Il segreto del Voltone, la recensionef

Il segreto del Voltone, la recensione di Federica Belleri

Il segreto del Voltone di Diego Collaveri, la recensione di Federica Belleri per Sugarpulp Magazine.

Il segreto del Voltone, la recensione Titolo: Il segreto del Voltone
Autore: Diego Collaveri
Editore: Fratelli Frilli Editori
PP: 219

Livorno è attraversata da fossi e canali. Il mare è a due passi. L’odore salmastro si percepisce e, a volte, è così pungente da infastidire. Le strade si trasformano spesso in vicoli sempre più stretti, tanto da non lasciar filtrare la luce. Il mercato cittadino è chiassoso e popolato e la città sta cambiando.

Alcuni quartieri sono sopraffatti dal degrado perché abbandonati e i grandi centri commerciali stanno soffocando i piccoli negozi storici, costringendoli al fallimento. Il commissario Mario Botteghi non ha una vita facile. È rimasto vedovo e si sente responsabile per la morte di sua moglie Nadia; fatto aggravato dall’assenza della figlia Valentina, che non vuole più avere a che fare con lui.

Mario fatica a dormire e si butta nel lavoro, insieme all’alcol e alle sue inseparabili sigarette, nel più classico dei modi, per non pensare troppo. L’autore non ce lo descrive fisicamente, ma lascia a noi la libera immaginazione delle sue fattezze. Fra una cena e una fredda battuta scambiata con i suoi agenti, si trova a risolvere il caso di un turista americano, ospite su una nave da crociera, rinvenuto cadavere sotto al Voltone. Questo nome, semplice ma efficace, identifica una zona della città, più precisamente il grande volto che al di sopra vede Piazza della Repubblica.

Tocca a a Botteghi ricostruire la vita di quest’uomo, passando attraverso l’ambasciata americana che ha fretta di riportare il corpo in patria e il questore, che ha ricevuto pressioni dall’alto e concede solo quarantotto ore di tempo per concludere l’indagine. Nulla è come sembra. La storia del nostro paese si intreccia con il presente. C’è un segreto da proteggere, che risale al periodo dei partigiani, in epoca fascista.

Mario ripercorre la vita di un artificiere della seconda guerra mondiale, che aveva partecipato alla liberazione italiana. Spulcia tomi improponibili nell’archivio storico di Livorno, rimanendo affascinato dal nostro passato e ci rende partecipi di un’amicizia, di un legame indissolubile da difendere fino alla morte. Botteghi affronta una questione d’onore e di lealtà. Un’eredità particolare da trasmettere alle generazioni future. La verità paga, se non viene disturbata.

Ottima la trama, ricca di immagini da montare su pellicola, scandite da alba e tramonto descritte nei particolari. Molto interessante la calata livornese utilizzata dall’autore; colpisce e rafforza la territorialità della storia. Buoni i passaggi fra l’oggi e il 1947, sono equilibrati con metodo. Lettura consigliata.

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