Sogni di sangue, la recensione

Sogni di sangue di Lorenza Ghinelli è un romanzo sull’adolescenza di un ragazzino-meccanico tra horror, fantasy e misteri.

sogni-di-sangue-recensione-sugarpulpTitolo: Sogni di sangue
Autore: Lorenza Ghinelli
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 124
Prezzo: 0.99

Per alcune persone la mitologia antica è una passione che nasce fin da piccoli, per altri è un’ossessione morbosa che può sfociare in delirio.

Ci sono poi quelli che la seguono fino in fondo, nei meandri più tetri, tanto da confondere ciò che è scritto sui libri con la vita reale, regolata da leggi che vanno oltre gli dei e le superstizioni.

Sotto questa voce c’è una donna singolare, che risponde al nome di Dorotea e vive sola con suo figlio, Enoch: sono i protagonisti di Sogni di sangue di Lorenza Ghinelli, già finalista al Premio Strega con La colpa ed ex allieva della Scuola Holden di Torino, dove ha ottenuto il Master in tecniche della narrativa.

Un romanzo breve che va al di là  dei confini della realtà e del misticismo.

Il vero protagonista è pero Enoch, un ragazzino di 13 anni costretto a indossare dei tutori d’acciaio alle gambe per qualche misterioso motivo.

Questo particolare lo costringe a una vita pesante, a causa della cattiveria dei compagni di scuola, pronti a bersagliarlo di insulti e botte con una rabbia quasi ossessiva.

Quando però il ragazzo scopre un tesoro immenso, collegato in qualche modo all’Antico Egitto, un misto di terrore ed eccitazione lo assale: assieme a lui, infatti, anche il temibile Alex, un ragazzino pronto a pestarlo a sangue appena lo vede, con Gino e Francesca ritrova i preziosi.

Ma il bullo scompare l’indomani e la notte prima Enoch ha fatto un sogno inquietante che lo coinvolge…

Lo stile della Ghinelli è denso di citazioni da autori moderni: i ragazzini sregolati e infuriati con il mondo, con tanto di linguaggio sboccato, sembrano parenti dei delinquenti di Vengo e ti porto via di Ammaniti; i toni cupi e l’influenza magica riecheggia un certo goticismo di Zàfon; infine, le protesi del protagonista ne fanno un Frankenstein veramente “junior”.

Una narrazione che procede scorrevole senza impantanarsi in inutili ghirigori descrittivi ci restituisce un romanzo che cattura, seppur in poche pagine.

Il punto di forza è sicuramente il continuo sovrapporsi tra realtà scientifica e mitologica, in un mix che alla fine non chiarisce tutti i dubbi del lettore, ma lascia in sospeso una soluzione che forse non va svelata a tutti i costi.

Ma Sogni di sangue è anche la versione horror/thriller dell’adolescenza, dei continui conflitti con sé stessi e con gli altri da affrontare quotidianamente.

Una pozzanghera d’acqua spesso poco limpida, su cui si riflettono distorte le speranze dei ragazzi.

E nuota un mostruoso essere squamoso che ci invade.

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