Sangue Misto, o del farsi schiantare da un libro

Sesso e lucertole a Melancholy Cove

L’hardboiled puro non sta solo negli USA, si scatena anche in Sudafrica e il suo ritmo è quello di “Sangue Misto”. Un romanzo cinematografico, storia con incastri perfetti e con una tensione folle.

Sangue Misto, o del farsi schiantare da un libro.Titolo: Sangue Misto Autore: Roger Smith Editore: Einaudi PP: 326 Prezzo: 17 euro Non mi capito spesso di provare inquietudine leggendo un libro. Di sentire la necessità, a un certo punto del testo – quando ti affezioni a qualche personaggio o quando ti senti calato dentro il pozzo oscuro di una violenza così corrotta e immorale da sembrarti a portata di un’inquietante realtà – di sbirciare furtivo le pagine finali per capire se quel personaggio è vivo o morto. Di provare una sorta di repulsione terrorizzata per l’accavallarsi di storie e personaggi così vivi da farti sentire immerso – e indifeso – nella storia.

Un libro per cui mi sento di spendere l’aggettivo “sublime”. Sono esagerato? Sì, e me ne frego; mi smentisca chi ha opinioni contrarie, amo il contraddittorio. Roger Smith è uno scrittore-regista-sceneggiatore sudafricano. Il libro, infatti, ha ritmo cinematografico e trama da thriller socio-politico e la sua qualità è data dai personaggi che Smith mette in scena, dalla magistrale e crescente tensione con cui la storia è costruita e – infine – dalla maestria con cui i personaggi vengono calati nella narrazione e con cui da questa ne escono da – per dirla con Levi – salvati o sommersi.

Sangue Misto, il libro

Jack Burn è un americano rifugiatosi con malloppo e famiglia a Città del Capo – per la precisione a Table Mountain – il quartiere dei ricchi, per fuggire da un’ombra assassina che lo seguiva negli U.S.A.. Ha una moglie incinta che lo odia e un figlio, Matt, che è – a mio avviso – la figura chiave del romanzo. Burn è un ex marine; quando due teppisti violenti sgorgati dalla fogna esistenziale che sono i Flats entrano in casa sua non ci mette molto ad accopparli. Da lì inizia la storia. E l’inferno di Burn. Un poliziotto disgustosamente grasso, puzzolente e corrotto, Barnard, fiuta l’odore del peccato e si mette alle costole di Burn, ricattandolo e arrivando – nel dipanarsi del romanzo – a picchi di inumana violenza così da renderlo odioso e da far provare in chi legge il desiderio di squartarlo.

Ma Burn ha tanti nemici. Due di questi, antitetici per storia, stile e motivazione, sono però uniti da un odio ancestrale nei suoi confronti: il nero Disaster Zondi, alto funzionario di polizia spedito da Johannesburg per sradicare la corruzione, che ha conti in sospeso con Barnard e Benny “Mezzosangue” Niemand, un guardiano ex galeotto che vede tutto quel che accade nella casa di Burn e che di Burn diviene involontario e duro alleato. Infine c’è Carmen Fortune, spiantata mignotta strafatta di tik la sporca, ma pura e umana, coscienza dei Flats. Della storia in sé, come mio solito, non dico nulla di più: il libro va letto. Punto.

Ciò che vorrei provare a mettere in comune qui sono alcune sensazioni provate leggendo questo libro e gli echi che ho sentito risuonare nell’incedere di questo hardboiled che mescola violenze, tenerezza, disgusto e redenzione. Innanzitutto, come già detto, c’è il potere magnetico di tenere il lettore incollato alle pagine e agli eventi, dosando con sopraffina sapienza violenza, intimità, tenerezza, tortura psicologica, disvelamento a piccole dosi di brutalità, squallida miseria e riscatto. Sommersi e salvati sopravvivono nel Sudafrica post apartheid tratteggiato da Smith. Apartheid che si respira nei gironi danteschi in cui Città del Capo è divisa, nelle motivazioni profonde per cui Zondi – l’impeccabile e incorruttibile Disaster Zondi, ispettore nero della polizia in lotta contro la corruzione – desidera profondamente vendicarsi del bianco e disgustoso Barnard, macchiatosi di indicibili atrocità nell’era del razzismo di stato o, infine, nell’impietoso purgatorio in terra che spetta ai “mezzosangue” come Benny Niemand. Anch’egli mosso da desiderio di vendetta.

Vendetta che però diventa Giustizia, in una lotta tra bene e male che è sempre in cammino su un’affilata lama di rasoio. Dove vige un magistrale uso di personaggi, figure retoriche e situazioni con cui Smith mette in scena le “immagini del bene e del male”, per citare Martin Buber, che si affastellano nella storia. Su tutti questi personaggi spiccano il piccolo Matt e Carmen. Il primo è il candido e disarmante grumo di tenerezza utilizzato da Smith con un “cinismo letterario” fantastico e sapiente: ho tremato, per Matt. Carmen, una reietta, prostituta, drogata, puzzolente che – pur obnubilata dal tik e da una vita lacerata – non smette di sentire il flebile, ma giusto, respiro della coscienza. E lei, sommersa, è capace di salvare.

Il finale è spiazzante; crudo. Per nulla consolatorio. Ma giusto, dannazione. Tanto giusto. Un libro che non può mancare in chi, come noi, ama questa letteratura così fottutamente avvincente. Burp!

Tags:

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2016 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account