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Rogue One, la recensione

Rogue One: A Star Wars Story, la recensione di Giacomo Brunoro

Rogue One: A Star Wars Story è un film inutile per più di un’ora che poi a sorpresa esplode in un finale clamoroso che sfiora il capolavoro.

Rogue One: A Star Wars Story è finalmente nelle sale. Ieri sera, sfidando le forze del lato oscuro che avevano scatenato su tutta la pianura Padana un nebbia che neanche su Dagobah, ho deciso di farmi del male alla proiezione delle 00.01. Sinceramente non avevo grandi aspettative, pensavo di vedere il solito prodotto perfetto alla Disney con sceneggiatura piatta e rassicurante e blablabla.

E, per buona parte della proiezione, così è stato: storia visivamente impeccabile, a parte il talebano Saw Gerrera interpretato da un Forest Whitaker a metà tra il ridicolo e l’imbarazzante. Tutto il resto filava via liscio: visual impeccabile, personaggi stereotipati e tagliati con l’accetta perfettamente comprensibili anche da un lobotomizzato, citazioni narrativamente inutili ma che fanno tanto Star Wars, ecc. ecc.

Poi, a mezz’ora dalla fine, mentre sei lì che stai per addormentarti, avverti improvvisamente un tremito nella forza e… boom! succede qualcosa di inaspettato: i ribelli sbarcano su Scarif e il film si trasforma in uno sparatutto che esce dalle logiche Star Wars, una sorta de I 4 dell’Oca Selvaggia in chiave sci-fi che ti fa saltare sulla sedia e dire “sì cazzo, questo è quello che volevo vedere!”

Per non parlare degli ultimi 5 minuti del film che sono già entrati di diritto nella leggenda di Star Wars. Una delle sequenze più intense di sempre. Ed è in quel preciso momento che torna la magia di una saga capace di emozionare come poche altre al mondo, esplode la potenza narrativa di una storia che ormai si è sedimentata nel profondo di intere generazioni.

Così di colpo tutte le cazzate grandi e piccole viste fino a quel momento spariscono e non hanno più senso, torni bambino e ti godi lo scintillio devastante dell’epica di Star Wars con il sorriso stampato in faccia.

E quindi com’è questo Rogue One: A Star Wars Story? Sicuramente un ottimo film, ma quando c’è di mezzo il franchise di Star Wars l’ottimo deve essere il punto di partenza. A mio avviso comunque è un film più vero e molto più coraggioso de Il Risveglio della Forza , nonostante i tanti difetti.

Probabilmente il fatto di essere una sorta di spin-off della saga principale (anche se poi a ben guardare non è affatto uno spin-off) ha permesso agli autori qualche libertà in più, certo è che se avessero schiacciato duro sull’accelleratore e, soprattutto, se avessero accorciato il film di mezz’ora (‘sta mania di fare film lunghi 2 ore e passa senza motivo è insopportabile), ieri sera al cinema si sarebbero viste scene imbarazzanti di fan urlanti con la bava alla bocca in preda al delirio.

E così anche questo Rogue One ce lo siamo tolti dalla palle, per citare un classico. Ora tocca aspettare il prossimo cinepanettone targato Star Wars che arriverà puntuale nelle sale il prossimo 15 dicembre. Che la forza sia con voi!

 

Una serie di critiche gratuite e una speranza (da qui in poi è tutto uno spoiler)

La Star Destroyer bianca luccicante appena uscita dall’autolavaggio non si può vedere: fintissima, sembra fatta con i Lego. Di Saw Gerrera / Forest Whitaker ho già detto. Jyn Erso / Felicity Jones deve avere un problema ai muscoli facciali perché riesce a fare solo due espressioni ma alla fine va bene così, la amiamo tutti (a parte il pippone trasudante retorica vuota e stupida durante la riunione dell’alleanza ribelle che è francamente inguardabile).

Il wannabe di Han Solo che si permette anche il discorsetto moraleggiante è penoso (sì, sto parlando di Cassian). Il wannabee jedi orbo è un’altra di quelle cose che proprio non si possono vedere. Il wannabe D3BO, un po’ scemotto ma simpatico, non si può più vedere nei film di Star Wars: vi prego basta, a sto punto ridateci Jar Jar.

Cari amici sceneggiatori, dovete risolvere il problema degli scontri in campo aperto perché sta cosa degli stormtrooper che hanno una percentuale di colpi centrati inferiore allo 0.0001% ormai non è più sostenibile. E risolvete anche il problema dello “spazio” e del “tempo”, due caratteristiche fisiche che andrebbero considerate quando si scrive una storia. Non si può fare sempre tutto alla cazzo di cane con gente che sotto alla pioggia scala muri verticali di centinaia di metri in pochi secondi, solo per dirne una.

Ma, soprattutto, vi prego, vi supplico, vi scongiuro: fate un film di 4 ore in cui c’è solo Darth Vader che mena mazzate a destra e a manca con la spada laser rossa massacrando gente a caso. Tutto il resto è noia.

 

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