Salone del Libro 2014: siamo entrati gioiosamente nell’epoca della Crisi Infinita

Salone del Libro 2014: siamo entrati gioiosamente nell'epoca della Crisi Infinita

Il Salone del Libro 2014 anche per quest’anno è andato. Se dovessi sintetizzarlo in breve userei parole come paradosso, contrasto, stravaganza. Provo a spiegare perché.

Per la prima volta quest’anno a Torino la crisi che sta colpendo l’editoria da anni era evidente: spazi enormi vuoti, molti meno editori rispetto agli altri anni, editori che normalmente avevano stand importanti che si sono presentati con stand palesemente al risparmio (usiamo un eufemismo). E poi pochi autori internazionali di peso, uno stato ospite come il Vaticano (sic!) che dimostra la precisa volontà/necessità di fare scelte al risparmio. Tanti stand che con l’editoria non c’entravano una mazza.

Eppure, nonostante i mille problemi innegabili che stanno rivoltando il sistema editoriale come un calzino, sono tornato da Torino con una carica di energia positiva pazzesca. Ho incontrato persone straordinarie, mi sono divertito da matti, sono stato travolto da una carica di entusiasmo pesantissima. Ho ascoltato tante idee interessanti, ho avvertito in maniera palpabile che tutto è cambiato. Non so cosa succederà nei prossimi anni, credo che nessuno possa saperlo, ma ho avvertito in maniera netta che esiste una nuova generazione di autori, di editori, di lettori e di semplici appassionati che ha capito che non ha più senso parlare di crisi.

Il mondo editoriale (e non solo) è definitivamente cambiato, tanto che oggi esistono due tipi di persone: quelli che credono che prima o poi si uscirà dalla crisi e che continuano a ragionare reiterando vecchi schemi di conservazione del potere e quelli che invece hanno capito che siamo entrati in una nuova epoca, l’epoca della crisi infinita. E sapete una cosa? Nella crisi infinita si sta benissimo. Basta lagne, basta peana funebri, basta dare la colpa alla gente, basta chiedere aiuti di stato, basta lamentarsi che è tutta colpa della tv, dei videogiochi, del cinema, di internet, degli ebook, della pirateria, delle cavallette… per usare un citazione colta potremmo dire che i bei tempi dei ditalini alle vostre Mary-Jane-Fica-Rotta con le loro belle mutandine rosa sono finiti.

Si è consolidata ormai una nuova generazione che ha capito che bisogna sporcarsi le mani, che è indispensabile confrontarsi con il mercato, che i libri bisogna venderli e non soltanto pubblicarli. Una generazione di autori che si diverte a scrivere, che è stanca di vedere i soliti quattro babbioni lamentarsi di quanto doloroso sia scrivere. Il grande Joe Lansdale a Torino ha chiuso il discorso “sofferenza degli scrittori” con una sola frase: Pensi che scrivere sia doloroso? Prova a dover scavare pozzi o a dover tenere a bada un asino imbizzarrito e poi ne riparliamo. Scrivere per me è un enorme divertimento. Questa nuova generazione di autori  e di professionisti dell’editoria è figlia di una nuova generazione di lettori. Persone stupende, animate da una passione enorme, competenti, ricche di una umanità grandiosa. Sono loro il motore di tutto.

E adesso partiamo con una valanga di ringraziamenti in ordine rigorosamente sparso per provare a descrivere quattro giorni di emozioni intensissime: un grazie supremo a Matteo Strukul e Andrea Andreetta, inseparabili compagni di viaggio di quel fantastico carrozzone di follia che è Sugarpulp (un grazie enorme alla ragazza di fuoco per averci sopportato!).

Grazie a Mauro Falciani, il libraio più rock d’Italia: vedere una persona così strabordante di passione e amore per i libri e per la letteratura non ha prezzo. Grazie a Federica Belleri, Mauro de Marco, Paolo Pedote, Lara Orrico, Natascia Pane, Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai (li mortacci Mirko, ho perso due ore soltanto per recuperare online la grafia corretta del tuo cognome!), Maria Ferra, Monica Malatesta, Fabio Chiesa, Tommaso LabrancaLorenzo Mazzoni, Marco Belli: alcuni di loro li conosco da una vita, altri li ho conosciuti quest’anno a Torino. Hanno tutti una cosa in comune: sono dei fighi pazzeschi.

Grazie a Simone Bedetti e a tutto lo staff di Area 51 Publishing: ogni anno mi insegnate un sacco di cose e siete la dimostrazione concreta di come si possano fare cose serissime senza prendersi troppo sul serio. Grazie a tutto lo staff di Edizioni.Multiplayer: state facendo un lavoro pazzesco, pubblicate dei libri cazzutissimi, siete delle persone fantastiche ed è bellissimo vedere finalmente una realtà imprenditoriale moderna come la vostra nel mondo del libro. Grazie a tutti i nerd che hanno affollato l’evento dedicato a Star Wars e a tutta la 501a Italica Garrison: siete semplicemente i migliori.

Grazie a tutte le donne meravigliose che ogni anno affollano l’IBF: siete splendide ed è anche grazie a voi se l’editoria è, nonostante tutto, un posto bellissimo in cui stare e fare delle cose. Grazie a Joe Lansdale perché mi ha dimostrato per l’ennesima volta che la semplicità è la chiave di tutto. Grazie anche a molti dei vecchi babbioni del cosiddetto establishment culturale italiano: vedendo le scene pietose in cui cercavano disperatamente di sembrare giovanili alla varie feste a cui ho partecipato, mi hanno mostrato per l’ennesima volta tutto quello che non voglio essere mai.

E grazie anche a tutti quelli che mi sono dimenticato di ringraziare e quelli che non c’erano: ci si vede in giro.

 

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