Scream For Me Trieste

Scream For Me Trieste, Iron Maiden Live a Trieste 2016

Scream For Me Trieste, gli Iron Maiden regnano supremi in uno scenario da favola. Up the Irons!

Scream For Me Trieste, l’urlo di battagli di Bruce Dickinson, ieri sera ha infiammato Piazza Unità d’Italia. Gli Iron Maiden hanno scelto Trieste per la 72esima data del loro faraonico The Book Of Souls Tour 2016, tour che si chiuderà il prossimo 4 agosto a Wacken in Germania in uno dei festival europei più amati dal pubblico, il mitico Wacken Open Air. Un tour che è partito a febbraio che ha portato i Maiden in 36 paesi nel mondo per 72 date complessive (per la prima volta anche in Cina).

La location

Piazza Unità d’Italia a Trieste è una location dalle bellezza impressionante, un salotto mitteleuropeo di fronte all’Adriatico dal fascino senza tempo. Diciamo che non capita tutti i giorni di godersi un concerto in uno scenario tanto suggestivo, a memoria soltanto l’Arena di Verona può essere paragonata a una location del genere. Essere in mezzo a una piazza però rende il tutto ancora più emozionante dato che sei nel cuore pulsante di una città, una città intera attraversata dal gioioso casino della Maiden Family.

Il concerto

Quello di ieri è stato il mio decimo concerto dei Maiden e, come sempre, sono rimasto senza parole di fronte alla maestosità di uno show che definire monumentale è dire poco. Anno dopo anno i Maiden hanno continuato a crescere, a investire negli aspetti più teatrali di quello che non è un semplice concerto ma uno show a tutti gli effetti. Che poi questi sei vecchietti siano in grado di polverizzare anche qualsiasi pub di provincia con tre chitarre e due ampli questo è un altro discorso… Credo che questo tour abbia rappresentato l’apice della loro carriera, forse anche perché arrivato dopo la malattia di Bruce Dickinson.

L’emozione percepita ieri era palpabile: una marea di persone felici che cantavano, urlavano ballavano, piangevano, si ubriacavano insieme a dei vecchi amici. Gente che nonostante tutto si diverte come un bambino a stare sul palco senzaprendersi mai troppo sul serio. La sera prima del concerto Steve Harris se n’è andato a cena alla Taverna del Ghetto come un turista qualsiasi, soltanto dopo aver giocato una partitella di calcio con il Nagane Mujesane, una squadretta locale (5-5 il punteggio finale).

Lo stesso Bruce Dickinson era visibilmente emozionato sul finale quando ha parlato della fatica di quel lungo tour, della situazione difficile che tutto il mondo sta vivendo, della fortuna di suonare in una location del genere, con le urla del pubblico in delirio che lo hanno addirittura costretto a interrompere per quasi un minuto il suo discorso. Pubblico davvero caldissimo con gente da tutta Italia ma anche tanti sloveni e austriaci, forse uno dei concerti dei Maiden più “caldi” a cui abbia assistito. Momenti top del concerto per il sottoscritto: Powerslave, Iron Maiden, Blood Brothers e Wasted Years. Mi ha un po’ deluso Tears Of The Clown, pezzo che quest’anno ho ascoltato fino alla nausea e che dal vivo non ha reso al 100%.

La scaletta completa del concerto

Questa la scaletta completa del concerto di Trieste: Intro: Doctor Doctor

  • If Eternity Should Fail
  • Speed of Light
  • Children of the Damned
  • Tears of a Clown
  • The Red and the Black
  • The Trooper
  • Powerslave
  • Death or Glory
  • The Book of Souls
  • Hallowed Be Thy Name
  • Fear of the Dark
  • Iron Maiden

Bis:

  • The Number of the Beast
  • Blood Brothers
  • Wasted Years

Solo per i veri Maiden fan

Domanda per i puristi dei Maiden: sbaglio o questo è il primo tour in cui non è stata suonata nemmeno una canzone Seventh Son of a Seventh Son?

Ovazioni a manetta per Nicko McBrain che, oltre ad aver salutato il pubblico in un italiano improbabile è stato perfino smutandato (nel senso letterale della parola) da Bruce Dickinson. Da lacrime agli occhi la Jackson rossa sfoderata da Adrian Smith per Iron Maiden che replica la mitica Ibanez Destroyer dei tempi di The Number Of The Beast. Agghiacciante la Gibson Les Paul di Dave Murray con tanto di tremolo (inguardabile quasi quanto i gilet di Dave e Adrian). Janick Gers in alcuni momenti ha perfino suonato in maniera quasi decente, al netto del suo essere un animale da palco come pochissimi al mondo.    

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