Sharknado 4 – The 4th Awakens, La recensione

Perle e Porci, di Massimo Zammataro

Sharknado 4 – The 4th Awakens conferma l’ormai consolidato brand con le fauci, e ci offre l’ennesimo ghiotto e divertentissimo boccone.

Voi non potete capire, poveri cinefili fruitori di blockbuster partoriti dalle menti stanche di svogliati sceneggiatori al soldo delle major holliwoodiane. Non potete capire l’irriverente spirito della Asylum, colei che ha fatto della cazzata la propria cifra stilistica e del pudore strame. Non potete cogliere l’anarchica follia creativa che si cela dietro pellicole come la saga di Sharknado, arrivata al quarto capitolo, anzi “episodio” come ci avvisa l’incipit in stile guerra-stellare (se non bastasse già il titolo).

Sono passati cinque anni dall’ultimo disastro e, grazie ad una avanzatissima tecnologia, si è scongiurato il ripetersi di analoghi fenomeni. La famiglia dell’eroe Fin Shepard, che ormai fa il paio con la più nota famiglia Brody della serie di Jaws (Lo Squalo) quanto a sfiga con i pescecani, vive in campagna in Kentucky (Dorothy, ci sei?). April, la moglie, è morta (?) alla fine del film precedente. Tutto sembra tornato alla normalità, ma durante l’inaugurazione di un super hotel-acquario dedicato agli squali a Las Vegas accade l’imponderabile.

Sharknado 4 comincia, quindi, alla grande con un galeone pirata che naviga a vele spiegate lungo la Strip di Las Vegas (inondata ovviamente,perché la verosimiglianza è essenziale!), con tanto di combattimento corsaro a fil di spada man vs shark.

E poi via in crescendo, attraverso gli Stati Uniti all’inseguimento di squaleschi tornados che, meraviglia delle meraviglie, a seconda di ciò che incontrano sulla loro corsa, si trasformano in sandnado (squali e sabbia), firenado (squali come proiettili incendiari), icenado (squali congelati come filetti di nasello), cownado (mucche e squali), lightnado (fulmini e squali) fino al temibilissimo e definitivo nukenado (squali radioattivi giallo fluorescenti). Non manca il (in)solito monumento gigante – qui il gomitolo di spago più grande del mondo – che rotolando cattura squali: ormai quasi una firma Asylum (ad esempio, in Z Nation stagione 2 è la forma di cheddar più grande del mondo…).

Divertite citazioni meta-cinematografiche da Star Wars a Non aprite quella porta (It woudn’t be Texas without a Chainsaw Massacre, e via ad affettare a suon di motosega) a Christine – La macchina infernale (c’è proprio lei, con il pilota automatico e l’autoradio puntata su musiche anni ’60) passando per Steve Guttemberg che interpreta lo stesso personaggio di Lavalantula fino ad Aliens (l’esoscheletro meccanico usato da Fin nel finale).

E non dimentichiamoci di April che, rediviva, è diventata un incrocio tra la Donna Bionica (la possiamo ricostruire…) e Iron man (ha i razzi nei piedi e vola), restando comunque una bella gnocca. Su questo fronte, Sharknado 4 – The 4th Awakens non lesina di certo: a occhio, l’attrice o comprimaria meno pettoruta ha una terza abbondante.

Lunghissima carrellata di comparsate più o meno illustri (almeno per l’Italia) anche in questo Sharkanado 4 – The 4th Awakens, tra cui il mitico Paul Shaffer del (fu) Late Show di David Letterman, in un auto-ironico cameo.

Di livello qualitativo forse un po’ inferiore al precedente, Sharkando 4 – The 4th Awakens (come altre delle ultime produzioni Asylum) si rivela comunque una spanna sopra ad analoghe fesserie low.-budget che imperversano ormai ovunque.

Dopo uno scontro all’ultima squama sulle rive delle cascate del Niagara ed il salvataggio di mezza famiglia Shepard dalla pancia di una matriosca di squali, finalone apertissimo con un sicuro seguito, probabilmente nel nostro caro Vecchio Continente, visto che negli Usa non è rimasto più nulla da distruggere.

Inchinatevi dunque, altezzosi spettatori, davanti a Sharknado 4: The 4th Awakens ed al suo incondizionato sense-of-wonder, di cui sono prive, sempre più spesso, produzioni ben più blasonate. Hail Asylum!

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