Sesso e lucertole a Melancholy Cove, la recensione

Sesso e lucertole a Melancholy Cove di Christopher Moore è una nuova, esilarante avventura a Pine Cove, tra eroi sgangherati e mostri marini lussuriosi

Sesso e lucertole a Melancholy Cove, la recensioneTitolo: Sesso e lucertole a Melancholy Cove
Autore: Christopher Moore
Editore: LIT
Pagine: 320
Prezzo: 10.90 euro

Christopher Moore torna a Pine Cove, con grande panico dei residenti che sanno per esperienza diretta cosa significa avere a che fare con questo pazzo scrittore americano, ma con immensa gioia dei suoi lettori, curiosi della nuova avventura nella placida cittadina americana già sede del precedente romanzo Demoni. Istruzioni per l’uso.

Nonostante quello che preannuncia proprio la seconda di copertina del primo libro di Moore, Sesso e lucertole a Melancholy Cove non è il suo seguito e non condivide con esso buona parte dei personaggi; certo, alcuni abitanti di Pine Cove compaiono anche questa volta, come Mavis, la proprietaria del Testa di Lumaca; ritroviamo anche Robert e Jenny dove li avevamo lasciati, a gestire il negozio Tutto per la Pesca e Vini Pregiati di Augustus Brine, l’ex proprietario e protagonista indimenticato di Demoni che purtroppo non arricchisce con la sua presenza questo nuovo libro; ma le due storie (che si svolgono ad una decina d’anni di distanza) non hanno nulla in comune e possono dunque essere lette indipendentemente l’una dall’altra.

Opera corale, come quella che la precede, Sesso e lucertole a Melancholy Cove è affollata da una nuova schiera di strambi personaggi che per eccentricità non fa rimpiangere quella di Demoni: Theophilus Crowe, agente di polizia spilungone e maldestro, consumatore abituale di marijuana; Catfish Jefferson, bluesman di colore deciso a portare a Pine Cove la sofferenza e la malinconia del Delta; Molly, ex attrice fuori di testa convinta a tratti di essere davvero Kendra, l’amazzone guerriera che ha interpretato al cinema; e poi una pittrice depressa, un biologo che monitora lo spostamento di tutti i topi della zona ed un gruppo religioso convinto di esser stato chiamato dallo Spirito Santo in un parcheggio per roulotte. Come si vede, il solito, effervescente, caustico Moore.

Pine Cove è l’ambientazione ideale per le strampalate avventure orchestrate dall’autore americano: gli avvenimenti straordinari scaturiti dalla sua fervida immaginazione risaltano ancora di più nella loro assurdità per contrasto con l’immobile quotidianità del paesino californiano.

Se nel precedente libro erano demoni ed esseri sovrannaturali a gettare scompiglio, questa volta il caos è generato da un antico mostro marino che, risvegliato da una fuga radioattiva di una vicina centrale nucleare, torna a nuotare nel mare che lambisce le coste della città. Nel frattempo la psichiatra Valerie Riordan, raggiunta dalla notizia del suicidio di una sua paziente e mossa dal senso di colpa, decide di smettere di somministrare farmaci e pillole alle persone che ha in cura per provare una terapia basata sul contatto umano che possa davvero aiutare i pazienti e non si limiti a nascondere i loro problemi impasticcandoli.

Il risultato è la più grande crisi d’astinenza collettiva da psicofarmaci della storia, che sembra anche lasciare tutti quanti in balia delle proprie insaziabili voglie sessuali: privati degli antidepressivi, i pazienti vedono infatti accrescere la loro libido, generalmente ridotta dai farmaci. Le cose, in realtà, sono un po’ più complicate, ma quale presupposto migliore per scatenare l’esilarante e caleidoscopica fantasia di Moore?

La scrittura di questo autore è inconfondibile, con le sue trovate assurde, la sua ironia, i dialoghi sempre ben scritti, la caratterizzazione di personaggi che rimangono a lungo nella mente dei lettori. Rispetto al libro precedente la prosa si è fatta di più ampio respiro, senza per questo togliere nulla alla forza comica del racconto.

Moore ha sempre saputo destreggiarsi tra strutture narrative articolate (funzionali alle trame felicemente contorte che sa imbastire), ma in questo caso si sente una maggiore padronanza nella costruzione del plot e nella descrizione degli eventi; lascia magari meno spazio alla battuta fulminante (ma i momenti esilaranti abbondano comunque) per preferire una comicità più distesa, ben diluita lungo tutta la stesura del romanzo, che acquista un peso maggiore senza perdere nulla in esplosività.

Il finale, ad esempio, ambientato nel luogo dove si era concluso anche Demoni, ricorda per il suo andamento rocambolesco la conclusione del precedente romanzo, con tutti i personaggi coinvolti in questa nuova incredibile vicenda che si riuniscono e partecipano al suo scioglimento, ma si svolge in maniera più scorrevole rispetto all’esordio di Moore, che ha ormai acquisito una sicurezza narrativa ed una felicità espressiva da autore maturo e irresistibile.

Sesso e lucertole a Melancholy Cove conferma, se ce ne fosse stato bisogno, la bravura di Moore e ci consegna una celebrazione gioiosamente pagana, in quella che è anche una grande storia d’amore tra un’attrice pazza e un rettile preistorico, del potere carnale della passione, la vera alternativa alla droga e agli anti-depressivi con cui cerchiamo di scordare quella vita che invece il sesso rende nuovamente piacevole e interessante. Col rischio, però, di perdere il blues dalla propria anima. E di finire mangiati da una lucertola gigante.

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