Spectral, la recensione

Spectral: ne sentivamo il bisogno? Sì! La recensione di Matteo Marchisio del thriller fantascientifico di Nic Mathieu distribuito in Italia da Netflix.

Spectral: ne sentivamo il bisogno? Sì! La recensione di Matteo Marchisio del thriller sci-fi di Nic Mathieu prodotto da Netflix e Legendary Pictures.

Netflix irrompe sulla scena facendo capire chi sia il leone Alfa offrendo Spectral, un film d’azione schietto e coinvolgente. Uscito il 9 dicembre, Spectral, titolo semplice senza fronzoli, si basa su un mix ben riuscito fra guerra moderna e azione futuribile, perché se è vero che molti punti chiave della trama vengono sviscerati citando nozioni scientifiche (o presunte tali) di fantascientifico inteso come proiezione nel futuro c’è poco.

Il target dichiarato non può che essere ogni maschietto compreso fra 0 e 99 anni, coinvolto senza la carta supergnoccamezzanuda visto che di girls ce ne sono solo due, una ha dodici anni e l’altra una quarantina e risponde al nome di Emily Mortimer.

Il nucleo degli attori fondamentali è perfetto per questo action: James Badge Dale (The Pacific, Iron Man, World War Z) è il protagonista, Max Martini (Pacific Rim, 13Hours, The Unit) interpreta il comandante dei Delta e Bruce Greewood (Star Trek, Io Robot) il generale paterno determinato a compiere la missione e salvare il mondo.
Le “spalle” sono state reclutate tra varie facce note dell’universo di pseudosoldati-sceriffi-agentispeciali, per dirne uno Gonzalo Menendez.

Il protagonista è il dottor Clyne un ingegnere della DARPA, azienda realmente esistente molto nota ai fan di Metal Gear Solid, inviato in una zona di guerra per verificare il funzionamento di alcune apparecchiature di sua concezione all’apparenza difettose. Giunto sul campo verrà coinvolto in una serie di scontri con entità letali, tanto indefinite quanto ineffabili, insieme a un team di forze speciali, un agente dei servizi segreti e alcuni ragazzini locali.

Pollice all’insù per il il cervellone cardine della storia, il Dott. Ing. Clyne: è un tipo tosto, intelligente, di quelli che non hanno paura a sporcarsi le mani, non un goffissimo nerd né un tipo tutto muscoli come i Delta Force che lo accompagnano.

La trama, innegabilmente, segue un canovaccio noto e collaudato, in cui i buoni sono gli unici veri soggetti sempre in vista, mentre i nemici sono spesso marginali e abbozzati. Ma se è vero che in fondo nella narrativa esistono solo 36 strutture narrative di base, come diceva lo scrittore Carlo Gozzi (pensare che il suo epigono anglosassone Brooker che le ha ridotte addirittura a 6), è altrettanto vero che se a un intreccio elementare si aggiungono buoni attori, una costruzione certosina di ambientazioni credibili e tonnellate di grano, si può sfornare un bel film di genere in totale scioltezza.

Spectral si svolge in una Moldavia approssimativa, in sobborghi industriali devastati da una guerra civile. Sporcizia, detriti, cadaveri mai troppo sanguinolenti e barricate con bidoni e veicoli arrugginiti riempiono ogni inquadratura. I protagonisti, addobbati con il solito miscuglio hollywoodiano di surplus militare vario, convincono nei panni di uomini dei reparti speciali americani, coordinati, aggressivi e pronti a riversare piombo sul nemico.

Idem per gli arsenali, curati cedibili, a parte qualche tappo di red dot chiuso, ma sono quisquilie. Applauso all’upgrade futuribile di cui si dotano nel momento di maggior crisi: vedere oggetti reali presi direttamente dal background videoludico di saghe come Call of Duty riempie gli occhi! In un mondo in cui le post produzioni la fanno da padrone, vedere attori reali interagire con oggetti creati ad arte aumenta esponenzialmente il senso di coinvolgimento e l’effetto finale.

Dal punto di vista narrativo l’elemento migliore è il modo in cui è stata gestita la presa di coscienza dei protagonisti di chi siano gli avversari da sconfiggere. Il trailer rilasciato faceva intendere che fossero di origine aliena.

Il film riesce a toccare e filtrare attraverso la razionalità del Dott. Clyne tutti i must classici in fatto di avversari ineffabili, passando attraverso presenze extraterrestri, spiritiche, demoniache e solo infine a qualcosa frutto della volontà di potenza umana.

Peraltro, fa sempre piacere sentire che esistono ancora progetti statali senza problemi budget, che siano riforme del lavoro o creazioni di truppe invisibili con stampanti ad energia pura. Se volessimo descrivere Spectral con un paragone si potrebbe dire che è quanto potremmo ottenere se infilassimo in un mixer Black Hawk Down, Call Of Duty Black Ops, Ghostbusters e 13 Hours.

Non so voi, ma dopo questo bel film l’unica domanda che mi è venuta in mente è stata: ma quale dannatissimo ramo di ingegneria insegna ad assemblare fucili disgregatori?

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