Il segno della croce, la recensione

Il segno della croce, la recensione di Massimo Zammataro

Il segno della croce, la recensione di Massimo Zammataro per Sugarpulp MAGAZINE del nuovo romanzo di Glenn Cooper.

Il segno della croce, la recensione di Massimo ZammataroTitolo: Il segno della croce
Autore: Glenn Cooper
Editore: Editrice Nord
Pag. 416
Prezzo: euro 19,90

Il segno della croce parte da lontano, ai tempi dell’imperatore Costantino, quando Elena – sua augusta madre – dedicandosi anima e corpo al ritrovamento delle sacre reliquie del Cristo rinviene i chiodi della croce.

Si passa poi al secolo scorso, con i nazisti di Himmler che, in pieno delirio mistico-esoterico, danno la caccia ad ogni pezzo della passione di Gesù che possa rappresentare una potenziale arma per il Reich.

Arriviamo quindi ai giorni nostri, in cui gli ultimi sopravvissuti di quella setta sono sulle tracce dell’ultima reliquia che formerà l’arma definitiva per la nascita del Quarto Reich. Mettiamoci poi un giovane e neo-ordinato sacerdote abruzzese con le stimmate ai polsi e un professore americano di archeologia e storia delle religioni in missione per conto del Vaticano. Otteniamo così tutti gli ingredienti giusti per un’ottima e appassionante storia, come è solito proporcene Glenn Cooper.

Leggendo Il segno della croce si ha la netta sensazione di vivere un’avventura alla Indiana Jones, una di quelle che a noi di una certa età sono rimaste nel cuore (ovviamente non Il teschio di cristallo…), e il romanzo si divora con la velocità con cui le situazioni si susseguono: il dipanarsi dell’intreccio e gli annessi colpi di scena tengono sempre alta l’attenzione del lettore senza mai un momento di eccessiva fiacca nella narrazione, grazie anche ad una prosa brillante ed a una narrazione che non si perde in fronzoli.

Bastano poche righe, ben disseminate nel corso del racconto, per delineare i caratteri degli attori principali de Il segno della croce, soprattutto il protagonista Cal Donovan: scordatevi il palloso e imbacchettato professor Langdon di Dan Brown, qui abbiamo un vero Indy atletico, scaltro, ironico, bevitore incallito e sciupafemmine. Sul versante villain, Glenn Cooper ci regala dei bei cattivoni nazisti tanto sadici quanto folli, insomma quello che ci si aspetta.

Lascia di stucco il finale che non voglio rivelare, ma non aspettatevi un lieto fine…

Insomma, in poche parole Il segno della croce è proprio un bel romanzo, un thriller avventuroso e avvincente che vi sottrarrà sicuramente alcune ore di sonno, ma ne sarà valsa la pena.

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