Sharknado 5 – Global Swarming, la recensione

Sharknado 5 – Global Swarming, la recensione

Sharknado 5 – Global Swarming, la recensione di Massimo Zammataro da Lucca Comics & Games per l’anteprima nazionale del nuovo capitolo della delirante saga Asylum.

Vedere Sharknado 5 al cinema non capita tutti i giorni, anzi non capita proprio mai, quindi non potevo farmi sfuggire la ghiottissima occasione di gustarmi sul grande schermo il quinto capitolo di quello che ormai è il brand ufficiale della Asylum: Sharknado.

Sala incredibilmente gremita di scettici profani della saga (che alla fine saranno convinti convertiti al culto) e “intenditori” che dibattono su quale capitolo sia il migliore tra tutti.

L’atmosfera già elettrica esplode non appena compare il titolo di testa scritto con il font di Indiana Jones (e di lì a poco si scoprirà anche perché). Durante la proiezione risate e applausi a scena aperta ad ogni puttanata (e ce ne sono tante), che nemmeno alla prima di Star Wars Episodio 8 (e di puttanate ce ne sono tante anche lì…).

Il film

Venendo al film, sulla trama non c’è molto da dire: ormai il cielo non è più il limite e si va quindi a briglia sciolta. In breve, dopo aver scatenato accidentalmente l’inferno pinnuto sulla Gran Bretagna, gli sharknado si autogenerano a livello globale sempre più potenti e devastanti: per fermare la minaccia, Finn & Co li inseguono su e giù per il globo saltando da un posto all’altro attraverso inspiegati worm spazio-temporali all’interno degli stessi sharknado.

L’arma definitiva sembra essere un amuleto druidico (si proprio così) capace di imprigionare l’ira e la forza devastanti dell’antichissimo dio squalo, conosciuto anche dagli antichi egizi (vedere per credere). Ad aiutarli interverranno le Sorelle Sharknado -una setta di bonazze guerriere ed ipertecnologiche, tipo uno SHIELD anti-squali – e perfino il Papa che donerà a Flinn la mortale “motosega papale”, absit iniuria verbis

Ora, al di là della trama che è solo un canovaccio buttato lì per mettere in scena ogni tipo di (divertentissima) scelleratezza, compresi almeno un paio di momenti squisitamente steampunk (anche se la leva del carrello tenda nella tomba dei faraoni fa sanguinare gli occhi dal ridere), ciò che ormai è diventata la cifra stilistica della saga di Sharknado è altro.

Easter eggs e camei a non finire

Mi riferisco al gioco delle citazioni cinematografiche e non di cui Sharknado 5 è zeppo, alcune anche particolarmente difficili da cogliere (ma che il Vostro Affezionatissimo ha beccato, eh eh eh, mentre in sala nessuno…): non ne faccio menzione per non rovinare la sorpresa.

Ancora, continuano i camei di personaggi più o meno famosi che ormai fanno la coda per partecipare alle pellicole. In Sharknado 5 vedremo quindi gente del calibro di Samantha Fox, Brett Michaels, Olivia Newton John, Geraldo Rivera, Nichelle Nichols di trekkiana memoria (ma i nerd di Lucca non l’hanno riconisciuta, il top-model Fabio in un ruolo che è tutto un programma, fino ad arrivare a Dolph Lundgren che rivedremo sicuramente nel prossimo appuntamento.

Reale standing ovation del pubblico sul finale a sorpresa (che ovviamente non svelo) che lancia l’inevitabile cliff-hanger sull’episodio che verrà.

La Asylum ce l’ha fatta anche questa volta: per citare una battuta del film, mission demolished!

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