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Spectre, la recensione

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Spectre, la recensione del nuovo film della saga di James Bond a cura di Danilo Villani per Sugarpulp Magazine.

Interlocutorio. Questo è l’aggettivo, secondo la mia opinione, più appropriato dopo la visione di Spectre, ultimo episodio della saga di James Bond Agente 007.

Interlocutorio perché lascia lo spettatore a chiedersi quali sviluppi avrà il franchise in seguito visto l’irrompere di nuovi (nuovi?) personaggi e osservare il nostro eroe che risente dell’inesorabile scorrere del tempo.

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Interessante la caratterizzazione del nuovo M, un Ralph Fiennes decisamente all’altezza, non più confinato anzi incassato, dietro la scrivania col solito dossier tra le mani, ma impegnato in un ruolo più che attivo supportato anche da una connotazione politica.

Il quadro nei “nostri” si completa con Miss Eve Moneypenny, interpretata da una splendida Naomie Harris, segretaria onnipresente e onnisciente che si presenta per la prima volta impegnata in un affaire de coeur e con Q, approvvigionatore di 007, sempre più nerd al quale l’interpretazione di Ben Whishaw conferisce la giusta dimensione.

Da Ciudad De Mexico a Roma, dalle Alpi Austriache al deserto marocchino, il film mantiene gli standard classici delle produzioni precedenti in un susseguirsi di inseguimenti, sparatorie e colpi di scena.

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C’è anche spazio per un ritorno al passato di Bond che si rivelerà fondamentale per lo sviluppo della trama. Trama che si aggancia direttamente alle precedenti produzioni con Daniel Craig.

Infatti incontriamo di nuovo il misterioso Mr. White, esponente del Quantum, che offre a Bond informazioni vitali per la sua indagine in cambio della protezione per sua figlia Madeleine, resa al massimo da Lea Seydoux, autentica bond-girl non solo per la bellezza e la sensualità ma anche per lo spirito dal quale viene animata essendo figlia di un padre come Mr. White.

Se parliamo di sensualità non è possibile non citare Monica Bellucci nei panni della vedova di un membro della misteriosa organizzazione ucciso dallo stesso Bond. Vedovanza che si sgretolerà di fronte all’irresistibile agente segreto.

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Il regista e gli sceneggiatori hanno avuto carta libera. Ne è riprova, quasi come un divertissement, delle continue citazioni, dei continui rimandi, dei continui omaggi ai film del passato: maschere da Baron Samedi come in Vivi e lascia morire, azione e amore a bordo di un treno come in Dalla Russia con amore, e, last but not least, il volto del villain per eccellenza, del cattivo per antonomasia, volto solcato da una cicatrice e con un occhio offeso lattiginoso.

Il volto di Donald Pleasance in Si vive solo due volte che in Spectre è quello del mitico Christoph Waltz fu Franz Oberhauser ma ora Ernst Stavro Blofeld.

Una nota dolente è purtroppo il brano dei titoli di testa. A mio giudizio lo stesso è debole nonostante gli arrangiamenti si sforzino per apparire “bondiani”. Il falsetto dell’interprete vanifica il tutto, inoltre è inevitabile il paragone con brani del passato e i loro interpreti in special modo il penultimo della serie.

Ad ogni modo la visione è consigliata e il film piacerà ai fans e non, però 158 minuti per una produzione di 007 sono a mio parere tanti. Troppi.

Guarda il trailer di Spectre su Youtube.

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