Sabotage, la recensione

Sabotage porta lo spettatore nell’America più dura e violenta, ma segna un passo falso clamoroso per il vecchio zio Arnold.

Dimentichiamoci l’autoironia e le esagerazioni della fortunata serie I Mercenari. Il vecchio zio Arnold ha toppato alla grande in una pellicola considerata il suo primo flop totale e assoluto.

Sabotage porta lo spettatore nell’America più dura e violenta mostrando come oramai la patria dei coraggiosi sia diventata l’ombra di sé stessa. L’aura di gloria e avventura di ogni action con protagonista Schwarzenegger è spazzata via da un tornado di crudo realismo e a farla da padroni sono vite violente vissute violentemente dei tipi, chiamarli personaggi sarebbe troppo, al centro delle scene.

Sabotage, la recensione

La trama è quanto di più tradizionale ci possa essere, al punto che quasi non esiste facendo solo da lontano il verso a Dieci piccoli indiani.

Un gruppo di uomini e una donna super addestrati e con un passato nella forze armate compongono una squadra speciale della DEA, capitanata da un Anroldone serio e martoriato dal mondo, ma che nonostante tutto resiste caricando sulle sue vecchie spalle muscolose tutta la violenza che lo circonda, buttandone lui stesso un altro bel po’ quando quel peso sanguinolento sembra decrescere.

Questa piccola ma ultra agguerrita unità, utilizzata per contrastare il traffico di droga tra Usa e Messico, rimane invischiata in un regolamento di conti che contrappone ai protagonisti un misterioso traditore nella DEA e un cartello messicano.

Sullo schermo la trama prende la forma di una serie di scontri a fuoco che trasudano edonismo e null’altro.

Le inquadrature dal punto di vista dei vari tiratori e sistemi d’arma si sprecano, dando davvero l’impressione di essere nello scontro con bossoli che saltano via da otturatori roventi e pezzi di arredamento che esplodono intorno a noi.

Sabotage, la recensione - Arnold

Gli antagonisti sono stereotipati al limite del ridicolo e relegati al ruolo di bersagli umani o carnefici vestiti come peones.

Con premesse del genere sembra che i detrattori di questa pellicola abbiano ragione a definirla fantozzianamente una cagata pazzesca!

Sabotage è un film che può essere goduto in un solo modo: bisogna sedersi sul divano con lo stesso patema che si ha quando facendo zapping si scopre un documentario sui capibara non ancora visto.

Guarda il trailer ufficiale di Sabotage su Youtube

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  • Massimo

    Non sono d’accordo. Saboatge ci presenta un inedito Arnold, diverso da quello tetragono e monolitico di Codice Magnum e Commando, altro dalle operazioni nostalgia dei Mercenari e (quella sì una ciofeca) di The Last Stand. Sabotage continua (in maniera un po’ più iperrealista) la rappresentazione della violenza, e della miseria umana che la genera o che ne deriva, che David Ayer (il regista e sceneggiatore) porta avanti da Training Day, Harsh Times e End of Watch (e nel da poco uscito Fury). Al di là dell’esegesi, secondo me Sabotage resta un buon prodotto di entertainment.

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