SIX, la recensione di Matteo Marchisio

SIX, la recensione di Matteo Marchisio

SIX, è una serie semplice, manichea, perfetta per essere vista con un gruppo di amici tra risate e scherzi. La recensione di Matteo Marchisio.

Titolo: SIX
Regia: William Broyles (Apollo 13, The Polar Express, Jarhead) e Harvey Wenstein (Miramax)
Anno: 2017
Stagioni: 1×8

Il bello del panorama attuale è che ce n’è per tutti. Netflix è un gigante addormentato che si sta appena stiracchiando e fabbriche di roba di qualità come History, HBO sovvenzionano quasi senza sosta ogni tipo di progetto. 

SIX è una serie semplice, manichea, perfetta per essere vista con un gruppo di amici tra risate e scherzi. Quindi per chi volesse qualche manciata di ore di scontri a fuoco fra i SEALS del leggendario team SIX e nemici del mondo occidentale assortiti, questa fa per voi.

I SEALS hanno sempre avuto un ruolo di prestigio anche al di fuori della comunità militare visto che non si contano le pellicole in cui intervengono all’ultimo per salvare i buoni o servono il concetto di mondo occidentale nella guerra al terrore.

Inizialmente creato per raccogliere l’élite dell’élite al DEVGRU, l’unità antiterrorismo d’eccellenza degli USA, fu affibbiato il numero SIX per confondere l’apparato informativo russo sulla reale quantità di questi reparti… ma si era nella guerra fredda e ogni sgambetto ai rossi fosse possibile era lecito. In realtà di SEAL team SIX ce ne è sempre stato solo uno.

I DEVGRU si erano già avvistati nelle parti finali del magnifico Zero Dark Thirty, ma questa volta non c’è quell’aura di complessità che aleggiava intorno gli operatori delle forze speciali del film della Bigelow. SIX promette di seguire lo sviluppo una serie di missioni ispirate a dinamiche più realistiche possibili. Alla base della trama sembra esserci un americano accusato di collaborare con i talebani… Meglio che fermi qui, la narrazione almeno per le prime puntate visibili in inglese non sembra dare soddisfazioni.

Gli attori sono facce note del genere action, capitanati da Walton Goggins che tutti hanno apprezzato negli ultimi western di Tarantino, l’unico che sembra interessato a dare profondità al suo personaggio invece di sfoggiare sempre la solita espressione corrugata con o senza elmetto. Spiace non aver ritrovato il vecchio zio Joe Manganiello, scritturato ma non infilato nel cast effettivo Forse in quanto marito di Sofia Vergara aveva altro da fare che girare per il vari set in mimetica multicam, e chi può biasimarlo…

In SIX i sentimenti sono semplificati e le atmosfere da videogioco la fanno da padrone, offrendo comunque un prodotto godibile e coinvolgente, vuoi per la cura della ricostruzione, che per le inquadrature durante gli scontri a fuoco. Il nemico numero uno, nemmeno a dirlo, sono i vari fronti armati mussulmani, radicalizzati nelle forme che tutti conosciamo. Boko haram in particolare raccogliere i vari villains.

Tante inquadrature su equipaggiamenti e armi fatte apposta per appagare anche l’occhio degli appassionati di equipaggiamenti militari e collezionisti, per quanto, da facente parte di suddetta categoria, si continuino a notare fastidiosissimi e costanti errori. Sembra che non sia possibile applicare un red dot senza lasciare il tappo chiuso o il vano batteria smontato, o ancora peggio montarlo al contrario. Pazienza.

Quindi signori, riassumendo SIX merita per:

  • I SEALS che arrivano via elicottero
  • I SEALS nella jungla
  • sparatorie come Dio comanda
  • qualche emozione a buon mercato
  • I SEALS che arrivano via elicottero
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