Riflessioni in ordine sparso sull’indagine ISTAT sulla produzione e la lettura di libri in Italia nel 2013

Riflessioni in ordine sparso sull’indagine ISTAT sulla produzione e la lettura di libri in Italia nel 2013: anno dopo anno il bollettino di guerra del libro italiano si fa sempre più duro.

A fine anno l’Istat ha pubblicato il suo rapporto sulla produzione e la lettura di libri in Italia nel 2013 (qui trovate il file completo del rapporto). I dati sono impietosi: in Italia si legge sempre di meno. Vediamo quelli più significativi.

Il 43% degli italiani nel 2013 ha letto almeno un libro (nel 2012 la cifra era del 46%), quindi c’è un 57% di italiani che non ha letto nemmeno un libro nel 2013. Visto così il dato è sconfortante, ma se lo incrociamo con il rapporto OCSE che dice in Italia il 78% della popolazione è praticamente incapace di leggere un libro (12% analfabeti totali, 66% analfabeti di ritorno con gravi difficoltà a comprendere un testo scritto) allora le cose cambiano. Significa infatti che c’è un 13% di popolazione che, nonostante le difficoltà reali nell’affrontare un testo scritto, si sforzano a leggere almeno un libro all’anno. Son cose che fan sperare…

Le donne leggono più degli uomini e la fascia in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (57,2%). La famiglia è più importante della scuola nel trasmettere l’amore per la lettura, dato che leggono libri il 75% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 35,4% di quelli con genitori che non leggono. Il confronto tra Nord e Sud è impietoso: nelle regioni settentrionali legge oltre la metà della popolazione di 6 anni e più (50,1% nel Nord-ovest e 51,3% nel Nord-est), mentre nel Sud e nelle Isole la quota di lettori è pari solo al 30,7%.

I lettori forti in Italia sono il 13,9% della popolazione, un dato a mio avviso molto significativo dato che stiamo parlando di più di un terzo degli italiani con scolarizzazione sufficiente per considerare la lettura un piacere, che per l’OCSE sono il 33%. Anche questa volta si parla soltanto di libri: i fumetti non vengono considerati “lettura”, e sarebbe curioso vedere come potrebbero cambiare questi numeri se, come ad esempio in Francia, venissero conteggiati anche i fumetti. Nessuno lo dice infatti ma Tex vende molto più di Fabio Volo di Dan Brown, e Zerocalcare sta vendendo una quantità di copie che farebbe impazzire di gioia qualsiasi editore cartaceo.

Quello che mi stupisce è vedere quali sono i principali ostacoli alla lettura dei libri secondo gli editori: la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura, (44,5%), il basso livello culturale della popolazione (36,6%), politiche pubbliche di incentivazione all’acquisto dei libri inadeguate (35,3%); scarsa promozione dei libri e della lettura da parte dei media (23,4%). Insomma è sempre colpa degli altri, mai degli editori. Eppure sono loro che li fanno i libri. Ancora una volta l’editoria italiana dimostra di non riuscire a comprendere il vero senso della parola “mercato”, c’è ancora il brutto vizio di pensare che se non vendi i libri che pubblichi la colpa è della gente che non li capisce, mentre forse la colpa è tua che pubblichi libri che alla gente non interessano.

Infine un dato molto interessante per quanto riguarda l’editoria digitale: 5 milioni 224 mila italiani di 6 anni e più hanno dichiarato di avere letto o scaricato libri online o e-book: una quota pari al 9,1% della popolazione di 6 anni e più ed al 17,3% delle persone che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi. Internet diventa sempre più un veicolo importante per l’editoria italiana, sarebbe interessante poter capire qual è la percentuale dei lettori di ebook all’interno di questi 5 milioni e 224 mila lettori.

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