Shade The Changing Man, la recensione

Shade The Changing Man: quando i comics figli della British Inavasion psicanalizzavano l’America

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”
(Vangelo di Luca 6,41)

Apro con questa famosa citazione biblica dal Vangelo secondo Luca, per descrivere uno dei comics americani a marchio DC Comics/Vertigo più rivoluzionari, psichedelici e folli nato circa venticinque anni fa.

Direi che è perfettamente calzante con ciò di cui andiamo a parlare, anche se chi mi conosce sa che non sono molto religioso per dirla con un eufemismo.

Shade The Changing Man, la recensione

Di solito, per eseguire una corretta diagnosi di ciò che affligge un paziente è necessario un medico. Ovvero una terza persona, anche se il paziente è un medico egli stesso.

Se poi il medico/paziente è l’America in tutta la sua onnipotenza con una malattia che gli è impossibile da vedere e diagnosticare a causa della propria natura insita e del modo di vedere le cose, quale medico migliore se non qualcuno di diversa nazionalità?

Un punto di vista esterno con il quale si può essere d’accordo o meno ma non per questo meno valido, una volta che si sono valutati oggettivamente i fatti.

Non che dopo venticinque anni le cose siano cambiate molto, anzi l’America continua a non vedere l’enorme trave che è nel suo occhio. Però a inizio anni ’90 l’americanissima DC Comics, nei panni della sua incredibile e geniale editor Karen Berger, ha voluto denunciare molti di questi aspetti della società statunitense dando fiducia a una “nuova infornata” di autori britannici, andando così controcorrente e rischiando la perdita di molti lettori in quella frangia di “super-conservatori” (allora che avrebbero dovuto dire i lettori di Preacher di Ennis/Dillon, molti anni dopo?) Invece il colpo è ben riuscito e il marchio Vertigo prende il volo.

Shade The Changing Man, la recensione - JFK

Peter Milligan è uno scrittore/sceneggiatore di Londra tra i primi aver fatto parte di quella British Invasion che da metà anni ’80 in poi venne assoldata dalla Berger, subito dopo i vari Alan Moore, Neil Gaiman e James Delano.

Lui è il medico che ha tentato di scrivere una diagnosi dell’America marcia e malata di quel periodo, dal suo punto di vista anticonformista e britannico.

Milligan prende un personaggio edulcorato creato dal leggendario Steve Ditko nel ’77, ne trasforma un po’ le origini ma neanche troppo, lo sradica dalla continuity del DC Universe e lo cala in un contesto folle al limite della pura psichedelia sbattendogli in faccia tutta la follia del way of life americano.

O meglio, lo sbatte in faccia al lettore ormai adulto e maturo per poter leggere storie di questo tipo. Vertigo a inizio anni ’90 osa e anche tanto. Lo fa prima con Sandman e Hellblazer, poi affronta di petto la coscienza americana con Shade The Changing Man.

Milligan utilizza il personaggio di Shade, un alieno del pianeta Meta proveniente da un’altra dimensione non comprensibile per l’essere umano, per parlare di serial killer, dell’omicidio irrisolto di John Fitzgerald Kennedy, per denunciare le scabrosità nonsense commesse a causa delle droghe usate dalle comuni di Haight-Ashbury a San Francisco, tutto il mondo patinato e finto di Hollywood dietro il quale si nascondono realtà ben più tristi e rivoltanti.

Tutto questo viene incarnato dall’Urlo Americano (American Scream, gioco di parole con American Dream), dall’aspetto di uno Zio Sam scheletrico e orrorifico. L’America è anche questo sotto una copertina tirata a lucido di una rivista che ha la parvenza di democrazia assoluta.

Shade affronta la follia americana in compagnia di Kathy George, una ragazza a cui lui ha ucciso i genitori e il fidanzato. Cosa? Ecco, la genialità di Milligan sta anche in questa trovata.

Shade trova il passaggio dimensionale che lo porta sul nostro pianeta proprio nel corpo di Troy Grenzer nel momento in cui sta per essere giustiziato sulla sedia elettrica.

È lui il serial killer di cui si parlava prima e che in un tranquillo pomeriggio di un paese della provincia americana, scanna a sangue freddo i genitori di Kathy e il suo fidanzato di colore.

Shade The Changing Man, la recensione

Importante sottolineare anche il dettaglio del colore della pelle del ragazzo, perché Kathy per andare a trovare i genitori lo porta in Louisiana, nel profondo Sud, dove cominciano a guardarli male già mentre sono in auto. E viene citato il meraviglioso film Indovina chi viene a cena? con Sydney Poitier, Spencer Tracy e Katharine Hepburn.

Idiosincrasie tutte americane che richiamano l’American Scream come polvere di ferro su una calamita. Shade ha non poche difficoltà a farsi accettare da Kathy e talvolta la personalità di Grenzer tende a uscire fuori, rendendo tutto ancora più incredibile e possibilie frutto della schizofrenia di Grenzer.

Infine Kathy se ne fa una ragione e Shade diventa il suo punto di riferimento e l’uscita dalle situazioni contorte e pazzoidi create dall’Urlo Americano.

Un altro fumetto che è molto più di un comics di super-eroi, e non venitemi a dire che gli scrittori britannici sono troppo cervellotici, come per la loro controparte riguardante le serie televisive.

Finalmente un po’ d’impegno sociale e mentale che mette a dura prova il grosso ego americano. Vertigo ne ha avuto un bel po’ di coraggio e nonostante tutto ha venduto un fracco.

In Italia Shade sta venendo ristampato in grossi volumi brossurati che raccolgono tutta la serie, anche la parte inedita nel nostro paese, da RW Lion, casa editrice di Novara detentrice dei diritti DC Comics. Quale occasione migliore?

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