Spiderman: L’ultima caccia di Kraven

“Spiderman: L’ultima caccia di Kraven” è considerato uno dei cicli di storie più importanti per Spiderman, ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così?

Spiderman: L'ultima caccia di KravenL’ultima caccia di Kraven è universalmente considerato uno dei cicli di storie più importanti per Spiderman e quindi so che mi beccherò qualche critica perché per me invece le cose non stanno proprio così.

Stiamo parlando di un classico, una serie di storie più volte ristampate in volume da quando comparvero per la prima volta nel 1987.

La struttura della storia, soprattutto se si pensa agli anni in cui venne è scritta, è senza dubbio interessante, con Kraven presentato come nemesi ultima dell’arrampicamuri che viene addirittura sepolto vivo prima di un intenso scontro finale.

E poi la tragedia umana di Vermin, eterna seconda linea tra le fila dei supernemici di Spiderman, che qui viene catapultato in Serie A suo malgrado.

Una storia molto cupa e che vuole essere dichiaratamente autoriale: e allora cosa c’è che non va? Tutti ne parlano bene, tutti dicono che è un capolavoro, tutti in piedi in standing ovation.

Innanzitutto vale la regola aurea per cui se si deve vendere un prodotto non se ne parla mai male, e quindi difficilmente troverete addetti ai lavori che si permettano di criticare qualsiasi cosa sia marchiata Spiderman. Ma ci sta, le regole del gioco sono queste e non ha senso lamentarsi.

Sarà per questo che forse in tanti sembrano dimenticarsi che L’ultima caccia di Kraven arriva dopo che Miller aveva rivoluzionato il concetto stesso di supereroe con il suo lavoro strepitoso su Devil e su Batman, e dopo che Alan Moore aveva scritto Watchmen.

Insomma si tratta di una storia che si inserisce nel pieno di quella che stava diventando una moda e che, per quanto ben scritta, non riesce a colpire davvero allo stomaco.

Spiderman: L'ultima caccia di Kraven

La sceneggiatura infatti non è comunque esente da difetti: qualche luogo comune di troppo, qualche banalizzazione di troppo, situazioni mal strutturate e poco credibili (anche in un contesto supereroistico) e in generale un tono di pretenziosità un po’ troppo diffuso.

Ci sono dei gran momenti, sia chiaro: l’apertura con la follia ridicola di Kraven che si scaglia contro i manichini, la sepoltura d Spiderman, il suicidio di Kraven. Tavole di grande intensità costruite benissimo, soprattutto a livello di scrittura.

Il vero tallone d’Achille dell’ultima caccia di Kraven secondo me sono i disegni, troppo classici e puliti per comunicare fino in fondo il senso d’angoscia che la sceneggiatura di De Matteis avrebbe potuto trasmettere. E lo stesso dicasi per la colorazione troppo pesante e patinata che incide poco e sembra un po’ distante dallo spirito della storia.

Sono convinto che in mano ad un altro team artistico le cose sarebbero state diverse. L’impressione finale dunque è quella di un bel prodotto paraculo costruito a tavolino per coprire uno spazio commerciale. Se si scava si trova poco: tanto mestiere e poca passione.

Spiderman: L'ultima caccia di Kraven

Molto banalmente direi che le cose si possono sintetizzare così: se L’ultima caccia di Kraven venisse presentato come un’ottimo ciclo di storie di Spiderman non ci sarebbe niente da dire, ma se si parla di capolavoro allora le cose cambiano. In questo caso i confronti diventano automaticamente altri e allora casca il palco, con buona pace del buon Sergei Kravinoff e del suo grande momento di gloria!

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