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Spring Breakers

Spring Breakers è un film raffinato, provocatorio, tenero e sexy. Un capolavoro inaspettato

Spring Breakers di Harmony Korine può essere tranquillamente annoverato tra le più belle sorprese cinematografiche dell’anno. E questo non perché non ci si dovesse fidare, a scatola chiusa, dell’autore delle sceneggiature di Kids, Ken Park o Gummo (nell’ultimo dei tre, anche regista).

Le potenzialità del nostro erano ben note da anni. Ma il risultato è talmente al di sopra delle già alte aspettative che la più che positiva sorpresa è comunque servita.

Spring Breakers

Faith (Selena Gomez), Candy (Vanessa Hudgens), Brit (Ashley Benson) e Cotty (Rachel Korine) sono amiche da sempre e frequentano il college. All’approssimarsi delle vacanze di primavera e delle annesse feste a ruota libera, Candy, Brit e Cotty rapinano un fast food per recuperare i soldi necessari per il viaggio e la permanenza in Florida durante il periodo dello spring break.

L’arresto delle ragazze, dopo una nottata spesa in un festone a base di alcol e droga, è l’occasione per conoscere Alien (James Franco), rapper e spacciatore locale, e per dare una svolta radicale alla loro vacanza e soprattutto alla loro vita. Lo spring break deve essere per sempre.

Harmony Korine possiede una regia intensa e deliziosamente immaginifica, che conferisce al film un tono soffuso e pulpitante da moderno poema epico della morale e dell’anima, e che è in grado di inanellare istantanee incredibilmente efficaci e profonde nell’intero arco dei 94 minuti di durata della pellicola.

Spring Breakers, pur avendo un soggetto che sembrerebbe un invito a nozze in tal senso, sceglie di non eccedere sul versante sesso e violenza, preferendo fondere suggestioni alla Malick e atmosfere alla Tarantino in una summa affilata come la lama di un coltello e diabolicamente sovversiva e intrigante.

Korine non butta via un secondo nel suo montaggio ricorrente ed incrociato, e non spreca mezza inquadratura del suo memorabile lungometraggio, tradendo un entusiasmo e una voglia di raccontare l’essenza in divenire dei giovani, e quindi del mondo, che non può non contagiare, con la sua arguta freschezza, lo spettatore.

Spring Breakers

La colonna sonora (con parecchi brani del DJ Skrillex e incursioni, tra gli altri, dell’ex-Red Hot Chili Peppers Cliff Martinez e di James Franco) è un assoluto gioiello in una collana di perle che sembrano non finire mai. Dagli interpreti (le quattro protagoniste sono impagabili ed impeccabili nel tratteggiare i loro irresistibili Angel+Devil alla ricerca di emozioni forti e quindi avide della magnifica irrequietezza tipica della loro età e della Vita, e James Franco è un Alien sofferente e spassoso nella spensierata malinconia che scorre sottotraccia al suo indovinato personaggio), alla sceneggiatura di ferro, blindata dall’intelligenza del genio, che accarezza e schiaffeggia con affetto le vicissitudini e le scelte che accompagnano i protagonisti, regalando continuamente battute e sequenze di indimenticabile, rarefatta bellezza.

La scena della rapina al fast food, rivissuta nelle immagini e nei dialoghi dalle protagoniste, e con loro dal pubblico, è un momento cinematograficamente graffiante e sublime. Il concerto di piano di Alien con le ragazze a bordo piscina, o la vertiginosa resa dei conti finale sono altri punti altissimi in una pellicola che punti bassi non sembra volerne proprio avere. Difficile, infatti, se non impossibile, trovare veri difetti al capolavoro di Harmony Korine.

Spring Breakers è raffinato, provocatorio, tenero e sexy, fotografato (da Benoit Debie) in maniera stupenda, un lavoro estremo che scava nel cuore solitario del moralismo e delle convenzioni della società moderna, e riporta il senso del discorso a radici arcaiche fin troppo note e comuni, e sempre troppo presto dimenticate.

I valori alti sono poca cosa senza una guida che sappia dosarli con coraggio al gregge avido di mappe esistenziali difficili da interpretare in solitudine. I valori e i disvalori dell’eccesso e del divertimento fini a sé stessi sono, più che pericolosi, altrettanto fuorvianti e, in fin dei conti, crudelmente improduttivi.

Solo la comunanza di spiriti fratelli e la vicinanza di una condivisa affinità dell’anima possono consentire, almeno per un breve, interminabile momento, che la felicità e la spensieratezza, ancora vergini dalle omologanti brutture del vivere, alberghino almeno una volta nei cuori, negli occhi, nelle menti e nei sorrisi, di ragazze e ragazzi amici per un po’ e per caso.

Spring break per sempre.

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