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Senzapaura Jones

SenzapauraJones è un romanzo ben scritt con trama avvincente, piacevoli tocchi vintage e azione mozzafiato

Senzapaura JonesTitolo: Senzapaura Jones
Autore: Walter Mosley
PP: 314
Editore: Tropea
Prezzo: 16,00

Los Angeles, anni ’50. L’afro-americano Paris Minton è il tranquillo proprietario di una piccola libreria dell’usato; l’attività gli permette di vivere come ha sempre sognato: le sue giornate scorrono tranquille tra le chiacchiere con i rari clienti e la lettura, grande passione della sua vita e motivo del suo trasferimento dalla campagna alla città.

Ma per un nero solo e senza agganci nell’America razzista degli anni ’50, conquistare una vita stabile e priva di preoccupazioni non è una passeggiata: per amore del quieto vivere Paris ha ignorato persino le richieste d’aiuto del vecchio amico Senzapaura Jones – un affascinante e rissoso reduce di guerra con le spalle larghe, il cuore d’oro e la brutta tendenza a cacciarsi continuamente nei guai – momentaneamente detenuto in attesa di cauzione.

Quando Elana Love, giovane bellezza mozzafiato (nient’affatto ingenua e tutt’altro che indifesa, come ogni femme fatale che si rispetti), varca la soglia della libreria trascinandosi dietro un mare di guai, Minton, che, in barba ai suoi sogni di tranquillità, si ritrova istantaneamente battuto e derubato, sospettato dalla polizia, inseguito da bande di criminali comuni e gruppi di filonazisti capitanati da avanzi di regime, agenti dei servizi segreti israeliani (?) e sbirri corrotti, è costretto a correre ai ripari; per passare al contrattacco e salvare la pelle avrà però bisogno dell’aiuto dell’amico di sempre, l’inarrestabile (e fortunatamente per nulla rancoroso) Senzapaura Jones…

Walter Mosley, classe 1952, autore ben noto per la serie di polizieschi aventi per protagonista Easy Rawlins (Diavolo in azzurro, FarfallaBianca,Unpiccolocanegiallo, Little Scarlett), ma attivo in molti generi, dalla fantascienza (Blue Light, Futureland, The Wave) alla letteratura per l’adolescenza (47), dalla saggistica (Workin’ on the Chain Gang: Shaking off the Dead Hand of History, What Next: An African American Initiative Toward World Peace ecc.) al romanzo erotico (Volevo uccidere Johnny Fry, Diablerie), è uno dei più acclamati protagonisti del nuovo pulp americano.

Erede della lezione di Chester Himes, Mosley costruisce romanzi hard-boiled avvincenti e ritmati, che conciliano toni, dialoghi, ambientazioni e personaggi “classici” (l’avventura di Minton e Jones richiama alla mente i capolavori hammettiani, ma i clichés inaugurati dal maestro sono trattati in maniera ironica, usati come fonte d’ispirazione, non come vincoli di costruzione per trame banali e omologate) con sottili riflessioni sociali e intrecci dalla forte connotazione razziale.

In Senzapaura Jones, (traduzione di G. Zurlino) trama avvincente, piacevoli tocchi vintage e azione mozzafiato si nutrono di una lucida osservazione della situazione dei neri americani, velata, ma mai del tutto occultata dietro la perfetta meccanica della narrazione: se i protagonisti non fossero due afroamericani, fastidiosi, ognuno a suo modo per la maggioranza bianca (se Senzapaura rappresenta il “nero” incontrollabile, forte, istintivo, impulsivo, fisicamente minaccioso, Minton in quanto educato, colto, innegabilmente “pensante”, è forse ancora più “preoccupante” per la società razzista e retriva dell’America anni ’50…), non si troverebbero cacciatori e prede nel pericoloso, interminabile, inseguimento sul quale è costruito l’intreccio, la vicenda non avrebbe alcun senso, e l’arduo compito di dipanare l’intricata matassa sarebbe semplicemente delegato agli agenti di polizia; il problema razziale costringe invece Minton e Jones a esporsi in prima persona, e tentare di cavarsela da soli…

Primo di tre romanzi aventi per protagonisti la coppia Paris/Jones (Fear Itself e Fear of the Dark, secondo e terzo episodio di quella che speriamo possa tramutarsi in una fortunata serie, usciti rispettivamente nel 2003 e nel 2006, sono tuttora inediti in Italia), Senzapaura Jones è un’opera avvincente e ben scritta, che innesta i modi del “politically correct” sul tronco dello “scorrettissimo” – in quanto quasi del tutto privo di riflessione politica e sociale, e anzi fortemente reazionario e pieno di pregiudizi (o almeno così hanno sempre tentato di farci credere)- ma insostituibile nero americano alla prima maniera, e lo fa con impareggiabile ironia.

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