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Sugarpulp Festival 2012: Antonio Paolacci

Quelli che aspettano “Territori Noir: Sugarpul Festival 2012”: un’intervista multipla a tutti i protagonisti del prossimo Sugarpulp Festival. Ecco a voi Antonio Paolacci:

Cosa ti aspetti dal Sugarpulp Festival?

Di inciampare almeno una volta. E rovesciare bicchieri, colpire il microfono mentre parlo, presentarmi spettinato o con una macchia di sugo sulla camicia non stirata: è quanto mi riesce meglio in pubblico.

Quanto contano gli aspetti legati al territorio (o ai territori) nei tuoi lavori?

Moltissimo. Le mie storie non esisterebbero senza un contesto importante, preciso o ideale che sia.

Secondo te si pubblica troppo?

Si pubblicano troppe cose mediocri e simili tra loro. Il problema della quantità non esisterebbe se non ci fosse a monte quello della qualità.

Editoria digitale (dall’ebook al selfpublishing, da Apple a Amazon): che ne pensi?

Sugli ebook, il selfpublishing, Apple e Amazon ho opinioni diverse, perché sono cose tra loro diverse. Quanto ai soli ebook in generale, posso dirvi che in un anno, come semplice lettore, ho risparmiato centinaia di euro comprando in formato digitale solo una parte dei miei libri. Ho risparmiato anche non saprei quante ore (ma parecchie) evitando viaggi in librerie dove non sempre avrei trovato subito i titoli che cercavo. E ho risparmiato un certo quantitativo di Lexotan, dal momento che ho potuto avere i libri che volevo senza dover fare la gimcana tra pile di titoli orrendi. In più, ho potuto iniziare a leggerli un paio di minuti dopo averli avvistati su Internet e desiderati. Poi ho risparmiato fatica, perché in giro me ne porto a decine viaggiando leggerissimo. E tutto questo risparmio si è tradotto in lettura, e pure in buona lettura, grazie al fatto di aver potuto scegliere i libri navigando in Rete, invece che bestemmiando in librerie dove mi trovo sempre più spesso a selezionare per esclusione, più che per desiderio. A parte questo, preferisco la carta.

Il podio dei tuoi film preferiti.

Ecco il genere di domanda alla quale risponderei in modo diverso ogni dieci minuti. In questi dieci minuti qua dico: Fargo; Il dottor Stranamore; Bastardi senza gloria.

Meglio Twitter o Facebook?

Non ne ho idea. Non uso Twitter e cerco di limitare la mia presenza su Facebook, un po’ perché sento che mi ingabbia le idee, un po’ perché tendo alla tossicodipendenza, di mio.

Consigliaci un autore da invitare al festival 2013.

Santo Piazzese.

Cinque aggettivi per definire la tua scrittura.

Credo di essere in assoluto la persona meno indicata per trovarli.

La colonna sonora del tuo ultimo romanzo.

Nel mio ultimo lavoro, cioè Tanatosi, mi sa che non c’è musica. Per cui vi dico quella del romanzo al quale sto lavorando adesso: Rabbia e tarantella di Morricone, per ora.

I tre romanzi che ti hanno influenzato di più, sia come persona che come autore.

Sceglierne solo tre sarebbe ingiusto e impossibile. Facciamo così, vado di getto e in meraviglioso disordine: I fratelli Karamazov, Delitto e castigo e Memorie dal sottosuolo; Underworld e Rumore bianco; La trilogia della città di K; Le avventure di Huckleberry Finn; Il vecchio e il mare; American Psycho; Moby Dick; Le particelle elementari; Il falò delle vanità; La strada; tutto David Foster Wallace. E poi ci sarebbero A sangue freddo di Capote, L’avversario di Carrère e Il velo nero di Rick Moody, che non sono proprio romanzi ma se non li metto nell’elenco mi viene l’ansia.

Il libro che non sei mai riuscito a finire di leggere.

Abbandono solo quelli che mi deludono, e purtroppo sono più di uno.

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