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Spider-Man: Far From Home, la recensione

Spider-Man: Far From Home, la recensione

Spider-Man: Far From Home è un film divertentissimo (soprattutto se avete tra gli 8 e 12 anni) e che riprende alla perfezione le atmosfere ultrapop della Marvel anni ’60.

Spider-Man: Far From Home è il primo film Marvel post Avengers Endgame, il primo a doversi confrontare con i mille problemi creati dal mega blockbuster che ha messo fine alla golden age dei cinecomic della Casa delle Idee.

Alla fine i problemi vengono risolti con la scemenza assoluta del “blip” e in un minuto scarso  tutto è sistemato (tra parentesi: quasi quasi era meglio far finta di niente, tanto nessuno se ne sarebbe accorto comunque, tranne i soliti malati che riescono a dare un senso alla loro esistenza vuota analizzando fotogramma per fotogramma film come questo).

Ma allora com’è questo nuovo capitolo di Spider-Man? Beh, io l’ho trovato molto divertente, al netto di alcuni momenti di puro imbarazzo dovuti a una sceneggiatura scritta da un manipolo di babbuini ubriachi. Ma chi se ne frega, aggiungo.

Se avete voglia di divertirvi come bambini per un paio d’ore Spider-Man: Far From Home è il film perfetto.

Cosa funziona in Spider-Man: Far From Home

Mysterio è una figata.

Stiamo parlando di uno dei personaggi più ultra kitsch dell’Universo Marvel. Personalmente l’ho sempre stra-adorato e credo che soltanto il tamarrissimo gilet di Kraven possa superare il fascino perverso del look improponibile di Mysterio. Per chi è cresciuto con i fumetti dell’arrampicamuri le scene in cui entriamo nelle illusioni di Mysterio con il fumo che sale cambiando colore sono semplicemente puro godimento.

Spider-Man è sempre una figata.

Il nostro amichevole ragnetto di quartiere è il supereroe più figo di tutti anche al cinema. Stiamo parlando di un’icona assoluta che sullo schermo brilla di luce propria: non importa che costuma metta (anche se quello utilizzato per lo scontro finale è sensazionale), non importa neanche se indossi o no il costume.

E funziona alla grande anche Peter Parker che riprende alla perfezione le atmosfere dei fumetti anni ’60, con il bonus che è stata tolta un po’ della cupa sfiga che opprimeva quelle pagine (grazie a Dio in questo film ci viene risparmiata la lagna insopportabile dello zio Ben e delle grandi responsabilità…).

M.J. è semplicemente perfetta.

Il restyling di Mary Jane è azzeccatissimo: alla Marvel scelgono di ribaltare completamente il personaggio dei fumetti  (una rossa super aggressiva, solare e simpatica che diventa una top model di successo nella New York degli anni ’80) e il risultato è sorprendente.

Ci ritroviamo di fronte una M.J. che, oltre ad essere bellissima, è reale nella sua semplicità, nei suoi difetti e nei suoi imbarazzi, nel suo essere una teenager come tante. Ruba sempre la scena a tutti ed è la vera sorpresa del film.

Venezia è sempre bellissima.

Lo devo ammettere, vedere Peter Parker a Venezia mi ha davvero emozionato. Va bene Praga, va bene Berlino, va bene Londra, ma poter vedere Venezia al cinema è davvero uno spettacolo unico, soprattutto in un film con supereroi che volano sul Ponte di Rialto seminando devastazione. E per tutti quelli che “Venezia è bellissima ma…” lasciate perdere, io ci vivrei molto volentieri.

Una storia ultrapop.

Come dicevo poco fa la sceneggiatura sembra scritta da un branco di scimmie urlatrici in astinenza da LSD, però il film alla fin fine gira molto bene. C’è qualche penoso tentativo di dare profondità psicologica alla storia e ai personaggi, ma a parte questi pochi momenti di puro imbarazzo il film passa via alla grande.

Scientificamente pensato per un target 8-12, probabilmente il target più interessante oggi come oggi per la Disney, Spider-Man: Far From Home diverte lo spettatore con una serie di scene di enorme impatto visivo, con personaggi tutto sommato azzeccati che sconfinano nella macchietta proprio come succedeva nei vecchi fumetti dell’arrampicamuri (basti pensare al mitico J. Jonah Jameson).

Grazie a Dio le strizzatine d’occhio ai nerd sono tutto sommato limitate e rendono sicuramente il film più godibile.

I titoli di coda

Una vera gioia per gli occhi. Uno spettacolo nello spettacolo tra stile e colori, un vero e proprio video clip da mettere in alta rotazione su MTV (se MTV esistesse ancora, naturalmente).

Cosa non funziona in Spider-Man: Far From Home

La sceneggiatura

L’ho già detto che la sceneggiatura è stata scritta da un branco di cinghiali alcolizzati? Sì, l’ho già detto. La cosa bella è che ad un certo punto del film gli stessi sceneggiatori lo ammettono candidamente, mettendo in bocca ad un personaggio una frase rivelatrice che suona tipo: “è la classica storia scema che di questi tempi si bevono tutti” (frase che da sola inquadra alla perfezione un decennio di cinecomic). Chapeau.

La beatificazione di Tony Stark

Ok, lo ammetto, ho sempre trovato Tony Stark un insopportabile scoreggione. Sì, per carità, il personaggio funziona, Robert Downy Jr. è bravissimo e va tutto bene. Ci sono poi storie di Iron Man bellissime e i suoi film sono stati importanti, ma alla fine Tony Stark per me resta un insopportabile scoreggione.

La Marvel ha deciso (giustamente) di utilizzare per il cinema lo stesso insopportabile personaggio perfettino di Civil War e il risultato è stato un character affascinante e perfettamente funzionale alla saga. Ma assistere alla santificazione di Iron Man è davvero troppo, speriamo che sia soltanto dovuto alla recente morte cinematografica di Tony perché è una cosa di un finto che provoca depressione vera.

Nick Fury

Credo sia arrivato il momento di ripensare completamente il personaggio. Ormai è una macchietta della macchietta e, personalmente, non fa più nemmeno ridere.

Il secondo “finale a non sorpresa” dopo i credits

Come da tradizione Marvel in Spider-Man: Far From Home tornano i finali dopo i titoli di coda. Parlo al plurale perché ce ne sono due: uno dopo i primi e meravigliosi titoli di coda (vedi sopra) e uno dopo i lunghissimi e noiosissimi credits.

Ecco, il secondo “finale a non sorpresa” per un attimo mi aveva quasi illuso, ma nel giro di un paio di secondi tutto sbraca e diventa assolutamente inutile.

Cosa non ho capito se funzioni o no

Il primo “finale a non sorpresa” dopo i titoli di coda

Parliamoci chiaro: è una bomba. Niente spoiler, per carità, ma piazzare così una bomba del genere alla fine di un film così scanzonato e divertente mi ha lasciato un po’ perplesso. Funziona? Non funziona? E chi se ne frega, direte voi. E avete pure ragione, aggiungo io.

È chiarissimo da tempo che la Marvel non fa più film ma Serie TV al cinema, però chiudere un film con un cliffhanger del genere è davvero una scelta molto coraggiosa.

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