Il ritorno degli Hercules

Hercules come Gesù o come Bukowsky: due versioni (involontarie) di uno stesso mito. Chi vincerà la sfida?

Il ritorno degli Hercules 1

Da qualche anno sono tornati di moda i cosiddetti pepla o, in gergo italico, i sandaloni. Che nient’altro sono che film in costume ambientati nell’antichità romana, greca o pseudo tale, ed aventi ad oggetto gesta eroiche di personaggi storici o mitologici o di pura fantasia (Maciste, ad esempio) più o meno mischiati tra di loro, e spesso con scarsa attendibilità storica e/o filologica soprattutto se a metterci le mani sono i nostri cinematografari ammerriggani.

Come dimenticare gli strafalcioni nel pur superbo Il Gladiatore o le eccessive libertà interpretative (dove sono gli dei? Dov’è l’Epos?) in quella porcata di Troy (al cui confronto Totò contro Maciste è un kolossal…)?

Nella scorsa stagione cinematografica abbiamo avuto il debole sequel di 300, in cui il Mar Egeo sembra il Pacifico ed i nocchieri fanno fare alle navi inchini che Schettino se li sogna, e ben due Hercules di cui mi accingo a parlarvi.

E state tranquilli, nessuno dei due è l’Hercules interpretato da Dwayne The Rock Johnson che potete trovare al cinema in questi giorni.

Il ritorno degli Hercules 2

Hercules – La leggenda ha inizio

Il primo film in questione è Hercules – La leggenda ha inizio, diretto da quel Renny Harlin che ci aveva regalato filmoni come Cliffhanger e 58 minuti per morire-Die Harder.

Bene, dimenticate i titoli testè citati, che sono poi i migliori di Harlin, perchè Hercules è una vaccata senza se e senza ma.

Il film è un’accozzaglia dei più triti stereotipi: il tiranno cattivo che ha due figli, uno suo ed uno, Hercules, frutto di una bottarella che Zeus ha dato alla regina (dopo essere stato da lei invocato per fare giustizia delle angherie che il tiranno fa passare a tutti).

Il figlio legittimo e bruttino è invidioso del fratello (che nessuno, tranne la madre ed il precettore, sa essere il figlio di Zeus) il quale, biondo, muscoloso, dotato di 352 denti splendenti, innaturalmente buono ed ingenuo ed insulso come la Coca-cola sgasata, si fa la principessa di Creta promessa sposa al primo.

La principessa scappa con Hercules, ma vengono catturati e lui viene spedito, dal patrigno, in una missione pericolosa dalla quale uscirà vivo. Tutti lo credono morto, ma Hercules, divenuto schiavo e gladiatore, riconquista la libertà a suon di combattimenti e torna in Grecia per fare giustizia.

Ciò che più colpisce, oltre alla noia, è la visione cristologica di questo Hercules: si comincia con l’Annunciazione, quando una vestale compare nel tempio e profetizza alla regina che partorirà il figlio di Zeus.

Verso il finale l’aspetto evangelico si manifesta apertamente: Hercules è catturato e torturato, incatenato alle braccia a guisa di croce, ed il tiranno patrigno, davanti al popolo tutto, gli si rivolge dicendo: Se sei veramente il figlio di Zeus, perché non salvi te stesso?.

Personalmente, gli avrei fatto rispondere che sarebbe stato un inutile sfoggio di potenza (e lascio a voi indovinare la citazione), ma tant’è.

Direi che può bastare. Oltre a questo, cosa resta di Hercules – La leggenda ha inizio? Una banale e sdolcinata storia d’amore che annacqua le potenzialità del mito, gli ormai consueti combattimenti corpo a corpo con calci volanti e capriole anti-gravità, e le chiappe tornite del semi-dio che qualche signorina potrebbe apprezzare.

Passiamo invece al più cazzaro Hercules – Reborn, prodotto indovinate da chi? Ma dalla Asylum, ovviamente!

Guarda su Youtube il trailer di Hercules – La leggenda ha inizio.

Il ritorno degli Hercules 3

Hercules – Reborn

Girato interamente in Marocco, assolutamente inattendibile sotto ogni profilo storico e mitologico, ambientato non si sa dove (città e personaggi con nomi inventati o buttati a cazzo, un po’ greci, un po’ latini, un po’ come vi pare), privo di effetti speciali che non siano spruzzi di sangue in digitale, Hercules – Reborn è un film che, nonostante tutto, si fa vedere senza annoiare e senza avere le pretese del kolossal holliwoodiano.

Come al solito, con la Asylum le chiacchiere stanno a zero. L’idea di base è geniale, e parte subito in media res: Hercules, reso pazzo da una pozione, ha sterminato moglie e figli e da quel momento, in preda al rimorso, è divenuto un barbone lurido, alcolizzato e biascicante che rutta e vomita in giro a bettole.

In una città vicina, un golpe sanguinoso ha incoronato tiranno un generale dell’esercito assetato di potere, ricchezze e di quella bonazza della principessa. Il di lei amoroso, a capo di una task-force, va in cerca di Hercules, unico in grado di sconfiggere il tiranno e riportare la pace nel regno.

Per il semi-dio, interpretato da un wrestler di ultima generazione che sembra l’incrocio tra Gattuso e Conan il barbaro, sarà l’occasione per liberarsi dall’alito vinoso, ritrovare se stesso e guidare la rivolta.

È tutto molto semplice e lineare, in Hercules – Reborn, senza tante smancerie e sospiranti pene amorose. Ed anche le lotte sono molto più verosimili perché senza i soldi per il wire-work ci si affida alle meno care, e con i piedi veramente per terra, coreografie di pugni e spade.

Non è recitato nemmeno malaccio, ma fanno sorridere le comparse dai chiari tratti nordafricani vestite da soldati romani (ehi, quello passava il magazzino dei costumi…): un po’ come vedere un marocchino che fa il centurione davanti al Colosseo.

Insomma, il confronto tra i due muscolosi lo vince senza dubbio Hercules “Conan-Gattuso” Reborn. E con questo vi saluto e vi auguro buona estate.

Guarda su Youtube il trailer di Hercules – Reborn.

 

P.S.

State in campana, tra qualche giorno esce Sharknado 2 che, come dice il promo, dà un altro significato alla parola motosega…

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