Annunci

Spartaco il gladiatore

Spartaco il gladiatore di Mauro Marcialis è un libro storicamente notevole e letterariamente eccellente

Spartaco il gladiatoreTitolo: Spartaco, il gladiatore. Romanzo di Roma.
Autore: Mauro Marcialis
PP: 375
Editore: Mondadori
Prezzo: Euro 19.00

Cosa resta di un  mito, quando il mito è consumato? Cosa resta di un sogno di libertà, quando si infrange contro la ragion di stato e contro un’economia che si basa proprio sulla negazione di quella libertà?

Èimmenso, Spartaco, lo schiavo trace a capo della rivolta servile che nel 73 a.C. scoppia nella scuola gladiatoria di Capua, diretta dal lanista Lentulo Batiato. Nessuno sfugge al suo fascino, alla robustezza del suo corpo che si imprime negli occhi dell’osservatore.

Poderoso ed elegante, il corpo è segnato da una mappa di cicatrici, Spartaco non parla mai e sembra avere la completa padronanza delle proprie emozioni. La fatica non lo assilla, il grande contegno lo rende carismatico.

La ribellione che porta avanti ha un successo inaspettato, le vittorie si sommano, l’utopia sta per concretizzarsi nonostante l’incalzare delle legioni romane. E la Res Publica viene quasi minacciata.
Il fatto passa di bocca in bocca, gli eventi sono camaleonti in mano alla Fama: «La rivolta stessa appare ambigua e il confine tra onore e infamia, tra giustizia e imbroglio, è confuso».

Dietro al simbolo della rivolta incarnato nel trace, si staglia un sottobosco di umanità  – quella dei compagni di disavventura, gli altri schiavi – cui Marcialis dà una precisa giustificazione storica. Gli schiavi sono cose, nient’altro che res:

«Sono le fondamenta dell’economia romana: pastori e contadini, soprattutto. Sono i pilastri dell’amministrazione pubblica, serbatoi di manodopera per gli appaltatori edili. Sono uomini sacrificabili negli spettacoli gladiatori o come mangime per le belve. Sono amanti accondiscendenti e potenti, per forza. Schiavi: Roma ne è  colma. Se il padrone non applica loro il collare o non marchia la loro pelle coi puntelli roventi, è difficile distinguerli dai plebei. Non hanno alcun diritto, come gli animali. La loro sopravvivenza è strettamente legata all’obbedienza e all’efficienza che dimostrano. Lo sono per discendenza diretta, per deportazione. Lo diventano per i crimini commessi o per estinguere i debiti di famiglia. Si è schiavi per molti motivi: lo sono bambini indesiderati, prigionieri di guerra, debitori insolventi, incendiari».

“Spartaco il gladiatore” è uno dei sei capitoli previsti dal progetto editoriale denominato “Il romanzo di Roma” sponsorizzato da Valerio Massimo Manfredi.

La struttura prevede quattro diversi piani narrativi: sono presenti un flash-forward (afferente i ludi in un Circo Massimo adattato ad anfiteatro) e tre parti che scortano, alternandosi, le vicende dei personaggi Floro (un valoroso legionario romano che combatterà la sua battaglia più ardua a livello interiore, mettendo in discussione i valori dogmatici della cultura romana), Claudia (una ragazza bellissima che s’innamorerà di un giovane schiavo della sua domus e che sarà costretta ad assistere suo malgrado al crollo di tutte le sue aspettative) e Decio (un ex legionario ingiustamente ridotto a schiavo e destinato alla scuola gladiatoria di Batiato, il quale abbraccerà la causa dell’uomo che alla fine chiamerà fratello, Spartaco appunto).

Marcialis è  uno scrittore puro. Uno di quelli che scrivono per seguire un istinto primordiale e non per vanità. E lo fa seriamente, nonostante l’altro lavoro in Guardia di Finanza, nonostante gli impegni e il tempo ridotto.

Lo fa con cognizione di causa, trasmutando nelle pagine la vita quale essa è. E poco importa che sia una vita consumata tra illusioni televisive contemporanee (mi riferisco a “Io & Davide”, Piemme 2008) o un’esistenza vissuta 2000 anni fa.

La documentazione è certosina, l’acribia con cui affronta un passato non sempre chiaro e l’inventio cui ricorre laddove la licenza lo consente sono mirabili. Così ricostruisce uno stato antico con i suoi valori: auctoritas, decorum, sobrietas, fides, sacralitas, pietas.

Così le ambientazioni sono fotografate sia che si tratti di scorci cittadini sia di accampamenti militari. Gli usi e i costumi sono disvelati anche nei dettagli, dalle tuniche alle parrucche ai trucchi cui le donne ricorrevano per impreziosire la loro bellezza: «Il suo viso è stato sbiancato con radici di melone e bulbi di narciso. Le schiave le hanno applicato l’inchiostro di seppia intorno agli occhi e le labbra sono state colorate con il rosso acceso del cinabro».

Non mancano i giochi terribili cui migliaia di spettatori assistevano avidi ed esultanti. Al Circo la plebe veniva distratta dai veri pensieri, come prevedevano i grandi burattinai del potere: «Lo spettacolo non concede pause. È una delle caratteristiche della rassegna: intrattenere, sempre, non lasciare il vuoto, mai, perché il vuoto potrebbe essere invaso dai dubbi».

Questo è un libro storicamente notevole e letterariamente eccellente. Perché, oltre a una narrazione che rapisce il lettore, l’autore ha ricostruito senza orpelli onori e miserie di quella Roma repubblicana realmente esistita, così caotica, così contraddittoria, così grande.

Nonostante gli enigmi e gli agguati, Marcialis si è innamorato della città eterna, non ci sono dubbi. Basta aprire il libro e leggere anche solo una breve citazione che lo scrittore le dedica:

«Roma è gloria artefatta. È onore manipolabile. Roma è un’impresa illecita. È affabulazione e ipocrisia.
Roma con le sue gambe possenti, le colonne di travertino del Foro e le sue braccia accoglienti, coi templi degli dèi, per compatirsi e giustificare la propria natura corrotta».

Annunci
Tags:

© 2009 - 2018 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

Forgot your details?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: