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Il ricordo dell’amore, la recensione

Il ricordo dell’amore è un un romanzo sui cuori incapaci di lasciarsi alle spalle ciò che hanno amato in una nazione che vuole cancellare la memoria: andare avanti diventa la parola d’ordine, vivere come se nulla fosse accaduto.

Il ricordo dell'amore, la recensioneTitolo: Il ricordo dell’amore
Autore: Aminatta Forna
Editore: Cavallo di Ferro
PP: 686
Prezzo: euro 19.90

Lo sfondo martoriato della Sierra Leone, paese devastato dalla guerra civile, suscita in Adrian, psicologo inglese in fuga da una vita già decisa, senza scarti di sorta in un percorso impostato da tempo, l’impressione della sua empatia superficiale nei confronti di una nazione intera che soffre di stress post – traumatico.

È la vita, commenta invece il chirurgo Kai Mansaray, indeciso se restare nel suo paese o andarsene in America a raggiungere un amico: l’intreccio tra i due medici che condividono per puro caso, dopo una veglia notturna, l’appartamento di Adrian si infittisce nel corso della lettura, c’è una donna di mezzo.

È sempre una donna che fa parte del passato del paese: Adrian diventa il confessore di Elias Cole, un anziano paziente in punto di morte, innamorato della moglie del suo amico, una torbida vicenda di mediocrità e tradimenti. 
Il senso di vuoto nel petto, la tensione del desiderio nostalgico, la solitudine contro cui si fa forza ogni mattina finché non può immergersi nel lavoro e dimenticare lei, Nenebah: cos’altro è se non il ricordo dell’amore che strazia il cuore di Kai, così come la sensazione di dolore all’arto mancante, troncato di netto, pervade ancora la mente dei pazienti dopo anni dall’amputazione.

Kai ha vissuto la guerra, non riesce a superare i fantasmi del passato: ogni volta che passa davanti al ponte, il ponte di Julius, vissuto e morto cinquant’anni prima secondo lo schema della Teoria del Prigioniero, non riesce ad affrontarlo e sceglie altre strade.

Ecco che il sistema civile in cui avevano cominciato a infiltrarsi figure autoritarie e repressive quali Johnson crolla: pedine del gioco erano anziani come Elias Cole, compiacenti nei confronti del Potere, desiderosi di far sì che vengano sedate le rivolte studentesche che negli anni Settanta cominciarono a propagarsi in tutto il mondo.

Le mani restano sempre pulite, la colpa è di chi ha impartito i comandi, non di chi non ha protestato. Adrian – o il lettore stesso – si troveranno così a dover giudicare da sé il concetto di responsabilità, a dover delineare un possibile futuro per un paese che ha perso tutto, anche la speranza.

Leggi l’intervista alla scrittrice Aminatta Forna a cura di Camilla Bottin su Padovando.

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