Il sequel de Il ragazzo invisibile, le anticipazioni di Gabriele Salvatores

Il sequel de Il ragazzo invisibile, le anticipazioni di Gabriele Salvatores

Il sequel de Il ragazzo invisibile, a Lucca Comics Gabriele Salvatores e Victor Perez hanno parlato del ruolo degli effetti speciali nel film che uscirà nel 2017.

La settimana scorsa a Lucca Comics & Games Gabriele e Salvatores e Victor Perezsupervisor visual effects del sequel de Il ragazzo invisibile, hanno parlato a lungo del progetto a cui stanno lavorando: “Per la prima volta nel cinema italiano si vedranno effetti visivi con personaggi in 3D dg double, c’è un personaggio, interpretato da un attore, che ha anche un suo clone digitale”, ha sottolineato Victor Perez, che in maniera appassionata racconta il suo lavoro nel sequel de Il ragazzo invisibile.

Victor Perez non è certo un nome qualsiasi: scelto da Salvatores, lavora da più di 15 anni in produzioni internazionali come Batman The Dark Knight Rises, Harry Potter and The Deathly Hollows, Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides, John Carter, Lés Miserables.

A Lucca Comics & Games 2016 il regista premio Oscar e Perez sono stati i protagonisti di “Anatomia invisibile: i visual effects del sequel de Il ragazzo invisibile” e per mostrare materiale inedito del film che stanno ancora finendo di girare nell’incontro, seguitissimo, condotto da Giorgio Viaro di Best Movie, per l’Area Movie del festival, sabato 29 ottobre al Teatro San Girolamo.

Le parole dei protagonisti

Molte le sfide che hanno voluto cogliere insieme nello sviluppo grafico della pellicola secondo Perez: “il clone digitale ad esempio ci ha permesso di sostituire l’attore in scene in cui puoi rischiare di ammazzarlo, e le inquadrature sono al cento per cento computer grafica; all’inizio pensavamo di far durare meno la scena in cui di fatto è protagonista il clone, ma poi ci siamo gasati e ci siamo detti non dovrebbe vedersi la differenza, sicché l’abbiamo fatta più lunga e con dettagli tali in cui mettere davvero in gioco la nostra resa visiva. Del resto Ėjzenštejn (il regista russo tra i più influenti della storia del cinema per via dei suoi lavori, rivoluzionari per l’uso innovativo del montaggio e la composizione formale dell’immagine) diceva che la creatività si sviluppa nella post-produzione quando si generano le immagini fuori dal set”.

“Fare cinema è un lavoro collettivo – ha continuato Salvatoresusando una metafora si ha bisogno di molti musicisti, e se uno ti propone una variazione su quanto hai pensato, beh come ho già detto in più occasioni quando Miles Davis chiamò Coltrane non era un sassofonista quello che cercava, voleva uno che cambiasse la musica, e per me è stato così l’incontro con Perez”. 
Il sequel de Il ragazzo invisibile “sarà più dark e più adulto, siamo appena stati tre giorni a Malta, per le ultime riprese, diciamo che siamo andati più in profondità con i personaggi. Il ragazzo invisibile si confronta con le due madri e la sorella e lui si interroga in relazione a quale famiglia realmente appartenga”.

“Per me lavorare a questo progetto è stato come per un bambino entrare in un negozio di caramelle – ha invece sottolineato Perez ho potuto sperimentare, e credo di aver fatto una lista di post-it incredibili, con una serie di idee, e io non mi fiderei di me del tutto (risate dal pubblico ride, ndR.)  ma loro l’hanno fatto, così abbiamo fatto piccoli test, con Natasha che interpreta la sorella, ed ha il potere del fuoco, ad esempio poter usare il fuoco, non è un elemento facile da gestire, la sua interazione con la luce e l’aria è difficile da rendere e per provare a ricreare questi effetti abbiamo preso, ad esempio, una banale luce all’Ikea e un soffia foglie, e sull’effetto di luce e aria verso Natasha abbiamo iniziato a creare digitalmente l’effetto del fuoco sopra.”

“Del resto Natasha si infiamma facilmente perché ha subito molte angherie – ha precisato Salvatores per questo i poteri esterni sono rappresentazione dei sentimenti interni”.

“Fuoco e acqua sono gli elementi più difficili da ricreare, ci sono technical director specifici solo per fuoco, fumo, acqua, e che si specializzano fortemente – ha ricordato Perez ad esempio su Avatar un mio amico creava solo le cascate”.

“A Lucca quando si faceva un affresco – ha continuato Salvatores – c’era il fumista che univa i quadrati con il nerofumo o chi bagnava le pareti per mantenerle umide, il tutto per dire che esistevano gli specialisti, come esistono oggi”.

Il ritorno del cinema di genere?

Film di genere che in Italia solo con gli ultimi esempi stanno rientrando fra le produzioni, dopo un lungo periodo di oblio, anche se di fatto lo stesso Salvatores con Nirvana aveva già tracciato in tempi non sospetti un trend: “In Italia direi che abbiamo avuto due grandi padri, il neorealismo e la commedia italiana, ma abbiamo avuto anche figure come Ariosto, Tasso, Italo Calvino, Dante, che vanno in una direzione diversa, rompere le mura sul cinema di genere e fantasy va fatto, abbiamo giovani che lavorano in questo settore che hanno un ottimo livello creativo. E, a differenza delle produzioni statunitensi dove l’intero processo creativo è forse troppo rigido e impedisce improvvisazione sul set, qui è ancora possibile, è ancora possibile carpire quanto avviene sul set in quel momento preciso dove può nascere un’altra cosa ed essere più interessante di quella programmata”.

Insieme ad un approccio anche con gli attori differente, in set come quello de Il ragazzo invisibile, “dove si ritrovano a lavorare in un ambiente verde, blu, nero, senza oggetti – ha continuato Salvatores – e vi è un’altra maniera di approcciare l’acting, è necessario immaginare cosa ci sarà dopo, spero comunque di non dimenticarmi mai, al di là degli effetti speciali e visivi, gli effetti della mente, del cuore, dei sentimenti, e dei pensieri, che sono fondamento di tutto”.

Lo show down, la resa dei conti, nel film avviene in una scena girata nel vecchio gasometro di Trieste dei primi del Novecento: “sono sei minuti con 265 inquadrature, o punti di macchina, per dare ritmo alla scena, per far sentire il pubblico dentro. La scena nella caldaia, con 40 metri d’altezza, uno spazio circolare, ottanta persone, si prefigurava alquanto complessa, basti pensare a dove metti macchina, cavi ecc, sicché abbiamo proceduto prima raccogliendo le foto della location e poi ricostruendola digitalmente, in una sorta di evoluzione dello storyboard che, per certi versi, viene pre-visualizzato con immagini reali; se i produttori iniziassero a usare questa metodologia sistematicamente – ha precisato Salvatores – abbatterebbero i costi”.

Il sequel de Il ragazzo invisibile, le anticipazioni di Gabriele Salvatores

Caravaggio, La decollazione del San Giovanni Battista.

Le nuove tecnologie vanno usate, non devono essere un fine

Utili dunque queste nuove tecnologie in tali usi, diverso però per Salvatores quando vengono usate per creare prodotti di realtà virtuale in cui il soggetto che indossa il visore è lui a decidere cosa vedere della scena: “il cinema per immagini per me è e resta un punto di vista. Pensiamo a “La decollazione del San Giovanni Battista”, conservata a Malta, di Caravaggio, se vi ricordate in secondo piano ci sono i due personaggi dietro la grata che guardano la scena, è lo sguardo di un artista su una scena, del resto Caravaggio era un grandissimo narratore, e se lo lasci allo spettatore, quello sguardo, finisce per essere qualcosa di diverso, direi che è molto più vicino al videogioco, non è più cinema, nel cinema imponi al pubblico un punto di vista, il tuo, ma un punto di vista.”

“Non sono d’accordo con la stereoscopia, la realtà virtuale per stare dentro ad un cinema immersivo – continua Perez – se ci stai dentro è perché c’è una storia che ti coinvolge, per me in tal senso mi basta pensare ad uno dei miei film preferiti, Inception, ecco quando lo vidi in uno dei cinema della Imax, non mi ricordo nulla della sala di proiezione in cui ero, ma mi ricordo una collezione di sensazioni che ho provato guardandolo, mi sentivo parte della storia, ma proprio perché attraverso il mezzo con cui la vedevo mantenevo un distacco. Senti un senso di pericolo, ma non è che sei realmente in quella situazione, è importante avere un distacco come nelle fiabe di Esopo, per crederci, come quando guardi un film horror lo guardi perché sai che un film, sennò saresti terrorizzato di trovarti in certe situazioni. Non credo ci sia una libertà in più da parte dello spettatore in questo tipo di visione, anzi penso cancelli uno spazio di creatività con il pubblico necessario.”

Un progetto ambizioso e cross-mediale

E se, con un budget di 1.7 milioni, Lo chiamavano Jeeg Robot, viene portato come esempio di un cinema di genere vincente, e, nel caso specifico, low cost, diverso è quanto intende fare la Indigo con Il ragazzo invisibile, in cui per la parte di effetti visivi ha investito anche la società Frame by frame per dimostrare che i tempi sono maturi anche in Italia per portare sullo schermo un altro livello di effetti: “il 10-12 % degli otto milioni del budget – ha sottolinea Nicola Giuliano della Indigo sono stati utilizzati per gli effetti visivi, ma se pensate a produzioni statunitensi, si tratta di 1/30 di un film come I guardiani della galassia“.

Per il mondo de Il ragazzo invisibile continuerà anche la produzione cross-mediale, grazie alla collaborazione con Panini Comics, ci sarà infatti la graphic novel, il cui teaser poster a opera di Giuseppe Camuncoli è stato presentato in anteprima nel corso dell’incontro. Per vedere la pellicola in sala bisognerà attendere la seconda parte del 2017, magari proprio per la prossima edizione di Lucca Comics & Games, intanto Salvatores, nella città che l’ha ospitato ci vedrebbe bene girare una storia d’amore, che manca dalle sue produzioni, e che in un luogo magico ed affascinante, come quello della cittadina toscana, potrebbe trovare una splendida collocazione.

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