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Il risveglio della notte, la recensione

Il risveglio della notte di Francesco G. Lugli è un romanzo con una trama avvincente e originale che non disdegna, grazie al suo autore, di fornire tocchi di humour, naturalmente nero.

Titolo: Il risveglio della notte
Autore: Francesco G. Lugli
Editore: Novecento Editore
PP: 360

Sarebbe esercizio inutile girarci intorno. Si può iniziare da frasi fatte, da luoghi comuni ovvero “a Milano girano i soldi”, “a Milano c’è il miglior mercato ittico d’Italia”, “il MIB è a Milano”. Rimane il fatto che la metropoli lombarda presta tranquillamente il fianco, anzi se ne compiace, ad offrire tutti i suoi molteplici aspetti, tutte le sue sfaccettature come ideale e “naturale” scenografia in qualsiasi contesto artistico.

Il romanzo di genere non sfugge a questa regola. Lo intuì, nell’immediato dopoguerra, uno scrittore ucraino che pose le fondamenta per quella che senz’alcun dubbio può essere definita scuola milanese del giallo, scuola capace di produrre nel tempo un’ingente quantità di scrittori di genere.

L’appartenenza di Francesco G. Lugli a questa scuola è indubbia. Come ogni artista che si rispetti, lo scrittore ha il pregio di accompagnare il lettore nell’ ”altra” Milano. Niente Montenapoleone, niente Durini, niente Scala. Una città “dark” avvolta nella scighera, con i suoi cantieri perennemente aperti , con i suoi casermoni periferici che cedono improvvisamente il posto alla campagna. Una città da “tutti i giorni”.

Franco Giannoni passa il suo tempo tra la bottiglia e l’automatica facendo largo uso della prima e riflettendo sull’utilizzo della seconda indirizzata verso se stesso. Ultimo discendente di una generazione di macellai, i migliori di Milano, si trova letteralmente assediato dall’Agenzia delle entrate, e dal suo braccio armato Equitalia, nonché dalla ex-moglie la cui determinazione nello spogliarlo di ogni bene è da manuale.

Tutto a causa della crisi economica che indirizza anche i ceti più abbienti a filosofie da centri commerciali se non da discounts. Quando il baratro è ormai vicino, si trova per puro caso coinvolto in un regolamento di conti malavitoso.

Franco non è uno stupido, anzi è uno che ragiona, che pondera tutte le situazioni e, con un’azione fulminea, si guadagna la fiducia dei killers. Fiducia che, se ben ripagata, potrebbe metterlo al riparo dai suoi guai finanziari ma, com’è noto, essere al servizio di certe congreghe presuppone collaborazione estrema e prezzi alti da pagare…

Il perno del romanzo di Lugli è senza dubbio Franco. Bel tipo, dal fisico prestante, esce dai canoni tradizionali del macellaio. Portato al ragionamento, alla riflessione, alla contestualizzazione. Tutte doti che gli permetteranno di gestire al meglio situazioni non proprio agevoli. Attorno al protagonista ruotano, a mo’ di romanzo corale, molte caratterizzazioni. La coppia di killers, come nelle migliori tradizioni dei gangster-movies, dai nicknames ad hoc: Liscio e Crudo.

Il temuto boss, Don Alfredo, rappresentante di una malavita che non riesce a fare i conti con il tempo e i cambiamenti, la figlia del boss, Marina, erede guasta (stile Fredo Corleone) ma sessualmente insaziabile e una pletora di personaggi in tema ma ognuno con una sua specificità.

Romanzo con una trama avvincente e originale che non disdegna, grazie al suo autore, di fornire tocchi di humour, naturalmente nero, che si inseriscono perfettamente nel contesto e di fornire al lettore rimandi e citazioni cinematografiche e letterarie. Tito Andronico su tutte.

Il tutto nel pieno rispetto di un vero giallo/thriller ovvero costringere il lettore a notti insonni.

4 barbabietole su 5

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