Annunci

Seal team, la serie

SEAL TEAM

Seal team, la recensione di Matteo Marchisio della serie con David Boreanaz e Michaela McManus arrivata alla seconda stagione.

Che finalmente sia arrivata una serie tv di guerra degna di questo nome e che non ci si vergogni di guardare?

Seal Team è una figata, forte dell’unione di componenti quasi invisibili, che troppe volte latitano, con quegli aspetti che ci fanno amare maggiormente le serie tv d’azione: proiettili che volano ed esplosioni.

Accanto alle sparatorie e le missioni dei Seal, l’élite dell’esercito americano, troviamo attori convinti, finalmente sporchi a fine azione, pieni di sentimenti che vanno oltre il machismo di rito.
22 puntate per la prima stagione uscita nel 2017, e altrettante previste per la seconda, rinnovata fino a fine 2019.

Battaglie sempre al limite, ferite mortali curate al volo, e tanto bromance danno un tono di credibilità a situazioni che, almeno nelle intenzioni degli autori, dovrebbero essere disperate.

La trama non è neanche da commentare, ed è il ben noto minestrone di accoliti dell’ISIS da fermare, complotti di geopolitica anti-occidente vari, più la goccia di doppiogiochismo che ci si aspetta.

Il comparto maschile è capitanato da David Boreanaz, (ricordate il fidanzatino di Buffy l’ammazza-
vampiri?) mentre quello femminile da Michaela McManus, per i fan delle biondine. Cerberus il cane-mascotte aumenta il livello di simpatia dei Buoni quel tanto che basta per bloccare sulla sedia anche la morosa più restia.

Un prodotto del genere non poteva che essere marchiato USA e dimostra quanto una sceneggiatura trita e ritrita riesca comunque a coinvolgere grazie al giusto esborso di dollari. Non giriamoci intorno, una serie tv d’azione non può più permettersi effetti speciali di serie B e pistole comprate nel negozio in fondo alla via.

Visivamente Seal Team impressiona: i colori sono taglienti, tanti chiaroscuri in cui sguazzano alla perfezione i flash degli M4 e dei laser di puntamento, più gli scorci di paesaggi lontani dal portellone spalancato di un elicottero da combattimento.

Uno dei punti di forza maggiori è la cura dei dettagli, sia nelle azioni, che in tutto quello che circonda o ricopre i protagonisti. In SIX avevamo visto un tentativo mal riuscito di accuratezza, fallito per l’ignoranza generale del prodotto, ma Seal Team ha fatto centro.

Gli equipaggiamenti provengono dalla quasi sterminata marea di marchi e modelli utilizzati dai veri operatori, aspetti che un occhio esperto coglie al volo riconoscendo lo sforzo compiuto nella ricostruzione storica, e che uno spettatore occasionale apprezza inconsciamente mentre si gode una scena palesemente ben fatta.

Non per nulla il successo mediatico e la copertura pubblicitaria della serie gode dell’effetto volano delle ditte sponsor di ogni fotogramma: accanto alla pubblicità della casa cinematografica, si associano le case di equipaggiamenti e accessori, molte davvero di nicchia anche per il mercato militare, che fanno rimbalzare sui social, IG in primis, i fotogrammi in cui campeggia il proprio prodotto.

Non per nulla forse l’unica pecca sono quei frame che strizzano l’occhio per i millisecondi giusti al mondo delle inquadrature pubblicitarie. Ma sono quisquilie. Seal Team è la serie che aspettavamo.

Annunci
Tags:

Visual, theme customization and a lot of love for this website are by Andrea Andreetta

Log in with your credentials

Forgot your details?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: