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Simpatiche canaglie: la notte di Natale

“Sei proprio simpatico come un dito in culo!” Mi risponde Gino quando gli dico che c’è un lato positivo nel fatto che sua moglie se la scopino in una decina di amici.
“Alla fine è molto meglio avere una torta in tanti che una merda da solo.” Gli faccio notare, tornando a ragionare sul modo in cui potevo migliorare la produzione di acetilene utilizzando il carburo. Trovare innovativi ed efficaci metodi per prelevare dai bancomat non è semplice, visto che bisogna sempre stare al passo con i tempi e non tralasciare la tradizione dei botti di capodanno. Far saltare in aria un bancomat senza rovinarne il contenuto è senza dubbio una scienza e poi ci sono quei maledetti coloranti per le banconote che sono un flagello! Così, mentre nel cervello mi ribollono migliaia di pensieri, un orecchio continua ad ascoltare le immense e coloratissime cazzate che saltano fuori come pagliacci da scatole a molla nella conversazione delle altre simpatiche canaglie.
Siamo meno di una mezza dozzina, come una scatola di uova incompleta, male assortiti e oramai acciaccati dal tempo. Come se non bastasse, la cassa sociale arriva a malapena a dieci euro comprese le monetine e un biglietto della lotteria di S. Silvestro. Stasera a casa del Giangi il clima natalizio si fa sentire più del solito: vino rosso preso al discount, birra da qualche centesimo a lattina con etichetta rossa presa sempre al discount, salviette rosse e pizza rossa con tanto aglio perché con la colletta non siamo arrivati a metterci la mozzarella per farla diventare una fottutissima pizza margherita.
Il Giangi ci ospita a casa sua nelle serate in cui mettiamo a punto i dettagli del lavoro e, nel miniappartamento che era poco più grande del buco del culo di un Pinzer nano, non manca niente. C’è un tavolo con sei sedie pieghevoli precariamente aggiustate con del nastro adesivo americano, una cucina economica di quelle a monoblocco che si richiudono con le porte, due piastre elettriche e il lavandino incorporato sul pianale. Il resto della casa è una stanza da letto tre per tre con un letto matrimoniale e un cesso talmente piccolo in cui puoi pisciare stando sulla porta.
Il mini da single è diventato la sua casa da quando è andato all’università. Andato e tornato, si potrebbe dire: in pratica il Giangi ha fatto la strada da casa dei suoi fino alla segreteria, si è iscritto e poi non ha frequentato nemmeno uno straccio di lezione. E’ rimasto imbecille come prima ma studente universitario per il resto della vita.
Il mio orecchio vigile ode il Prof mentre finisce di esporre meticolosamente gli ultimi dettagli della pianificazione. Gino, che tutti chiamiamo amorevolmente “Cervo” per il palco di corna che la moglie gli ha piazzato in testa, riassume con classe infinita la chiacchierata:  “Come al solito andiamo dove dobbiamo andare e facciamo quello che dobbiamo fare senza farci inchiappettare…”
Semplice, preciso e comprensibile a tutti. A modo suo un poeta contemporaneo. Il Prof approva e sottoscrive, il Giangi conferma di aver capito, Eddi si accende l’ennesimo spinello  in segno di assenso ed io approvo ruttando.

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