Snowden, la recensione del film di Oliver Stone in anteprima

Abbiamo visto in anteprima Snowden per voi, un film noioso, piatto e senza quel mordente che il vecchio leone ha infuso in altre pellicole

Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma con la presenza del regista in sala, Snowden mette piede al Lucca Comics & Games in pompa magna per un secondo passaggio prima del rilascio in distribuzione nazionale fissato per il primo di dicembre. Ovviamente non ci siamo fatti mancare la visione, in fondo eravamo li anche per quello, gentilmente predisposta da BiM anche per un pubblico di non addetto ai lavori. Bene direte voi, tanto sonno dico io, pellicola perfetta per un riposino serale post cena.

Che Oliver Stone sia invecchiato male lo dimostrano alcuni suoi lavori, l’orrendo Le Belve, l’inguardabile Alexander e l’inutile W., nulla a che spartire con l’ispirato JFK – Un caso ancora aperto o l’incredibile Assassini nati – Natural Born Killers. Ecco, Snowden rientra a pieno nella prima parte della lista, nei cattivi. Non un lavoro abominevole, solo inutile, sciatto, banale, scontato, puerile quasi, scegliete voi quale vi piace di più come aggettivo tanto valgono tutti e tutti identificano questa ultimo lavoro.

Al netto del diffuso russare in sala, sarà che il Lucca Comics & Games stanca molto e le 21 sono troppo oltre l’umana possibilità di attenzione, il lungometraggio di ben 134 minuti, “lungo” in questo caso è perfettamente azzeccato, non genera nessun scossone, fremito, stupore, nulla che non sia la storia già conosciuta, sceneggiata dallo stesso Stone in maniera barbara e ammiccante ad un pubblico privo di qualsivoglia desiderio di approfondimento. Ottiene il risultato, inaspettato, di appiattire sullo sfondo la storia di uno dei furti con destrezza più incredibili della storia contemporanea. Nessuno si aspettava azione smisurata ma almeno dialoghi un po’ più articolati, un po’ più profondi, qualcosa di sinistra diceva il Moretti nazionale, neppure quello.

Il coup de théâtre con l’apparizione del vero Ed Snowden alla fine, condendo il tutto con un pippone trito sulla necessità di combattere il male di cui è intrisa l’America conservatrice, non aiuta e sopratutto porta il film in quella melmosa protesta mancata dell’upper class USA oggi poco attenta alla politica estera e sopraffatta da quella interna. “Vorrei, ma non riesco perché non ho più nulla da dire” sembra lasciarci così il nostro caro Oliver.

Noia sepolcrale nel montaggio, noia visiva per la fotografia documentaristica, noia per aver trattato un soggetto nel peggiore dei modi. Per me non perdete nulla, potrete gustarvelo prossimamente in qualche passaggio televisivo futuro aggratis, magari di mamma Rai o sorella Sky. A seguire il trailer molto ma molto più veloce ed emozionante della pellicola, poi pienamente esplicativo di quanto Joseph Gordon-Levitt sia moscio e certamente non alla sua prova attoriale più riuscita, che sia anche lui in caduta libera?

 

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