Sotterfugi Vol. I e II

Sotterfugi: “L’abisso esiste ancora, nella mia memoria, ma esiste anche sotto i nostri piedi”.

Titolo: Sotterfugi Vol. I e IISotterfugi Vol. I e II
Autori: Riccardo Dal Ferro e Marco Pasin
Editore: LA Case Books
PP: 50 – 66
Prezzo ebook: 1,99 – 1,99

Ho visto cose che voi umani, attraverso l’insolenza dei Sotterfugi. Ne ho viste moltissime, erano sul fondo de L’abisso, precipitavano verso di me. Dal ciglio di un disegno, confondevo le parole con gli squarci di luce. Cercavo il punto esatto in cui non c’è alcuna differenza tra leggere e guardare.

Ho letto cose che voi ingordi. C’era il tempo lento che ci vuole a consumare le civiltà. C’era il niente che serve per spegnere una vita qualsiasi. C’erano brandelli di carne che andavano lisci come il sangue. I colori, invece, inciampavano nei tabù e si aggrappavano al foglio. Non so come, ma riuscivano a impastarsi tra una riga e l’altra, scansando gli spigoli di una lettera dopo l’altra.
Sotterfugi Vol. I e II

Ho ascoltato cose che voi orecchi assoluti. La voce arrogante del potere, una musica sublime che mi ha uccisa insieme agli altri, lo strazio della verità che non può tornare al prima. Anche le frasi, ho ascoltato, quando ho letto a voce alta. Alcune facevano il verso al graffio della matita (oppure era il contrario, non me lo ricordo più). Altre suonavano un sottofondo lontano per consolare il disastro che stava capitando. Tipo anime che si mischiano con le note per trovare la via di casa, o qualcosa del genere.

Ho immaginato cose che voi cantastorie. Ho dovuto inventarmele perché non me le avevano disegnate, perché non me ne avevano parlato. Gli orribili ritratti non sono prêt-à voyeur: a volte, è solo il contorno di ciò che non c’è. Qualche segno, dettaglio e discorso: nonostante le quattro mani, mai qualcosa cui non si possa aggiungere. Io ho cercato avanti e indietro, poi ho capito che alcune cose sono più belle dietro i miei occhi chiusi.

Ho sentito cose che voi cuori di pietra. Erano cose sconfitte, scenari dell’altro mondo e angosce viscose. I tratti ogni tanto impazzivano per togliere l’orientamento, per fare dispetto alla direzione delle cose. Cominciava la guerra civile dei riflessi contro gli originali, dei nomi contro le identità, delle maschere contro le sembianze. E così via: effetto domino, una sovversione dopo l’altra. Fino all’attentato di tutte le regole, fino al silenzio.

Ho toccato cose che voi polpastrelli. Con la pelle che tanto mi sta a cuore e mi separa dal caos, ho scoperto che è tutto un grande imbroglio: che è un 2D su uno schermo di vetro. Pixel acceso/spento che mi hanno raggirata. Eppure, quando avevo letto che non si può sconfiggere la finzione, ci ero cascata come si scivola in un crepaccio, di quelli che non ti lasciano tornare.

Ho mentito cose che voi bugiardi. Quando non capivo perché un racconto e un’illustrazione insieme. Mi sembrava che le immagini erodessero la libertà del farsi raccontare e che le blateranze imbrattassero gli spazi colorati. Manie di possesso, credo, al sicuro nei compartimenti stagni.

E invece, ho viaggiato cose che voi dovreste. Ho partorito il Diavolo, non riuscivo a dormire, non ho respirato fino a che non me l’hanno ordinato, ho svenduto le mie palpebre con vista. Poi la filosofia, la letteratura, la musica, la matematica e la nebbia. Ho scarabocchiato, sono andata all’Inferno, sono scesa dalle montagne russe. Ho banchettato con il sacro e con gli uomini, dopo averli fatti a pezzi. Ho avuto paura che tutto fosse finito, lì, nel buio. Mi sono coperta il volto e poi mi sono ribellata. Mi sono sporcata le mani di male e i muri di vernice, ho fatto anche delle cose buone. Sono stata azzannata, sbaciucchiata e accoltellata. Ho conosciuto bambini coraggiosi e pazzi scriteriati. Zombie, cannibali, anime innocenti, vampiri, alieni, gente che la Borsa o la vita. Ho avuto paura di rimettermi in piedi e, allo stesso modo, di cadere.

Mi sono persa in atmosfere perfette per una poesia, come per la morte.

 

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Immagini tratte all’ebook “L’Abisso – Sotterfugi Vol. I”

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  • Questa non è una recensione.
    È una poesia, un Sotterfugio vero e proprio.
    Grazie, sono scosso.

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