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Stranger Things – Seconda stagione, la recensione

Stranger Things - Seconda stagione, la recensione

La seconda stagione di Stranger Things soddisfa solo in parte le aspettative: la nostalgia per gli anni’80 non basta a mascherare una certa ripetitività e qualche sbavatura di troppo.

Dopo il successo planetario della prima stagione, Stranger Things ritorna per un altro tuffo a bomba negli anni ’80 con nove nuove puntate nelle quali Eleven ed i suoi giovani amici dovranno tentare di chiudere una volta per tutte i conti con il mondo del Sottosopra ed i suoi mostri.

Lo show soddisfa però soltanto in parte le altissime aspettative e non riesce nell’ardua impresa di ripetere la magia di un anno e mezzo fa.

Una sceneggiatura dal fiato corto

Partiamo subito da ciò che funziona meno: se da un lato lo spettatore familiarizza ulteriormente con i protagonisti già noti, l’inserimento di nuovi personaggi riesce solo parzialmente e, a metà dell’opera, la sceneggiatura sembra avere il fiato corto, soprattutto nella puntata dedicata al passato di Eleven, un episodio che rompe drasticamente il ritmo della narrazione senza peraltro riuscire a convincere appieno.

Intendiamoci, la seconda stagione di Stranger Things è un prodotto godibile, ancora una volta spudoratamente e deliziosamente commerciale che però sfiora soltanto le vette toccate nella prima parte, forse anche per il venir meno dell’effetto sorpresa e per l’enorme hype creatosi attorno ad uno dei seguiti più attesi tra le serie tv uscite negli ultimi anni.

Si riparte alla vigilia di Halloween

La storia riprende circa un anno dopo i fatti successi nella prima stagione, alla vigilia di Halloween, con i quattro amici Mike, Dustin, Lucas e Will pronti a celebrare la notte del “dolcetto o scherzetto”. Will continua però ad essere perseguitato dalle visioni del Sottosopra mentre una forza maligna cresce sotto l’ormai famigliare cittadina di Hawkins

La seconda stagione di Stranger Things si snoda su diverse linee narrative e inserisce alcuni nuovi personaggi che purtroppo, a parte un paio di eccezioni, restano per lo più sullo sfondo (parlo in particolare del giornalista che indaga sui fatti di Hawkins e della sorella di Eleven, Kali) lasciando un senso di incompiutezza e più di un dubbio sulla loro effettiva necessità.

Emerge la forte sensazione che lo show fosse pensato per essere concluso dopo i primi otto episodi e che gli sceneggiatori abbiano dovuto sudare non poco per mettere insieme una nuova stagione, alla quale probabilmente ne seguiranno altre.

I nostalgici ed i fanatici degli eighties non rimarranno comunque delusi. Le citazioni e i richiami sono come sempre tantissimi: da Carpenter ai Ghostbuster, da Terminator a Stephen King passando per i Metallica…Il giochetto è lo stesso già visto nella prima parte, e pur non essendo una novità le strizzatine d’occhio sono comunque piacevoli e sempre ben piazzate.

A lasciare però un poco perplessi è il tono eccessivamente scherzoso di tutti i protagonisti anche nei momenti più drammatici, come se i Duffer brothers volessero ricordare continuamente che nonostante le componenti horror si tratta comunque di un prodotto “leggero” in cui il lieto fine è garantito, adatto ad un pubblico che va dallo young adult al quarantenne nostalgico. Un prodotto che, insomma, vuole piacere a tutti i costi pur rischiando una certa ripetitività e qualche battuta di troppo.

Un instant classic

La serie ha comunque trovato ampio consenso, segno che il revival anni ’80 continua a tirare: Stranger Things ha ormai uno ampio zoccolo duro di fan disposti ad accettare qualche scivolata pur di essere ancora proiettati in un immaginario che – questo va riconosciuto – è ottimamente tratteggiato e continua ad essere il vero punto di forza di questo show targato Netflix.

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