di rabbia, mi chie-
dono vendetta.
Cado in ginocchio. Il tessuto dei pantaloni, a contatto con la
neve, un po’ alla volta s’imbeve d’acqua. Rimango a guardare il cor-
po, stranita.
Mi dico che devo rimettermi in piedi.
Gli scarponi strisciano stanchi nella neve in mezzo a quel cimi-
tero senza croci. I piedi diventano di piombo.
Non avrò pietà per chi non ne ha avuta.
Il gelo ha cristallizzato la tragedia, le ha impresso colori ancor più
lividi e funerei.
Il telefono ronza nella giacca.
Rispondo.

per gentile concessione delle Edizioni E/O

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