I romagnoli ammazzano al mercoledì, la recensione

I romagnoli ammazzano al mercoledì, la recensione di Giulia Mastrantoni

I romagnoli ammazzano al mercoledì, la recensione di Giulia Mastrantoni del romanzo di Davide Bacchilega pubblicato da Las Vegas Edizioni.

I romagnoli ammazzano al mercoledì, la recensione di Giulia MastrantoniTitolo: I romagnoli ammazzano al mercoledì
Autore: Davide Bacchilega
Editore: Las Vegas Edizioni
PP: 270

Non è che si può scegliere se morire di sabato, di lunedì o di giovedì. Si muore e basta, possibilmente di morte naturale. Ma quando bisogna proprio essere ‘fatti fuori’, allora i romagnoli vengono ammazzati di mercoledì. Perché è il giorno più caotico, più affollato, quello in cui il mercato rende le strade un vortice di passanti. E chi fa caso a un morto, se ci sono così tanti potenziali acquirenti davanti al banchetto della frutta? Quindi, poche storie: si ammazza di mercoledì.

Mentre Stefano Guerra esce ignaro dal suo letto, Ermes Donati lascia raffreddare il caffè che ha ordinato più per non dare nell’occhio che per altro. E nel frattempo, il bravo Ruben pregusta il bottino della sua vita: quarantamila euro, tutti per Harriet.

Il problema è che i ‘cinesi che contano’ e gli scommettitori russi non sono troppo felici, perché se il Ravenna e il Rimini non perdono si rischia di far perdere un bel capitale ai bookmaker e ai loro clienti. E così, a Ruben viene assegnato l’ingrato compito di corruttore, mentre Igor Spadavecchia, sedicente agente letterario, vede la sua automobile andare in fiamme: che accidenti sta succedendo a Pavaglione?

Irma Pelosi avrebbe alcune delle risposte, ma presa com’è a poetare di certo non può prendersi la briga di andare a sbrogliare matasse. A meno che quello stronzo di Guerra non dichiari che le Epifanie Lesbomistiche sono il peggiore flop nella storia della non-poesia. In quel caso, Irma ce l’ha eccome il tempo di invischiarsi nei fattacci di Pavaglione…

Un romanzo che, riassunto così, sembra un carosello di personaggi improbabili e intrighi da capogiro. E in effetti, è proprio questo: un crescendo di tensione che non manca mai di ironia, colpi di scena e imprecazioni romagnole. Una storia diversa dalle solite, raccontata con parole nuove e decisamente godibile. Un piccolo capolavoro dell’editoria che seleziona e lavora sui testi, curandone ogni dettaglio. Un libro, insomma, che è un libro nel vero senso del termine. E con una copertina fighissima.

“La bisca clandestina di Ermes Donati è un non-luogo in una terra di nessuno. Lui la chiama club, ma è uno spaesante rifugio per vampiri, un antro ammuffito dove non batte mai il sole. Una volta che ci sei cascato dentro, il senso dell’orientamento ti abbandona”.

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