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Andrzej Sapkowski, “io scrivo semplicemente parole”

Andrzej Sapkowski in conferenza stampa a Lucca Comics & Games 2019 ha parlato di The Witcher e del suo lavoro di artista.

Andrzej Sapkowski alla conferenza stampa di stamattina ha dimostrato di essere un ottimo performer. Carattere spigoloso e tagliente, ironico al punto giusto, l’autore polacco sta vivendo un periodo d’oro: i suoi libri vendono tantissimo e la sua creazione, The Witcher, sarà uno dei prossimi titoli di punta di Netflix.

Non parliamo poi dei videogiochi e di tutto il materiale connesso allo “strigo” più famoso di sempre che ormai è diventato a tutti gli effetti un brand worldwide.

La conferenza stampa a Lucca Comics & Games 2019

Abbiamo incontrato il maestro polacco questa mattina a Lucca Comics & Games. Come detto poco fa Sapkowski si è dimostrato un vero istrione, divertendosi anche a punzecchiare i giornalisti.

Di fronte alle molte domande sul rapporto tra i suoi romanzi e il cosiddetto universo espanso che ne è sorto Sapkowski ha ribadito più e più volte un concetto:

Io mi limito a scrivere parole, metto le lettere nel giusto ordine. Quando scrivo però non vedo niente, non immagino niente.

Il maestro ha sottolineato di essere poco interessato quindi all’universo multimediale di The Witcher, anche se ha detto di essere rimasto sbalordito dopo aver visto il trailer della nuova serie di Netflix.

A me non interessa quello che viene fatto con il mio personaggio al cinema o in altri contesti, anche se è chiaro che è il mio personaggio e sarà sempre il mio personaggio. Per quanto riguarda le dispute legali con CD Projekt posso solo dire che tutta questa faccenda ormai è andata oltre il mio controllo, è diventata troppo grande. E aggiungo anche che ora, in questa fase della mia carriera, i soldi non significano nulla per me.

Diversi giornalisti hanno provato a far dire qualcosa di più a Sapkowski che, però, ha sottolineato più e più volte che la sua arte consiste semplicemente in una cosa: “put it the words in the correct order”. Tutto qui.

Sapkowski: “I’m a fucking artist!”

Certo, non ha dimenticato di ricordare che lui il suo lavoro lo sa fare dannatamente bene e, infatti, quando gli è stata chiesta la differenza tra un artigiano e un artista (visto che da come parlava quel suo “mettere in ordine le paroline giusta” sembrava tanto il lavoro di un artigiano) il maestro non ha avuto dubbi:

Non conosco la differenza tra un artigiano e un artista, ma una cosa è certa, io sono un artista. I’m a fucking artist! Proprio come Leonardo ha dipinto la Monna Lisa io ho creato

È evidente che Sapkowski ha un’altissima opinione di sé e del suo lavoro, e ha tutti i motivi del mondo per avercela visti i risultati raggiunti. Risultati che però hanno radici profonde, se è vero che il maestro ha detto di aver letto qualsiasi cosa fantasy sia stata pubblicata:

Sono stato un grande fan di Tolkien, che in Polonia è stato tradotto a metà degli anni ’60. Me l’ha fatto conoscere la mia prima moglie e per me è stata un rivelazione. In quel periodo leggevo tantissimo, fino a 200 libri l’anno, forse di più. Credetemi se vi dico che non esiste autore fantasy che io non abbia letto. Chi è il migliore oggi? Joe Abercrombie, non ci sono dubbi.

Traduttore/Traditore

Sapkowski ha salutato la stampa in italiano e ha dimostrato di conoscere bene la nostra lingua. Gli ho chiesto che ne pensasse delle traduzioni dei suoi romanzi, e ancora una volta il maestro non ci è andato giù leggero:

L’unica traduzione fedele delle mie opere è quella in Ceco. Conosco personalmente il traduttore e posso dire che ha fatto un lavoro stupendo. Non sono in grado di giudicare tutte le traduzioni, dato che i miei libri sono tradotti in 35 lingue. In diversi casi però ho potuto valutare il lavoro fatto dai miei traduttori visto che parlo una quindicina di lingue. Come dite voi in italia “traduttore uguale traditore” (questo l’ha detto in italiano, ndr.).

La lingua che conosce meglio è il russo, lingua imparata durante la guerra in Afghanistan.

Quando gli è stato chiesto però se volesse parlare di quel periodo e se gli anni della guerra fossero finiti in qualche modo dentro alle sue operee il maestro si è rabbuiato e ha detto che di quell’esperienza non voleva parlare. Credo sia molto facile capirne il motivo.

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