La stanza profonda, la recensione

La stanza profonda di Vanni Santoni, la recensione di Corrado Ravaioli

La stanza profonda di Vanni Santoni apre un varco spazio temporale sull’epoca d’oro dei giochi di ruolo, mettendone in luce mitologia, strumenti e rituali.

La stanza profonda di Vanni Santoni, la recensione di Corrado RavaioliTitolo: La stanza profonda
Autore: Vanni Santoni
Editore: Laterza
PP: 157

Proseguendo una personale analisi delle sottoculture in Italia avviata nel 2015 con Muro di casse, Vanni Santoni dedica il suo nuovo romanzo all’epoca dei giochi di ruolo e proprio attraverso la narrazione attua una vera e propria storicizzazione del fenomeno, rendendo omaggio ai cosiddetti “nerd”.

Se il libro precedente era focalizzato sui rave party, questa volta Santoni racconta in una forma ibrida, tra romanzo e saggio, la storia dei gdr attraverso la “carriera” personale di un giocatore, dal primo interessamento per questo universo ludico alla creazione (complessa quanto spassosa) di un gruppo, attraverso un arco temporale di oltre vent’anni.

Il risultato è ancora una volta convincente. Attraverso l’uso della seconda persona, sin dalle prime battute l’autore trascina il lettore sul campo da gioco, la “stanza profonda” che ancor prima di un luogo virtuale è proprio il luogo fisico in cui il protagonista e i compagni si trovano per giocare a Dungeons and Dragons.

Santoni apre un varco spazio temporale sull’epoca d’oro dei giochi di ruolo, mettendo in luce mitologia, strumenti e i rituali di questo medium. Quello che emerge è un ritratto sincero, in parte nostalgico e a tratti molto divertente di ciò che significava essere un nerd a Montevarchi in quel periodo storico.

La provincia stessa assume un ruolo tutt’altro che secondario: altro tema forte del libro è la trasformazione delle “periferie”, e i cambiamenti sociali e culturali che hanno toccato i protagonisti in questo arco temporale, nonostante la “protezione” della stanza.

Il libro arriverà dritto al cuore dei nostalgici dei gdr ma non solo. Santoni non si addentra nelle dinamiche del gioco. Si limita a brevi cenni che lasciano intuire l’atmosfera e lo spirito delle sessioni.

Il romanzo può essere una piacevole sorpresa per tutti coloro che in questi anni sono rimasti affascinati dall’universo fantasy, passato da nicchia a fenomeno mainstream, grazie a Games of thrones o Il Signore degli anelli. E in parte anche ai giochi di ruolo.

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