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Sputerò sulle vostre tombe

Scritto per scommessa in sole due settimane nel 1946 e firmato con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, scrittore di colore inventato di sana pianta da Vian, “Sputerò sulle vostre tombe” destò un enorme scandalo ai tempi dell’uscita, e non è difficile immaginare il perché.

Sesso, violenza, sbronze colossali: argomenti che forse non turberanno gli stomaci forti dei fan della barbabietola, ma che sessant’anni fa costrinsero Vian ad ammettere di essere l’autore del romanzo, e gli costarono un processo per “offesa alla pubblica morale”.

Oltre ad alcune sequenze davvero crude, che non sfigurerebbero nell’“American psycho” di Ellis, ad aggravare la posizione di Vian furono anche il tema dello scontro razziale e la manifesta pedofilia del protagonista, che rendevano ancor più spinoso un romanzo già indigesto di per sé.

Protagonista della storia è Lee Anderson, nero dalla pelle bianca e dai capelli biondi, un afroamericano insospettabile al pari del Coleman Silk di Philip Roth ne “La macchia umana”.

Quando il fratello minore si innamora di una bianca e viene ucciso dalla famiglia della ragazza, Lee giura che si prenderà una rivincita spietata ai danni dei bianchi. Si trasferisce quindi a Buckton, una piccola cittadina dove ha trovato tramite una conoscenza un impiego come libraio. Tra un libro e l’altro, Lee si inserisce alla perfezione tra le fila della gioventù locale, composta da proto-beatniks dediti all’alcol, alla musica e al sesso promiscuo.

Sin qui, Lee sembra un personaggio cinico e niente più, un figlio di puttana che si diverte a far ubriacare ragazzine svagate e ad approfittarne per un po’ di sano su e giù (senza per altro che queste abbiano nulla da obiettare).

La frequentazione delle giovani locali è però un passatempo che a lungo andare stanca, e che non permette di portare a termine l’agognata rivincita. Se Jicky, Judy e le altre ragazze con cui Lee si trastulla sono troppo poco altolocate per costituire un bersaglio appetibile, gli basta un secondo per capire che le sorelle Asquith, splendide figlie di una delle famiglie più ricche e in vista della zona, sono quello che sta cercando.

Questo il piano: entrare nelle grazie delle due sorelle e sedurle entrambe, per poi sbattere in faccia a tutti il proprio sangue afroamericano, umiliandole e screditandole. Bianche, benestanti e apparentemente altezzose, le Asquith sconteranno la prepotenza di chi ha ucciso il fratello minore di Lee, e il fatto che dichiarino una certa avversione per la gente di colore le rende vittime semplicemente perfette.

Se la vendetta è un piatto da gustare freddo, tra le calde cosce delle Asquith sarà per Lee ancor più saporita.

Grazie all’intercessione dell’amico Dex, ricco e ben introdotto in società, tutto sembra andare come previsto: Jean, la sorella maggiore, sembra più che disponibile alle avance di Lee, mentre la giovane Lou oppone una blanda resistenza, rendendo ancora più piacevole la conquista.

Non aggiungo altro, per non guastare la lettura a chi vorrà dare un morso a questa scandalosa barbabietola, vecchia sessant’anni e ancora grondante di succo caldo e appiccicoso.

Una romanzo breve quasi profetico nell’anticipare le tematiche che di lì a poco sarebbero esplose nel mito della gioventù bruciata e nelle future contestazioni giovanili, consigliato a tutti gli appassionati di “letteratura della vendetta”.


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  1. […] Un pieno di Sugarpulp 12 maggio 2010 — Giacomo Brunoro Ciao tosi, torniamo a farci vivi con un bel po’ di materiale succoso e zuccherino, in pieno stile barbabietolato. Vi spariamo subito un colpo secco in mezzo agli occhi: andate a leggervi La crisi non è un fattore da sottovalutare, racconto inedito dai toni acidi di Thomas Tono. E poi via con due post al gusto di barbabietola: Giacomo Brunoro ha recensito Il letto di formiche di Donato Dalla Valle, mentre Michele Orti Manara ci presenta Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian. […]

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